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Falsari in euro: vecchio business nuove tecniche

RISK
di Osvaldo Cucuzza
risk n.3 - Febbraio - Maggio 2004

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risk3 Ancor prima dell’avvento dell’euro, l’intelligence aveva segnalato che organizzazioni criminali – dopo il necessario periodo di adeguamento delle procedure di falsificazione (clichés, coni, matrici, carta, etc.) e di conversione di macchine stampatrici e coniatrici – erano al lavoro per la contraffazione delle nuove banconote e monete denominate in euro, il cui valore intrinseco rendeva tale operazione particolarmente remunerativa. D’altra parte, in Italia hanno da sempre operato vere e proprie scuole di falsari, non solo nel campo della lira, ma anche di più (allora) remunerative valute straniere come il dollaro e il marco: Lombardia, Campania e Calabria erano le zone tradizionali di produzione, mentre lo spaccio coinvolgeva tutto il territorio nazionale con particolare riguardo ai grandi centri urbani, per intuitivi motivi di convenienza «operativa». L’illecita attività ha subito nel tempo un progressivo incremento con l’impiego sempre più frequente di tecniche di riproduzione sofisticate, tali da assicurare falsi estremamente fedeli agli originali.
Attualmente, alle attività di falsificazione sono dedite organizzazioni criminali che non solo sono in possesso del know how – ereditato dall’attività illecita svolta ai tempi della lira – ma anche di attrezzature tecnologiche avanzate in grado, per esempio, di generare gli ologrammi di sicurezza stampati sulle banconote. Inoltre, esse sono documentate circa i codici alfanumerici assegnati alle Banche centrali dei singoli Paesi europei, al fine di rendere più credibili, a un sommario controllo, le banconote contraffatte. In tal modo, le contraffazioni vengono distribuite su banconote apparentemente emesse da Paesi membri (attuali e prossimi) dell’Ue. La stampa in off-set appare essere la più pericolosa sia sotto il profilo qualitativo – per l’accuratezza dell’imitazione - sia sotto quello quantitativo, per l’elevata potenzialità di riproduzione. Tuttavia, non mancano esempi di stampa in ink-jet. Quanto ai tagli di banconote maggiormente presi di mira, il pezzo da 50 euro detiene il non invidiabile primato: si tratta di banconota di normale spendita, raramente soggetta a specifici controlli, specie in locali affollati come i supermercati ovvero in particolari periodi dell’anno, come durante le feste natalizie. Per le monete metalliche, il primato spetta alla moneta da 1 euro, che risulta a maggior ragione di facile spendita, seguita da quella da 2 euro: entrambe rivestono interesse per i falsari, per il loro maggior valore rispetto alle vecchie lire e la non frequenza dei controlli da parte degli operatori commerciali.
Tuttavia, la coniazione di monete false sembra in progressiva flessione, mentre il trend della contraffazione di banconote è in decisa ascesa. Dall’avvento dell’euro, le contraffazioni accertate in Italia sono state 135 mila per le banconote e 70 mila per le monete metalliche, con il ritiro dal mercato di valuta per oltre 6 milioni di euro. In Europa, nel solo 2002, le contraffazioni accertate superano le 160 mila, per un controvalore di oltre 10 milioni di euro.
Ma come si difende l’Unione, e in particolare l’Italia, da questa minaccia? Con apposito regolamento, l’Unione ha fissato le misure necessarie alla protezione dell’euro contro la falsificazione. Tra queste si annoverano:
- l’obbligo di trasmissione delle banconote e delle monete false, rispettivamente al Centro nazionale di analisi (Cna) e al Centro nazionale di analisi delle monete presso la Banca centrale nazionale e da queste alla Banca centrale europea (Bce), ai fini di una loro compiuta identificazione;
- l’istituzione presso la Bce del Centro di analisi delle contraffazioni (Cac) per le banconote false e di un Centro tecnico scientifico europeo (Ctse) per l’analisi tecnica e la classificazione delle monete metalliche false;
- l’esito delle analisi (in grado spesso di orientare anche le indagini a livello nazionale o europeo) viene comunicato alle autorità nazionali, alla Commissione europea e all’Europol;
- l’obbligo degli intermediari finanziari di ritirare dalla circolazione banconote e monete false o sospettate di essere tali;
- la stretta cooperazione tra Stati membri, Commissione e Bce e, in ambito nazionale, tra Cna, Cac ed Europol, attraverso un regolare scambio informativo sull’andamento del fenomeno.
In Italia, la falsificazione, la spendita e l’introduzione nello Stato, previo concerto con i falsari, di monete contraffatte – siano esse su base cartacea o metallica – è punita con la reclusione da tre a dodici anni e la multa da 516 a 3.096 euro, mentre è prevista la riduzione da un terzo alla metà di tali pene se l’acquisto, la detenzione, la spendita o l’introduzione nello Stato avviene senza tale concerto. La spendita di moneta falsa ricevuta in buona fede è anch’essa penalmente sanzionata con la reclusione fino a 6 mesi o con la multa fino a 1.032 euro. Ovviamente, le indagini vengono svolte dalle Forze di Polizia – e segnatamente dalla Guardia di Finanza, organo di polizia economico-finanziaria a competenza generale – d’iniziativa ovvero su segnalazione di intermediari finanziari, di operatori commerciali e anche di semplici cittadini. Presso il ministero dell’Economia e delle Finanze opera l’Ufficio centrale antifalsificazione dei mezzi di pagamento (Ucamp), che analizza tutti gli aspetti conoscitivi relativi alle banconote e/o monete ritirate sul territorio nazionale per sospetta contraffazione.
 

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