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Mosca, il rischio dell'isolamento

RISK
di Donatella Sagramoso
risk n. 1 - Giugno - Settembre 2003

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risk1 La guerra in Iraq avrà, come è evidente, un impatto significativo sulla futura configurazione politica del Medio Oriente. È però ancora troppo presto per delineare gli assetti della regione. Essi dipenderanno in gran parte dai successi - o dagli insucessi - del nuovo quadro politico sponsorizzato dall’ America in Iraq, nonché dalla capacità di israeliani e palestinesi di trovare una risoluzione pacifica al loro conflitto, dagli sviluppi interni in Arabia Saudita ed in Egitto, dalla capacità dell’America e della Turchia di risolvere la loro recente frattura e dell’abilità dell’Iran e della Siria di trovare un comune accordo con l’America evitando un confronto diretto. Lo sviluppo di tali questioni determinerà anche la posizione della Russia nella regione. Si può presumere comunque che, se avrà successo il progetto di ricostruzione nazionale sponsorizzato dall’America in Iraq, l’influenza e la presenza della Russia nella regione verranno notevolmente ridotte. D’altro canto, se la Siria e l’Iran riuscissero a evitare un confronto diretto con l’America, la Russia probabilmente rimarrebbe un alleato importante dell’Iran e svilupperebbe stretti legami con la Siria. Il ruolo della Russia nel processo di pace israelo-palestinese, in compenso, resterà probabilmente di ordine secondario. Tuttavia, è probabile che Russia e America trovino un terreno di intesa e un comune approccio verso la questione Saudita, a causa dei sospetti legami tra il Paese e il terrorismo di Al Qaeda.
Ai tempi della guerra fredda, la Russia giocò un ruolo fondamentale in Medio Oriente, quando importanti programmi di vendita di armi e di assistenza militare le permisero di ottenere una forte influenza politica su vari Paesi della regione. La fine della guerra fredda e il crollo dell’Unione Sovietica misero fine a questa posizione di forza. Non essendo più in grado di fare donazioni militari e finanziarie su vasta scala a causa delle sue gravi difficoltà economiche, e non essendo più interessata a un confronto regionale con l’America, la Russia si ritirò molto rapidamente dalla regione. Durante la presidenza di Yeltsin gli interessi russi in Medio Oriente divennero soprattuto economici, e il Paese si focalizzò sull’acquisizione di mercati per gli armamenti, l’energia nucleare e l’industria del gas e del petrolio. Ma a causa di un interesse principalemente orientato all’economia e della mancanza di coordinamento tra i vari attori coinvolti nella politica mediorientale russa – i ministeri di Difesa, Esteri, ed Energia Atomica, le società di gas e petrolio, e l’agenzia per la vendita di armi Rosvooruzheniye – impedirono lo sviluppo di una politica coerente ed efficace che riflettesse gli interessi russi. Spesso, le vendite di armi, di tecnologia nucleare e di prodotti energetici procurarono alla Russia degli alleati irresponsabili e ingombranti. Queste alleanze irritarono - e irritano tuttora - l’America, e quindi minano considerevolmente gli sforzi russi di creare una vera partnership con l’Occidente.
Anche considerazioni politiche giocarono, e giocano tuttora, un ruolo importante. Il crollo dell’ Unione Sovietica portò a una situazione geostrategica del tutto nuova per la Russia, a causa dell’emergere di una serie di Paesi indipendenti alle sue frontiere occidentali e meridionali. Molti di questi Stati confinano direttamente con il Medio Oriente – la Georgia, l’Armenia, l’Azerbaijan e il Turkmenistan. Altri, come i Paesi dell’Asia Centrale, hanno attirato l’attenzione della Turchia e dell’Iran, per motivi storici, economici e culturali. La Russia diede, e da tuttora, un’ importanza fondamentale a i suoi rapporti con questi nuovi Paesi, chiamati «l’estero vicino». Quindi, nei rapporti della Russia con la Turchia e l’Iran, gli aspetti bilaterali – commercio e vendita di armamenti – vengono integrati in un contesto geopolitico più esteso, che include anche i nuovi Paesi del Caucaso meridionale e dell’Asia Centrale. Le nuove minacce emerse da Sud – guerre in Cecenia, conflitti in Nagorno-Karabakh e Tajikistan, ascesa dei talebani in Afghanistan, flusso di armi e di droga – hanno favorito quasi sempre la cooperazione anziché il confronto con i Paesi limitrofi.
