
Nella ricchissima produzione letteraria relativa alla problematica israelo-palestinese, testimonianze, saggi, analisi, interviste, espressioni di pensiero, indicazioni di possibili soluzioni, individuazioni di responsabilità, sono ormai, dopo più di cinquant’anni di conflitto, disponibili in numero sovrabbondante. Raro è però poter leggere e constatare, invece, che cosa sull’argomento possono pensare due persone di livello assolutamente normale, non particolarmente esperte della problematica del conflitto, e pur tuttavia completamente immerse nelle rispettive società e nella difficile, disastrosa e traumatizzante realtà dei giorni nostri in Medio Oriente.
«Vogliamo vivere qui tutt’e due» colma questa lacuna, e attraverso lo scambio di lettere e le conversazioni tra due giovani diciottenni abitanti di Gerusalemme - una ebrea, l’altra palestinese - offre uno spaccato del modo di pensare e di sentire di una certa parte delle giovani generazioni, divise da una conflittualità che in sostanza hanno ereditato, alla quale non hanno certo contribuito e nella quale debbono pur tuttavia vivere.
Lo spunto per l’avvio del dialogo è dato da un breve periodo di comune permanenza in Svizzera delle due giovani, assieme ad altri compagni di scuola palestinesi e israeliani, in un viaggio sponsorizzato da una associazione culturale. I primi contatti tra le due piccole comunità sono cauti e molto freddi. Scarse sono le possibilità di dialogo, non tanto per una preconcetta ritrosia, quanto per una assai diversa base culturale e di costume. Lo stesso fenomeno si manifesta all’inizio del dialogo tra le due giovani: le prime lettere sono timidi monologhi. Entrambe pensano ai propri progetti per il futuro, riflettono sulla situazione in cui si trovano, ma anche sulle condizioni di vita dell’altra.
In seguito il dialogo si apre progressivamente, e mentre da una parte mette a nudo le gravi differenze di appartenenza che dividono le due giovani, dall’altra rivela pensieri, sensazioni, volontà che tendono a convergere verso un luogo dei punti in cui la voglia di vivere e il diritto sentito di indipendenza e libertà dai condizionamenti imposti da altri lascia intravedere un futuro di possibile convivenza. Amal, la ragazza palestinese, appare più chiusa, più dura nei giudizi. La cosa che più l’angustia e che mai l’abbandona è la rabbia per la perdita della «terra» confiscata brutalmente dagli israeliani. Amal nella «terra» identifica a ragione la «patria», e lancia il suo grido: «come ogni palestinese, la mia rabbia è una fiamma. Ho la sensazione di dover seppellire dentro di essa tutti i mie sogni. Sento che non potrò mai fare ciò che desidero per la mia vita, fintanto che perdura questa situazione».
Odelia, l’israeliana, si rivela più aperta, anche perché parte da una posizione politico-sociale comunque migliore, e afferma: «vorrei tanto che le cose fossero diverse, che fosse possibile per noi andare dagli arabi senza problemi e per loro venire da noi. Ogni giorno mi auguro che nessuno della mia famiglia o dei miei amici muoia in un attentato e mi sforzo di accettare la vita così come è...forse abbiamo bisogno di un miracolo». Alla fine del dialogo, ciascuna è ferma nel diritto ad avere una propria patria indipendente, ma entrambe ritiengono che tale diritto sia anche dell’altra e credono fermamente nella possibilità di pacifica convivenza tra israeliani e palestinesi all’interno di due Stati indipendenti.
I due ultimi pensieri di Odelia e Amal sono pensieri di speranza. Dice Odelia: «Noi ebrei siamo qui e abbiamo un nostro Stato. E in un futuro prossimo voi avrete il vostro Stato. Ne sono certissima». Risponde Amal: «Se noi palestinesi avessimo della terra e uno Stato nostro e le stesse possibilità di voi israeliani, sono sicura che la nostra rabbia piano piano sparirebbe». «Vogliamo vivere qui tutt’e due» è una testimonianza di vita vera, nella quale una ragazza palestinese e una israeliana raccontano cosa significa vivere in un terra contesa e insanguinata dalla guerra, e pur proclamando la propria appartenenza storico-sociale, si dichiarano stanche e non disponibili a continuare lo status di permanente conflittualità, individuando punti di convergenza comune e offrendo un segnale di speranza
Amal Rifa’i- Odelia Ainbinder- Sylke Tempel
Vogliamo vivere qui tutt’e due
Tea
pagine 184, 8,00 euro