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Unione europea/ Se la locomotiva diventa la difesa

RISK
di Giovanni Gasparini
risk n.3 - Febbraio - Maggio 2004

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risk3 Il laconico comunicato del 12 dicembre 2003, che conclude la Conferenza intergovernativa (Cig) guidata dalla presidenza italiana, prende atto dell’assenza di un accordo sul nuovo trattato che avrebbe dovuto stabilire una Costituzione europea, superando così i limiti imposti dalle regole stabilite dal trattato di Nizza, ora in vigore. L’iniziativa passa nelle mani delle prossime presidenze di turno - irlandese e quindi olandese - ma le probabilità che si giunga a un accordo prima delle elezioni del Parlamento europeo e dell’allargamento dell’Unione a 10 Paesi, nel primo semestre 2004, sembrano scarse. La Cig si è arenata su un punto cruciale della Costituzione proposta dalla Convenzione europea: le regole di voto a maggioranza qualificata - passo necessario per rendere efficace ed efficiente il processo decisionale dell’Unione a 25 Paesi - avversato da Spagna e Polonia, decise a mantenere i privilegi garantiti dal meccanismo di voto ponderato stabilito a Nizza.
Il Consiglio europeo, che aveva preceduto la Cig e la stessa Conferenza, aveva però raggiunto una serie di importanti accordi, in particolare nell’ambito delle politiche di difesa. Ironia della sorte, si è raggiunto un accordo di massima favorevole proprio allo sviluppo di quelle cooperazioni strutturate fra un sottogruppo di Paesi willing and able che il trattato di Nizza esplicitamente non consente. In un momento in cui il processo di integrazione europea nel suo complesso segna il passo, emerge quindi una volontà, quantomeno dei principali Paesi europei - Francia, Germania e Regno Unito in particolare - di procedere allo sviluppo della politica europea di sicurezza e difesa. Anche la spinosa questione del quartier generale dell’Unione e del rapporto con la Nato sembrano in via di soluzione, nonostante l’opposizione iniziale da parte americana, riflessa dai dubbi inglesi, scioltisi davanti a una soluzione che contempla la presenza allo stesso tempo di una cellula integrata nella Nato e di una autonoma dell’Ue che si può avvalere di comandi nazionali.
Sul piano delle capacità, inoltre, già a novembre si era provveduto a sostenere l’istituzione di una Agenzia che si occupi del loro sviluppo, della definizione dei requisiti comuni e delle attività di ricerca, acquisizione e gestione degli armamenti. In effetti, l’agenzia Difesa rimane per ora il solo accordo che dovrebbe raggiungere una effettiva operatività nel corso del 2004; gli altri accordi infatti, pur avendo un forte valore politico, saranno difficilmente applicabili, dal momento che non sono giuridicamente vincolanti finché il nuovo trattato non verrà adottato.
Qualora però non si giungesse a un accordo sulla Costituzione entro tempi ragionevoli (cioè entro l’anno), è probabile che alcuni Paesi decidano comunque di procedere sulla via di una maggiore integrazione nell’ambito della difesa e quindi di applicare quegli accordi al di fuori del quadro istituzionale dell’Unione. Proprio questa prospettiva, che potrebbe riguardare non solo il settore della difesa, da un lato potrebbe danneggiare l’unità fra i Paesi europei, dall’altro garantire la prosecuzione di un processo necessario per la sicurezza dell’Europa, e spingere anche i Paesi meno volenterosi a supportare quelle modifiche istituzionali necessarie per assicurare all’Ue un futuro quale attore di peso nell’arena internazionale.
 

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