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La patria non è morta

RISK
di Gianluca Ansalone
risk n.3 - Febbraio - Maggio 2004

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risk3 Questo libro di Carlo Vallauri conferma che il dibattito storiografico sulla Resistenza italiana può dirsi tutt’altro che chiuso. L’autore esamina con dovizia di particolari l’atteggiamento delle nostre Forze Armate nei giorni convulsi e drammatici che seguirono l’8 settembre 1943, fino al termine delle ostilità e alla Liberazione (25 aprile 1945). Ne esce fuori un ritratto carico di tensione emotiva, nel quale si consumano piccole e grandi tragedie esistenziali, rotture ideologiche, coerenze ed incoerenze personali. Più che alla confusione e al dramma degli ufficiali, smarriti di fronte all’impossibilità di ricevere e trasmettere ordini, Vallauri è interessato a quei fanti, avieri e marinai che spontaneamente attuano una sistematica desistenza nei confronti di un regime mal tollerato e di un’alleanza (quella con la Germania) invisa, per riscoprire un valore di fedeltà totalmente nuovo. Si delinea, a poche ore dall’8 settembre, un atteggiamento generalizzato tra persone tutto sommato distanti per estrazione e pensiero, compresse fino a quel momento da un’omogeneità imposta dal regime fascista ma che fanno loro il richiamo a una comune appartenenza alla stessa terra. Non la morte della Patria, quindi, bensì un rinnovamento della stessa, in cui militari e civili sentono l’affermazione spontanea di un comune sentire: non per convenienza, bensì per realizzare un destino, gli uni e gli altri impugnano le armi e combattono per la liberazione del Paese.
Questo libro confuta, quindi, diverse tesi. Quella della morte della Patria è la più rilevante; ma vi si ritrova anche una ricca documentazione sul contributo essenziale delle Forze Armate alla vittoria degli Alleati, anche a capo o al fianco delle formazioni partigiane. Ciò in riferimento alla tesi secondo la quale la libertà sarebbe stata un «dono» da parte degli anglo-americani. Inoltre, per la prima volta, si analizzano le sfumature del moto resistenziale italiano, sinora identificato col rosso dei fazzoletti partigiani.

Con la progressiva ricostruzione delle tre Forze Armate e lo schierarsi spontaneo di militari nei gruppi di Liberazione nazionale, sono almeno 150 mila gli uomini in divisa che si impegneranno in quasi due anni di lotta al fianco di altrettanti partigiani. Già ai primi di dicembre del 1943, inoltre, soldati italiani combatteranno a pieno titolo agli ordini del Comando anglo-americano. Rimane, forse, un po’ trascurato l’elemento della guerra civile che pur ha caratterizzato quella pagina e che altrettanti drammi ha provocato nelle vite degli italiani del tempo e nella coscienza politica dell’immediato dopoguerra. Ma come in un puzzle che si arricchisce di pezzi essenziali, questo volume è da considerarsi un contributo intelligente ed essenziale per una corretta ricostruzione di un momento fondante per il nostro Paese.

Carlo Vallauri
Soldati
Utet
pagine 492

 

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