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Ue/ Bruxelles riparte dalla Costituzione |
RISK di Giovanni Gasparini risk n.5 - Ottobre - Gennaio 2005
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Nonostante il perdurare delle crisi internazionali che periodicamente ripropongono in modo problematico la questione dell’unità ed efficacia della politica estera europea (in particolare sul fronte iracheno), negli ultimi mesi si sono registrate importanti novità che permettono di esprimere un timido ottimismo circa il suo sviluppo nel medio/lungo termine. Il principale fattore evolutivo interno all’Unione europea riguarda il varo del nuovo trattato che stabilisce una Costituzione per l’Europa, avvenuto a fine giugno. Pur con diversi limiti, peraltro generati essenzialmente dalla miopia nazionalistica degli Stati membri, la Costituzione, una volta ratificata ed entrata in vigore, provvederà a dotare l’Ue di mezzi importanti per la definizione e l’affermazione della sua missione internazionale, orientata alla stabilizzazione delle aree di crisi, a iniziare dal suo turbolento «vicinato», che include aree «calde» come il Medio Oriente e la sponda Sud del Mediterraneo. La nomina di un ministro degli Esteri dell’Unione dovrebbe garantire la presenza di un fattore unificante delle politiche nazionali, ampliando il compito sinora svolto dall’alto rappresentante Solana, grazie a una posizione di maggior forza. L’inizio dei lavori dell’Agenzia europea di difesa sembrano aprire nuove prospettive per lo sviluppo delle capacità militari europee e la progressiva convergenza delle politiche nazionali di procurement e ricerca nel settore dell’industria della difesa, sebbene in questa fase sembri prevalere l’atteggiamento prudente dei governi nazionali. A questi decisivi sviluppi istituzionali non sembra però corrispondere sinora un adeguato sforzo dei singoli governi, teso a unificare al massimo le decisioni e le politiche a livello europeo. La tentazione di procedere in ordine sparso e per gruppi di avanguardie permane troppo forte, a causa della necessità di giungere all’unanimità nelle scelte di politica estera e di difesa. Allo sviluppo della politica di difesa europea concorrono inoltre diversi fattori esterni. Nel corso degli ultimi anni e mesi si è assistito a un progressivo, deciso incremento delle missioni militari e di sicurezza a guida o partecipazione europea, spesso con, e talora senza, la collaborazione nella Nato; per fine anno è previsto il passaggio nelle mani europee della missione militare della Nato in Bosnia. L’Ue sta ampliando il proprio raggio d’azione e la sua presenza nel mondo e sta sviluppando una cultura internazionale in cui l’elemento dell’impiego della forza accompagna i tradizionali metodi di intervento diplomatici ed economici, rinforzandone mutuamente la credibilità e l’efficacia. Inoltre, l’annuncio da parte della Casa Bianca di una consistente riduzione delle truppe stanziate in Europa impone una crescente assunzione di responsabilità europea, lasciando al contempo quegli spazi di manovra reclamati per la crescita di capacità europee autonome. Lo sviluppo di una politica europea ha davanti a sé un difficile percorso a ostacoli, che include questioni di attualità come la situazione irachena, ma anche prospettive di lungo periodo, quali la presenza di un seggio europeo al Consiglio di sicurezza della Nazioni Unite. Gli strumenti necessari per compiere questo percorso e l’opportunità dello stesso sembrano acquisiti, manca solo la lungimiranza e la volontà di alcuni membri che preferiscono cullarsi nell’illusione di un potere nazionale sempre più ininfluente sulla scena mondiale.
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