
Ad alcune settimane di distanza dal termine delle operazioni militari contro il regime di Saddam Hussein, in Europa si registrano una molteplicità di azioni bilaterali ed in ambito comunitario, tese a recuperare lo slancio per lo sviluppo della politica di sicurezza e difesa comune (Pesc) ed a superare le fratture generate dalle diverse posizioni assunte a livello nazionale nei confronti della crisi irachena.
La Convenzione sul futuro dell’Europa sta interessandosi in misura sempre più rilevante a questi temi importanti che rappresentano probabilmente il prossimo progetto politico di ampio respiro e lungo termine dell’Unione. Gli articoli del futuro trattato relativi alla politica estera, di sicurezza e di difesa sono stati presentati infatti a fine aprile.
La questione della possibilità di applicare il meccanismo delle «cooperazioni rafforzate» (a garanzia che l’azione di un sottogruppo di Paesi «willing and able» rimanga all’interno del quadro dell’Unione, senza necessariamente coinvolgere ogni Stato membro sin dall’inizio) all’ambito della difesa è centrale rispetto alla necessità di rivedere i sistemi decisionali e garantire una certa flessibilità e pragmaticità e al contempo un elevato livello di unitarietà politica dell’azione dei Paesi europei. Al di là delle tematiche istituzionali dibattute in Convenzione, a livello europeo spiccano alcune iniziative tese a migliorare le capacità operative dell’Unione e degli Stati membri; queste proposte si ricollegano alle proposte per lo sviluppo di un «Agenzia europea per gli armamenti», il cui reale significato e peso sono tuttavia ancora in corso di definizione.
Inoltre, si deve registrare una certa dinamicità nell’evoluzione del rapporto fra Ue e Nato; si è infatti ormai giunti alla prova delle prime missioni a guida Ue in coordinamento con l’Alleanza atlantica, mentre si sta studiando come rendere compatibili gli sforzi per l’evoluzione delle rispettive forze militari in corso di preparazione da parte delle due istituzioni. Nel collegato ambito della politica industriale della difesa, si sottolinea come la Commissione, con una comunicazione al Parlamento europeo a marzo, abbia manifestato intenzione di occuparsi del problema della ristrutturazione e regolamentazione del settore, mentre solo ora le prime iniziative multilaterali sembrano in procinto di realizzarsi (come il processo definito nell’ambito dell’Accordo quadro-lettera d’intenti, il cui iter parlamentare in Italia è finalmente prossimo alla conclusione).
Accanto a questi numerosi sviluppi istituzionali vi sono state diverse iniziative su base nazionale o multilaterale, il cui esito però, in una situazione ancora «inquinata» dalle divisioni sull’intervento in Iraq, non sembra particolarmente positivo.
Il processo europeo non avviene tuttavia in una sorta di «vuoto pneumatico». Tutti i Paesi membri, seppur con diverse sensibilità, sono ben coscienti della centralità del rapporto transatlantico nel processo di definizione degli avanzamenti futuri in ambito di politica estera, di sicurezza e di difesa. Senza dubbio, i cambiamenti intervenuti nelle relazioni internazionali e la nuova impostazione di politica estera dell’amministrazione Bush stanno portando ad una ridefinizione dei tradizionali rapporti fra alleati, il cui esito è peraltro tuttora incerto. Come si può ben notare, quindi, l’agenda internazionale europea per il secondo semestre dell’anno si presenta fitta di impegni. Ciò evidenzia nuovamente l’importanza del semestre di presidenza italiana dell’Unione per gli sviluppi futuri della Pesc e della Pesd.