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Retroscena dalla Casa Bianca

RISK
di Mario Arpino
risk n.2 - Ottobre 2003 - Gennaio 2004

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risk2 Il libro è la traduzione italiana, invero ottima, di Bush at war, uscito negli Usa a novembre dell’anno scorso e reperibile anche in Italia. Si tratta di una descrizione documentata e quasi-fedele dei fatti, degli accadimenti e delle procedure presidenziali e di Gabinetto che, dopo l’11 settembre, hanno portato Bush a dichiarare la War on terror già il giorno dopo, e, successivamente ad attaccare l’Afghanistan dei talebani, a dichiarare la dottrina della guerra preventiva e a maturare la decisione di attaccare in stretta sequenza anche l’Iraq di Saddam Hussein.
È un libro non-libro, che si rivela anche una cronaca non-cronaca, senza la cui lettura, tuttavia, è quasi impossibile per un profano capire dove stia e in quali mani si trovi la regia della storia ancora non-storia di questo lunghissimo post-11 settembre. La prima originalità di questo libro è che non è strutturato come tale, ma piuttosto come un copione per una rappresentazione teatrale, o, magari, televisiva. Il lettore consumato che si affannasse a cercare subito la chiave di volta dell’opera attraverso la consueta rapida scorribanda sull’indice resterebbe deluso, e forse anche irritato. L’indice, infatti, non c’è. Al suo posto, invece, il nostro lettore troverà, come in ogni buon copione, l’elenco non solo dei principali personaggi di scena, ma anche di quelli minori. Così, in questa originale passerella che potremmo, abusando di un termine, definire «preventiva» alla lettura, ecco sfilare George Bush jr. con tutti i suoi più potenti collaboratori, da Cheney a Powell, da Condy Rice a Tenet, da Rumsfield al Capo di Stato Maggiore Myers, assieme ad altri collaboratori di primo piano, ai consiglieri dei consiglieri, agli uomini della Cia e delle Forze Speciali, ai ghost writers più gettonati e alle segretarie più influenti.
L’autore ci dà davvero la possibilità di seguire tutti questi personaggi a partire dai primi momenti dopo l’ «attacco all’America», dallo Studio ovale all’Air force one, dai corridoi del National security council alla sede della Cia, fino al bunker supersegreto sotto la Casa Bianca.
Ma, soprattutto, offre un’opportunità unica a noi europei, che un 11 settembre non l’abbiamo ancora avuto. Ci insegna, senza averne l’aria, a capire il perché di alcuni comportamenti dell’America e degli americani, dal discorso sulle guerre preventive, che noi giudichiamo inaccettabile e loro no, alla disciplinata tolleranza e rassegnazione con cui, ogni giorno – chi è stato recentemente negli Stati Uniti lo sa bene – sorbiscono dalla televisione le lezioncine di un onnipresente e ineffabile Tom Ridge, capo del nuovo Homeland security department, sugli indici di pericolo - terrorismo rosso, giallo e arancione.
Ci aiuta anche a capire perché, pur essendo altrettanto contrari della media degli europei alla nuova avventura in Iraq, una volta che l’esecutivo ha deciso, i cittadini si siano trasformati tutti, anche i meno credenti, in buoni e disciplinati «soldati» di quella grande nazione che, anche per questo, sono gli Stati Uniti d’America.
Qualche nota sull’autore, come si usa nei cineforum alla fine dello spettacolo. Bob Woodward è un cronista investigativo del Washington Post, con una vasta esperienza sulla Casa Bianca, i cui problemi ha analizzato a fondo assieme a Carl Bernstein, associato nel premio Pulitzer a suo tempo guadagnato per aver messo a nudo lo scandalo Watergate. Dello stesso Autore Le guerre Segrete della Cia, I Comandanti, La Casa Bianca dei Clinton.
 

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