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Cinquant'anni di Medio Oriente

RISK
di Luigi Vittorio Ferraris
risk n.3 - Febbraio - Maggio 2004

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risk3 Non dovremmo mai dimenticare che la crisi perenne in Palestina si salda con il Golfo Persico o Arabico, che ha visto tre guerre in un ventennio: questo è il dramma del Medio Oriente. Ci aiuta a comprenderlo il bel volume a cura di Valeria Fiorani Piacentini cui siamo debitori di molte altre opere. La Fiorani Piacentini apre con una magistrale sintesi storica: dallo shock petrolifero di Mossadeq del 1951 alla guerra del Golfo del 1991.
Quarant’anni di conflitti, di crisi e di sommovimenti di potere (il colpo di Stato baathista del 1957 inizia la crisi non ancora conclusa a Bagdad). E il Golfo non è più fatto regionale, ma «realtà globale». Forse da sempre.
Dai varii capitoli sugli Stati intorno al Golfo emerge la frammentazione sulla costa araba, mentre dall’altra sponda incombe la solidità della Persia-Iran, fonte di sussulti di instabilità. Quale potenza regionale é in grado di assicurare stabilità? Nessuna e fortunatamente è fallito il tentativo dell’Iraq di dominare tutti.
Riccardo Redaelli illustra i multiformi aspetti di insicurezza con la presenza massiccia degli Stati Uniti in relazione alla Guerra del Golfo e agli interessi per la stabilità dell’Arabia Saudita, un Paese che sa di essere insostituibile. Vi si proietta la potenza americana con una strategia iniziata con Reagan, continuata dai successori e perfezionata, ma non certo inventata, dall’attuale Bush. Basta la discriminate deterrence con conflitti di media e bassa intensità a mantenere stabile la regione? L’attuale guerriglia in Iraq è motivo di tristezza per le vittime italiane e americane ma anche fattore di incertezza e di speranza per il futuro in attesa che radicali modifiche del sistema politico e sociale avvicinino la regione alla modernità. E poi ovviamente la dipendenza e la sicurezza energetiche occidentali (ne parla Gianluca Pastori). Per la sicurezza statunitense non è importante dove il petrolio della regione venga venduto– e si sfata così una leggenda – mentre un mercato inaffidabile sarebbe un colpo per gli Stati Uniti, ma allo stesso titolo per il mondo, e per l’Europa. In altro capitolo Elena Maestri e ancora Redaelli rilevano come l’evoluzione in atto dei rapporti fra Israele e il Golfo possa offrire i presupposti di quel clima di fiducia, senza il quale nessuna soluzione in Palestina è ipotizzabile.
Questo si accompagna ai fori di cooperazione regionale e multilaterale intorno al Consiglio regionale del Golfo con dubbi successi concreti (ne parla Elena Maestri).

Nel libro, pur così ricco, manca l’Europa benché la curatrice vi dedichi alcune pagine sintetiche con le ipotesi di possibili cooperazioni. Amara la constatazione che l’Europa sembri priva di una sua politica coerente complessiva, salvo il dialogo critico con l’Iran, con cui gli Stati Uniti hanno ancora, purtroppo, troppe remore.
Non è trascurato un accenno all’Italia, possibile oggetto di molteplici minacce. Infine, che non continui a mancare, osserva in una acuta conclusione Massimo de Leonardis, la capacità di combinare visione strategica e mosse tattiche. Completa il volume una lunga appendice in inglese con significativi contributi di autori dell’area (sulla sicurezza regionale e sull’Iran).
Un libro importante di doverosa lettura e di consultazione prima di parlare intorno alla regione, che oggi sembra avere solo un nome, Iraq. Troppo poco.

Valeria Fiorani Piacentini
Il Golfo Persico verso
il XXI secolo

Il Mulino
pagine 533, 35.00 euro

 

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