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Quando il terrore parlava italiano

RISK
di Luigi Ramponi
risk n.2 - Ottobre 2003 - Gennaio 2004

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risk2 Il libro racconta lo sviluppo dei fatti che portarono all’uccisione di Moro, con una dovizia di documenti, citazioni e testimonianze tale da offrire al lettore un quadro completo di come si svolse la tragedia. Ma vi è dell’altro. Selva e Marcucci si sono impegnati per dare al lettore una conoscenza chiara e profonda del fenomeno «Brigate rosse». Dice Selva: «Il rapimento e l’assassinio di Moro sono stati una vittoria delle Brigate rosse. Ma la guerra la doveva vincere lo Stato, cioè tutti noi...e la conoscenza del nemico durante questa operazione è l’elemento indispensabile per ottenere la vittoria finale. Questo è lo scopo del libro». Debbo dire che gli autori hanno ben soddisfatto il loro proposito, realizzando un’opera di altissimo valore storico. Un libro che tutti gli italiani dovrebbero leggere per conoscere la verità sulle Brigate rosse, sul contesto intellettuale, sociale e politico che irresponsabilmente ne favorì la nascita e la crescita, per conoscere e ricordare la ferocia brutale dei brigatisti, e poter valutare, a ragion veduta e con adeguata base di conoscenza, il riemergere di certo buonismo, di certo lassismo e di certo «perdonismo» di retroguardia che, nonostante quanto di ferocemente cattivo fu fatto allora alla società democratica italiana dai terroristi rossi, incredibilmente e irresponsabilmente riaffiora oggi. Solo uno scrupoloso lavoro di analisi speculativa, sviluppato nell’ampio spettro delle situazioni di fatto documentate, potrà condurre un giorno a definire, in sede storica, i contorni chiari del più grave fatto di intolleranza politica omicida che ha colpito la ancor giovane democrazia italiana.
Selva e Marcucci con questa loro brillante fatica offrono certamente un consistente contributo a chi un giorno vorrà, su base storica, definire l’avvenimento e i contorni dell’uccisione dell’allora presidente della Democrazia cristiana. Ma ovviamente il libro non è solo per gli storici. Esso è opera preziosa per tutti coloro che vorranno leggerlo. In tal modo non solo acquisteranno coscienza e conoscenza della terribile evoluzione del fatto in sé, ma avranno una testimonianza di valore etico e di profondo sentire umano in un periodo delicatissimo della storia d’Italia. Oltre che descrivere con grande chiarezza la durezza cieca e la ferocia dei «carcerieri», il racconto mette in luce gli atteggiamenti e i sentimenti delle altre due entità in gioco: quella del prigioniero e quella della classe politica del tempo. Per la prima, dalla lettura in successione cronologica delle lettere scritte da Moro durante la detenzione, emerge uno stato d’animo dell’uomo via via sempre più disperato per la progressiva presa d’atto dell’avvicinarsi della morte, e una amarezza via via più profonda per il constatato abbandono da parte dei tanti presuntiti amici ed estimatori. Risulta anche molto interessante, e soprattutto coinvolgente, la lettura alternata dei comunicati in successione delle brigate rosse e delle lettere scritte da Moro negli intervalli, in un crescendo di scoraggiamento e di disperazione. Per la seconda entità in gioco, scorrendo le pagine del libro, emerge con grande chiarezza lo stato di terribile, angosciosa incertezza vissuto in quel periodo dai protagonisti responsabili della guida politica del Paese. Non credo che nella storia degli Stati democratici sia esistita, per una classe politica, una situazione simile a quella vissuta allora in Italia.
Come si comportò in quel frangente la classe politica italiana? La scelta della ragion di Stato, del non venir a patti con i terroristi, fu scelta giusta? Non sarebbe stato più opportuno cercare di salvare una vita? Oggi a 25 anni di distanza è arduo e forse inopportuno esprimere giudizi, anche nel rispetto di chi visse e partecipò a quella vicenda. Dice un proverbio degli indiani d’America: «prima di giudicare l’operato di una persona, percorri un miglio calzando i suoi mocassini». Noi quel miglio non lo potremo percorrere mai. Limitiamoci a prendere atto dei fatti, e lasciamoci afferrare da questa testimonianza di vita vissuta, sapientemente proposta, per coinvolgere il lettore. Egli viene a sentirsi progressivamente e irresistibilmente attratto dalla drammaticità dell’evento, e partecipa al dramma affettivo con altissimi picchi di emotività, vivendo una esperienza altamente educativa e formativa della sua coscienza.
 

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