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Georgia/ L’America in soccorso di Tbilisi

RISK
di David Smith
risk n.5 - Ottobre - Gennaio 2005

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risk5
Il presidente georgiano Mikhail Saakashvili sta cercando l’aiuto americano per gestire la riottosa provincia dell’Ossetia del Sud, spalleggiata da Mosca. Egli fa affidamento su Washington in ragione del suo tradizionale sostegno alla sovranità della Georgia. Ciò che Saakashvili dovrebbe ottenere è l’appoggio americano per un ritorno pacifico dell’Ossezia del Sud sotto l’amministrazione georgiana e la legalità che protegge tutti cittadini.
Poco più piccola del Rhode Island, e con una popolazione residua di forse 70 mila, l’Ossezia del Sud si trova alle pendici meridionali dei monti del Caucaso, contigua alla Repubblica autonoma russa dell’Ossezia del Nord. Con il collasso dell’Unione Sovietica agli inizi degli anni Novanta, la violenza etnica oppose georgiani e osseti. L’Ossezia del Sud emerse da un cessate-il-fuoco come uno staterello di fatto indipendente - ma contemporaneamente non riconosciuto -, poco più che un paradiso per spacciatori sostenuto dala Russia. Gli Stati Uniti condividono gran parte dell’interesse georgiano a un cambiamento della situazione. La stabilità nel Caucaso è vitale per il corridoio energetico Est-Ovest, l’apertura dell’Asia Centrale e l’accesso americano a punti strategici in una parte instabile del mondo. Un ininterrotto processo di modernizzazione della Georgia è elemento chiave per la stabilità del Caucaso. Ma la Georgia non può costruire la propria democrazia, rafforzare la legalità, sviluppare la propria economia e muoversi verso la Nato e l’Unione europea finché è preda di conflitti separatisti. Inoltre, poiché i territori separatisti non riconosciuti sono un paradiso per crimine, droghe, armi e possibilmente terroristi, dovremmo lavorare per ricondurli sotto la legge di Stati riconosciuti. Questo dovrebbe essere nell’interesse della stessa Russia, anche se Mosca sembra non comprenderlo.
L’instabilità nel Caucaso meridionale potrebbe ritorcersi contro la Russia, alimentando la crisi già in atto nel Caucaso settentrionale, il cui fulcro è la Cecenia, ma che si sta diffondendo. È senza dubbio sulla base di riflessioni del genere che Saakashvili ha iniziato, tra la fine della primavera e l’inizio dell’estate, a spingere su tale questione, restaurando aspetti di sovranità georgiana su parti della regione, rimettendo in funzione autobus e ferrovie, ricominciando a pagare pensioni e a distribuire aiuti umanitari a villaggi derelitti.
Tuttavia, le settimane seguenti sono state anche segnate da scaramucce paramilitari, blocchi stradali, intercettazioni da parte della Georgia di quantitativi di armamenti russi sproporzionati rispetto alle esigenze del peacekeeping (come 160 missili per elicotteri) e prese di ostaggi dell’Ossezia del Sud. Nel frattempo, cosacchi russi e cosiddetti combattenti volontari dall’Abhazia e dalla Transnistria - regioni separatiste di Georgia e Moldavia, appoggiate dalla Russia - attraverso la Russia sono entrati in Ossezia del Sud e secondo i resoconti hanno condotto esercitazioni militari con le forze dell’Ossezia del Sud. Poi, l’accordo (Intermediate agreement) del 15 luglio ha smorzato la tensione. La Georgia ha accettato di ritirare parte delle proprie forze dispiegate nella regione, e la Russia ha accettato l’espulsione di cosacchi e altri volontari.
Ma questo accordo fallirà per due ragioni. Primo, non instaura alcun tipo di controllo sul traffico attraverso il Roki Tunnel, l’unico punto di transito per l’Ossezia del Sud dalla Russia. Secondo, lascia le milizie dell’Ossezia del Sud libere di operare nel distretto di Java, un’area critica sulla strada tra Roki e Tskhinvali, la capitale dell’Ossezia del Sud. Queste omissioni puntano dritto al problema sottostante: la Russia, che lamenta la perdita dell’impero ed è risentita dell’attrazione della Georgia per l’Occidente, utilizza lo strumento diplomatico per tenere la Georgia ai margini. L’Intermediate agreement è stato negoziato in seno alla Joint control commission, creata dal cessate-il-fuoco del 1992, e composta da Georgia, Russia, Ossezia del Nord e Ossezia del Sud - un margine permanente di 3 contro 1 a sfavore della Georgia. Sul terreno, ognuna delle quattro parti può tenere 500 sodati di peacekeeping. La Russia controlla il proprio contingente e quello dell’Ossezia del Nord, e un colonnello russo comanda le truppe dell’Ossezia del Sud. Simili accordi garantiscono che non vi sarà alcun cambiamento.
Gli Stati Uniti dovrebbero fare due cose. Primo, dobbiamo dire senza mezzi termini alla Russia di smettere di appoggiare l’Ossezia del Sud. Secondo, Washington dovrebbe invitare Mosca e Tbilisi a cooperare con noi per estendere il ruolo dell’Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa nell’Ossezia del Sud. L’Osce potrebbe creare un check-point internazionale all’estremità meridionale del Roki Tunnel, o a entrambe le estremità con l’assenso della Russia. L’Osce potrebbe anche supervisionare l’internazionalizzazione e la professionalizzazione di una forza di peacekeeping con mandato esteso su tutta l’Ossezia del Sud. Se verranno realizzati questi compiti, il presidente eletto della Georgia potrebbe lavorare direttamente con il popolo dell’Ossezia del Sud, in vista di un suo ritorno sotto l’amministrazione georgiana, con la salvaguardia dei diritti e degli interessi legittimi di tutti.

(Traduzione dall’inglese di Mario Rimini)
 

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