
Sullo sfondo di polemiche banali fra Italia e Germania un bel libro di Rusconi: sulle identità di Germania e di Italia, amiche presunte nell’immaginario collettivo; fra sensi di superiorità e diffidenze l’entusiasmo stravagannte della Schwaermerei tedesca e l’ammirazione italiana letteraria o efficientistica. Un rapporto bimillenario, caso unico nella storia europea. La storia italiana, a cominciare dalle invasioni «barbariche» (in Germania solo «migrazioni di popoli», Voelkerwanderungen!), è costruita in contrappunto con il mondo tedesco: Rusconi prende le mosse dal 1866, per l’Italia occasione mancata. Poi l’ingenuo idillio della sinistra crispina per la Prussia e la Triplice Alleanza fatta di armonia di sentimenti. Una divaricazione che si ripete con l’infausto «Patto d’Acciaio», subito motivo, persino in un Ciano suo incauto fautore, di ostilità: il tedesco da camerata diventa teutone prepotente. Nel retroterra psicologico tedesco ripetizione acritica di stereotipi: Italia inaffidabile, inefficiente militarmente, frutto di Machiavelli (in Germania misconosciuto); rea di tradimento nel 1915 nell’aderire all’Intesa contro l’Austria-Ungheria - e nel settembre 1943 nei confronti del Terzo Reich di Hitler: strana accusa! Momento centrale nel libro di Rusconi il 1943-45. Testimoni di allora auspicano anche per la Germania nazista un 25 luglio o persino un Badoglio. Commovente la figura tragica di von Hassel, già ambasciatore del Reich in Italia, consapevole del fato ineluttabile per la Germania. La lotta di liberazione ritrovava il «nemico ereditario». Di quel tragico periodo Rusconi ricorda - lo ha fatto anche il presidente Ciampi, finalmente - l’eccidio di Cefalonia, l’episodio più sanguinoso e più ingiusto nella brutalità nazista, troppo a lungo dimenticato forse perché oscurato dalle forzature dei movimenti di sinistra.
Dopo il 1945 Germania e Italia, ammaestrate da aberrazioni e da sconfitte, scelgono per la prima volta un cammino comune. Adenauer e De Gasperi (un’amicizia forse sopravvalutata), e la politica atlantica ed europea, dalla fallita Ced al successo del mercato comune: la Germania deve qualcosa all’Italia, ma non manifesta apprezzamento. Alcune tappe di questa politica: l’Ostpolitik italiana antesignana di quella tedesca di Brandt; il Cancelliere Schmidt, che nonostante gaffes offensive per l’Italia convince Andreotti a entrare nello Sme o con Cossiga concorda lo schieramento degli euromissili, inizio del crollo del sistema sovietico; le visite di Pertini e di Cossiga in Germania, culmine della cordialità, di cui l’Atto unico europeo è il prodotto maggiore sul piano europeo. Ampia la descrizione della storia diplomatica della riunificazione tedesca (preoccupazioni comprensibili di De Michelis di veder esclusa l’Italia) o della dissoluzione della Jugoslavia. Intenso il dibattito intellettuale. Rusconi sottolinea l’opera degli «istituti Goethe» in Italia, ma sottovaluta quella capillare degli «istituti di cultura» italiani in Germania e dimentica la struttura veramente binazionale – unica nel suo genere – del Centro di Villa Vigoni sul Lago di Como. Germania potenza civile o Europa potenza civile? L’ultimo quesito di Rusconi. Una bella invenzione (tedesca) per l’Europa? Fra Italia e Germania un discorso da riprendere per costruire una Europa credibile. Il dialogo si insabbia quando taluni tedeschi intendono impartire lezioni agli italiani, i quali reagiscono poi con pregiudizi. Elementi di fragilità nella reciproca comprensione. Perché non fare un esame di coscienza, anche da parte tedesca in modo che la storia di ieri ammonisca di non ripercorrere errori? Questo il recondito obiettivo del bel libro di Rusconi. Sarebbe bene che venisse letto: a Roma, ma anche a Berlino.