
La risoluzione n. 51/210 del 17 dicembre 1996 dell’Assemblea Generale dell’O-nu aveva invitato, tra l’altro, tutti gli Stati membri a contrastare, anche con adeguate misure a livello nazionale, il finanziamento diretto o indiretto di terroristi e di organizzazioni terroristiche, attraverso organizzazioni con dichiarati o presunti fini caritativi, sociali o culturali.
L’11 settembre ha reso tragicamente palese l’esistenza di vere e proprie reti terroristiche, ramificate ed organizzate in più Paesi, in grado di avvalersi di consistenti appoggi finanziari: ne è conseguita l’esigenza di assicurare maggiore efficacia al contrasto al terrorismo, non solo attivando immediate e straordinarie misure di prevenzione e di sicurezza, ma, soprattutto, incrementando la cooperazione info-investigativa e giudiziaria a livello internazionale.
In particolare, è stata posta specifica attenzione nel contrasto ai canali di finanziamento, tendendo a colpire le attività e l’operatività di soggetti – persone fisiche o giuridiche
- apparentemente insospettabili, ma di fatto intimamente legati alle organizzazioni terroristiche, nella consapevolezza che un efficace contrasto non può prescindere dalla scoperta e dalla conseguente anemizzazione dei canali di finanziamento.
Si è poi proceduto, a livello internazionale prima, e nazionale poi, all’individuazione, in apposite liste periodicamente aggiornate dall’intelligence, degli appartenenti alle organizzazioni terroristiche, cui è seguito il congelamento delle disponibilità finanziarie a loro comunque riconducibili.
In tale contesto, è stato possibile accertare che le reti terroristiche finanziano le proprie azioni anche grazie al controllo ed alla gestione di enti e di attività non profit.
Coperte dal loro dichiarato fine caritativo, assistenziale o culturale, e dal clima di silenzio e di omertà diffuso nelle singole comunità, esse operano come veri e propri collettori attraverso i quali i network del terrore raccolgono dai loro simpatizzanti (spesso accomunati o dalla stessa nazionalità o dalla stessa fede religiosa) singoli contributi e/o ben più cospicui finanziamenti.
Al riguardo, gli organi di intelligence inglesi ed israeliani hanno potuto acquisire notizia che alcune organizzazioni non profit di origine mediorientale avevano camuffato la raccolta e l’invio di fondi alle reti terroristiche attraverso:
- l’organizzazione di questue (sul modello delle ben note «catene di Sant’Antonio») e/o di donazioni ufficialmente finalizzate alla costruzione di edifici di culto, di ospedali o case di cura, nel rispetto del dettato coranico della zakat, cioè l’elemosina rituale, che impone ai musulmani il versamento di una parte del loro patrimonio in attività benefiche;
- la diffusione, anche «porta a porta», di pubblicazioni o di altro materiale didattico, sempre stampato in proprio, esaltante il rispetto delle tradizioni e/o dei valori religiosi della comunità;
- la preparazione di eventi culturali e sociali su temi quali la difesa delle proprie tradizioni o della propria fede religiosa;
- l’organizzazione di vere e proprie sollecitazioni al pubblico risparmio, accompagnate spesso dal collocamento di titoli atipici, ed estese, in taluni casi, anche in altri Paesi in cui risiedono appartenenti alla medesima etnia o alla medesima religione. Per gestire tali attività, gli enti in argomento si sono spesso avvalsi o di sistemi bancari clandestini oppure dei servizi forniti dai circuiti di money transfer.
Un caso tipico è quello della International Islamic Relief Association (I.I.R.A.): inserita nelle liste redatte dall’intelligence americana, è stata oggetto in Italia di approfondite indagini, che hanno consentito di accertare la raccolta, da parte di emissari di tale organizzazione, di oltre 5 miliardi di dollari, parte dei quali era servita a finanziare attività terroristiche del movimento Hamas. La magistratura italiana ne ha conseguentemente disposto il congelamento dei fondi per diversi milioni di dollari ed ha tratto in arresto alcuni membri risultati implicati in tali finanziamenti.
Nei registri societari del cantone di Berna è tuttora iscritta una fondazione benefica (Stiftung) costituita, subito dopo l’11 settembre, da uno dei fratelli dello sceicco del terrore, attualmente residente a Ginevra ove la famiglia bin Laden mantiene numerosi interessi economici. I servizi di intelligence hanno potuto accertare che, grazie ad un jet di sua proprietà, costui si è recato varie volte a Milano ove avrebbe incontrato sospetti terroristi.