
Il libro si sviluppa sul filo di un dialogo tra l’autrice e Bernard Lewis, oggi considerato il più illuminato esperto di problemi mediorientali. Il lettore ne è da subito attratto e partecipa con grande interesse anche per merito della lucidità ed intelligenza con le quali l’autrice pone le domande.
La vastissima e profonda conoscenza storica posta a base di una analisi comparativa delle correlazioni e delle interazioni tra gli avvenimenti, consente a Bernard Lewis di esporre idee e giudizi sui rapporti tra cristianesimo, islam ed ebraismo, in maniera molto equilibrata e valida, perché parte dalle radici storiche dei fenomeni e ne analizza lo sviluppo e l’evoluzione sino ai giorni nostri. La visione globale che ne scaturisce è ricchissima di idee, concetti e anche visioni illuminate di prospettive future.
Fra i tanti spunti, eccone alcuni: Nel contesto del conflitto tra cristianesimo e islam, Lewis respinge il comune giudizio di aggressione al mondo arabo attribuito alle crociate ed alle successive guerre contro l’impero musulmano. La realtà storica, egli afferma, dimostra il contrario. Le crociate furono operazioni militari non di conquista, ma di riconquista. Furono la reazione all’aggressione araba dei secoli Settimo, Ottavo e Nono.
La riconquista dei territori europei continuò sino alla fine del diciottesimo secolo. Successivamente si allargò anche ai territori d’origine islamica. Da allora sino ai giorni nostri gli arabi soffrono di una condizione di inferiorità; constatata l’incapacità di reagire autonomamente, cercano sostegni nella loro lotta contro il cristianesimo e l’Occidente.
Passano così, non per ragioni di affinità ideologica, ma semplicemente seguendo la regola «il nemico del mio amico è mio amico», dalla simpatia per Hitler a quella per l’Unione Sovietica, per arrivare a quella per l’Unione europea, quando il centro del potere occidentale passa dagli imperi britannico e francese agli Stati Uniti.
L’avvicinamento alla Germania nazista prima e all’Urss poi, ha portato anche ad una evoluzione: al nazionalismo arabo prima, ad un socialismo arabo poi, entrambi falliti, entrambi propedeutici al sorgere ed al diffondersi del fondamentalismo.
In sostanza, la riflessione da cui origina il fondamentalismo è stata questa: nazionalismo e socialismo, anche se adattati all’ «ambiente arabo» sono falliti perché concetti e ideologie occidentali. È qui che la religione diventa la strada da seguire, la risposta alle aspirazioni di riscatto di un grande mondo deluso.
L’ostilità diffusa nell’opinione pubblica europea nei confronti degli ebrei passa nel tempo, secondo Lewis, da motivi religiosi a motivi razziali, sino a diventare ai giorni nostri ideologica, affine più all’antigiudaismo medievale che all’antisemitismo nazista.
Per una soluzione del conflitto israelo-palestinese, Lewis pone due condizioni: accettazione dell’esistenza di Israele da parte palestinese, e rinuncia al ritorno dei profughi, tenuti in ostaggio per 50 anni come arma per sabotare ogni tentativo di accordo.
Infine, la possibile democratizzazione degli Stati arabi: Lewis ricorda che nell’antica tradizione dell’islam, vi sono i semi di un governo non «democratico», ma legale, consensuale, contrattuale. Queste tradizioni vanno recuperate. Ma bisogna agire con cautela: la democrazia è una medicina potente da somministrarsi lentamente e in piccole dosi. A pena di uccidere il paziente.
Per chi voglia avere una visione globale sui rapporti tra mondo occidentale e mondo arabo, sia in chiave storica che in chiave futura, il libro costituisce una fonte di informazione e di riflessione preziosa, indispensabile e assai gradevole.