La Russia sviluppò quindi una politica di cooperazione con l’Iran, che combaciava perfettamente con il suo desiderio di acquisire nuovi mercati per le sue armi. Negli anni Novanta, la Russia divenne il più grande esportatore di armi verso l’Iran, vendendo sottomarini d’attacco, caccia MiG-29 e Su-24, carri armati e missili aria-aria per un totale di oltre 4 milliardi di dollari. Inoltre, la Russia aiutò l’Iran a sviluppare il suo contestato programma per l’energia nucleare, e a quanto sembra trasferì tecnologia nucleare militare e missilistica. In cambio, l’Iran mantenne un profilo basso nel Caucaso e nell’Asia Centrale, dando priorità ai legami economici e culturali anziché ai contatti religiosi, e placando così le preoccupazioni russe sulla potenziale esportazione della rivoluzione islamica iraniana nella regione. Per di più la Russia trovò in Iran un alleato affidabile per risolvere questioni di sicurezza nazionale nelle regioni confinanti. Teheran si astenne dall’aiutare i ribelli ceceni, aiutò la Russia a risolvere il conflitto tadjico, e coordinò con la Russia gli aiuti all’Alleanza del Nord in Afghanistan. Gli stretti rapporti tra Russia e Iran fecero anche da contrappeso all’influenza crescente della Turchia e dell’America nella regione del Mar Caspio.
Tali rapporti, però, non furono privi di tensioni, soprattutto negli ultimi anni. Disaccordi sulla divisione del Mar Caspio e sui flussi di gas e petrolio, preoccupazioni americane per la vendita di tecnologia nucleare e missilistica all’Iran, desiderio degli islamici riformisti in Iran di riavvicinare il loro Paese all’America, furono e sono ancora fattori di costante tensione nei rapporti bilaterali.
La Turchia fu invece un partner più controverso, per via delle sue mire sulle regioni del Caucaso e dell’Asia centrale, del rafforzamento delle sue forze militari negli ultimi dieci anni, e dell’ appoggio dato da Ankara all’oleodotto Baku-Ceyahn - che crea un percorso alternativo alla Russia per il petrolio del Mar Caspio. Inoltre, l’assistenza militare fornita dalla Turchia alla Georgia e all’Azerbaijan, è vista come un’ulteriore penetrazione della Nato in una zona considerata dalla Russia di sua influenza esclusiva. Tuttavia, le relazioni con Ankara non sono mai arrivate al punto di confronto. Anzi, la Turchia divenne negli anni Novanta il primo partner commerciale della Russia nella regione, e un compratore importante di materiale militare russo, inclusi elicotteri sui quali alcuni Paesi della Nato misero un embargo, per via degli attachi di Ankara contro i separatisti curdi. Inoltre, la conclusione del gasdotto «Blue Stream», a partecipazione italiana tra l’altro, ha facilitato le vendite di gas russo alla Turchia, rafforzando ancora di più i rapporti economici.
Importanti scambi commerciali determinarono i legami della Russia con l’Iraq, Paese isolato internazionalmente per via delle sanzioni imposte dall’Onu. Tra la fine degli anni Novanta e l’inizio del Duemila, la Russia divenne il primo partner commerciale dell’Iraq nell’ambito del programma Oil for food dell’Onu. Le società petrolifere russe come Lukoil, Tansneft, Slavneft e Zarubezhneft riuscirono a controllare circa un terzo delle esportazioni petrolifere irachene. Società russe parteciparono anche alla ricostruzione delle centrali elettriche e vendettero i loro prodotti, poco competitivi, sul mercato iracheno. Nella speranza di una rapida rimozione delle sanzioni, Russia e Iraq firmarono nel febbraio del 1996 un accordo per 30 miliardi di dollari che prevedeva lo sviluppo del petrolio iracheno. Mosca sperava inoltre - e spera ancora - che una volta tolte le sanzioni potrà recuperare il debito di sette miliardi di dollari che l’Iraq aveva contratto con l’Unione Sovietica. Questi rapporti spiegano gli sforzi della Russia per rimuovere le sanzioni, sia sottoponendo il problema all’Onu, sia facendo pressione sull’Iraq, sforzi rivelatisi vani.

