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La scuola dei kamikaze

RISK
di Mario Arpino
risk n.3 - Febbraio - Maggio 2004

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risk3 Ho incontrato per la prima volta Carlo Panella nell’autunno del 1978 all’aeroporto di Mahrabad, a Teheran, in fila per i controlli sui passeggeri in arrivo effettuati dalla Savak, la polizia segreta che Rheza Palevi affiancava agli agenti doganali. Lo Scià era agli sgoccioli, mentre Khomeini a Parigi già preparava le valigie per il rientro. In attesa del peggio, io ero là per predisporre un piano di evacuazione degli italiani, di concerto con i ministeri di Esteri e Difesa, e Pannella era là per fare il suo mestiere, il giornalista. L’ultima volta ci siamo rivisti il mese scorso a Torino-Caselle. Con l’aereo in ritardo, quale migliore opportunità per fare due chiacchere sugli avvenimenti nel mondo islamico da allora sino a oggi?

In quell’occasione, sconsolato, mi ha confessato di essere giunto, dopo tanti anni, all’amaro pesiero che, forse, l’Islam moderato non esiste. Io, come al solito buonista fino alla terza riprova, ero di parere diverso, pur condividendo molti dei suoi dubbi. «Leggi il mio ultimo libro, e vedrai. Poi fammi sapere». E così, incuriosito, atterrando a Fiumicino mi sono subito fermato in libreria. La storia dei piccoli martiri assassini di Allah è un saggio veramente impressionante, documentatissimo, che fa finalmente capire le macchinazioni, le motivazioni e le tecniche criminali che, ammantate di misticismo, fanno da cornice agli attentati omicidi più efferrati, le bombe umane che esplodono tra la folla, cui le cronache di questi ultimi anni ci stanno ormai abituando. Orrendo, anche questo «abituarsi». In macchina apro il libro, e resto scioccato già dal titolo del primo capitolo: «Il Paradiso è a portata di pollice, dall’altra parte del detonatore». Il libro è dedicato a Rachel Levy, ragazza ebrea di 17 anni, assassinata il 29 marzo 2002 a Gerusalemme dall’esplosione di Ayyat al Akhras, ragazza palesinese di 17 anni, la prima a immolarsi. Il suo gesto, seguito poi da altre ragazze, è ormai portato a esempio nelle scuole e lodato ogni venerdì dagli imam nelle moschee. L’intervista a una sua amica, di cui il titolo del capitolo è solo una frase, è davvero raggelante. Leggendo, si scopre infatti la regolare pratica di un indottrinamento scolastico, religioso, mediatico, con libri di testo pagati anche con i fondi della Comunità europea, che incita all’odio. Videoclips magistralmente studiati da esperti psicologi per annullare piano piano la naturale paura della morte, canzoncine e giochi per bambini che incitano a uccidere ed esaltano le stragi, sono documenti che, raccolti in questo saggio, danno la visione di un Islam scismatico certamente minoritario, ma che di giorno in giorno sta decisamente avanzando non tanto tra i poveri, quanto tra i giovani agiati, gli studenti, gli appartenenti a insospettabili e laboriose famiglie di credenti moderati. Islam che avanza di strage in strage, ovunque, non solo in Palestina, ma anche in Algeria, in Pakistan, in Indonesia, in Tunisia, in Marocco.
È sicuramente un libro da leggere per chi vuol capire di più sul circolo vizioso che nell’Islam fondamentalista (ma è Islam anche questo) si crea con il circuito shahid-jihad-sharia, ovvero martirio, guerra santa e legge coranica. Conosco molti musulmani che si professano moderati, e continuo ancora a credere che lo siano. Mi accorgo, però, che la lettura del libro di Carlo Pannella riesce a rendere inquieto anche me. Soprattutto quando sento il rettore della Moschea di Parigi, Dalil Boubakeur, dichiarare a Repubblica, il 16 luglio 2003, che, di fronte a questo fenomeno «i musulmani sono rimasti silenziosi (…) compresi i teologi islamici, incapaci di denunciare questo vecchio Islam con i suoi kamikaze, la sua violenza, i suoi attentati».

Carlo Panella



I piccoli martiri assassini
di Allah

Edizioni Piemme,
pagine 222, 12,90 euro

 

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