L’area arabo-israeliana perse l’importanza che aveva avuto per Mosca durante la guerra fredda, e nei primi anni Novanta il coinvolgimento russo nella regione e i trasferimenti di armamenti verso la Siria, lo Yemen e la Giordania si ridussero drasticamente. Con una delle più profonde trasformazioni della sua politica mediorientale, invece, Mosca sviluppò dei rapporti stretti con Israele, che divenne, ed è rimasta, uno dei più importanti partner commerciali della Russia nella regione. Israele accolse più di un milione di ex cittadini sovietici di origine ebraica e lingua russa. Tra l’altro, Russia e Israele stabilirono una stretta collaborazione per lo sviluppo di materiale militare da vendere a Paesi terzi, che esiste tuttora. Una stessa visione sulla minaccia del terrorismo di matrice islamica e un simile approccio riguardo l’uso della forza nei confronti dei terroristi, hanno creato di recente un legame ancora più stretto tra Vladimir Putin e il premier israeliano Ariel Sharon. Tuttavia, la Russia ha addottato un’ approccio relativamente equilibrato sul conflitto israelo-palestinese. Mosca appoggia la creazione di uno Stato palestinese, riconosce Yasser Arafat come il leader indiscusso del popolo palestinese, e dunque lo considera, insieme con il nuovo premier Abu Mazen, come il principale interlocutore dei negoziati di pace. Malgrado il suo approccio relativamente equilibrato, però, la Russia non è stata in grado di diventare l’arbitro della disputa, ma resta una pedina minore nel gruppo dei negoziatori - guidati dall’America e dall’Unione Europea - e per tanto incapace di influenzare sostanzialmente il processo di pace.

I fatti esposti sin qui ci conducono a esaminare l’eventuale posizione della Russia nel nuovo Medio Oriente. Anche se è difficile fare delle previsioni a questo stadio, si possono tuttavia avanzare qualche ipotesi. Primo, l’opposizione della Russia all’operazione militare dell’America e della Gran Bretagna in Iraq ridurrà presumibilmente la sua presenza economica nel Paese. È molto probabile che le società russe verranno escluse dalla ricostruzione irachena, e che i vari contratti energetici non vengano rispettati interamente dal nuovo governo iracheno, anche se la Russia si dà da fare per farli rispettare. Sembra anche improbabile una partecipazine di forze russe al mantenimento della pace nella regione. Tuttavia, è probabile che la Russia non venga totalmente esclusa. L’America ha bisogno della Russia per risolvere altre problematiche mediorientali, come il dossier nucleare iraniano e la crisi palestinese, così come per risolvere la crisi nucleare nordcoreana. Secondo, sia l’America che la Russia si oppongono all’acquisto da parte dell’Iran di armi nucleari e di missili balistici. Malgrado i disaccordi preesistenti sull’assistenza della Russia al programma nucleare iraniano, Russia e America concordano sul fatto che l’Iran non debba diventare una potenza nucleare. L’America può contare sull’appoggio russo anche nella sua lotta contro Al Qaeda. La caduta del prezzo del petrolio per l’immissione della produzione irachena sul mercato avrà invece un impatto importante sull’economia russa. C’è da aspettarsi, insomma, che la Russia seguirà molto attentamente gli sviluppi nella regione.


 

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