archivio_libri

 


vai

 

 

 Archivio libri


terzopolo

 

 


 Todi

maggio_home_page

vai

 

 

 Venezia

novembre_home_page
Colloqui di Venezia 2008

vai

 

 

 

 

vai

foto1

foto1

Read More

foto2

foto2

Read More

foto3

foto3

Read More

foto4

foto4

Read More

foto5

foto5

Read More

foto6

foto6

Read More

foto7

foto7

Read More

foto8

foto8

Read More

Politica sì, ideologia no

RISK
di Luigi Ramponi
risk n.7 - Giugno - Settembre 2005

Torna al sommario
risk7
Non affidate a un ragazzo il lavoro di un uomo». Con questo slogan il partito conservatore cercava, nel 1997, di arrestare la marcia trionfale di Tony Blair e del New Labour verso il numero 10 di Downing Street.
Il più giovane primo ministro inglese sarà anche il più longevo e, al suo terzo mandato elettorale, oggi è al centro del dibattito europeo e transatlantico sul futuro della socialdemocrazia.
Andrea Romano, già direttore della Fondazione ItalianiEuropei ed oggi alla Giulio Einaudi Editore, traccia in questo libro uno straordinario profilo personale e politico di Blair, dalla sua formazione come precoce quadro di un partito che guardava ancora al passato, all’avvento verso le prime linee a Westminster, alle sue direttrici di governo una volta insediatosi a Downing Street.
Blair è senza dubbio un politico atipico, capace di portare quel rinnovamento necessario ad un Labour schiacciato dal thatcherismo e da tentativi nefasti di governo che non avevano lasciato alcun segno tangibile nella storia politica del Regno Unito, almeno dalla fine della Seconda guerra mondiale.
Soprattutto, quello di Blair è un percorso di cristallina coerenza: già dalle prime esperienze politiche egli si convinse della necessità di portare un rinnovamento radicale nelle strategie di partito, tentando di superare la fase ideologica del socialismo per orientarsi verso un esperimento progressista, il cosiddetto lib-lab (liberal-laburista), che si dimostrerà poi vincente. Si trattava, per il laburismo inglese, di abbandonare le vecchie gabbie della lotta proletaria per orientarsi verso un disegno che garantisse la coniugazione tra solidarietà e giustizia sociale da un lato e responsabilità individuale e sviluppo economico dall’altro.
Quello delle libertà personali era stato il cavallo di battaglia della Thatcher e del partito Conservatore, ma interpretato, però, nella sua formulazione più faziosa, in cui solidarietà e coesione sociale non potevano sopravvivere. Non a caso, le prime prove del fuoco del politico Tony Blair da funzionario del Labour furono due dossier scottanti per il Regno Unito di allora: i rapporti del partito con il sindacato (Trade Unions) da un lato e la lotta alla criminalità dall’altro.
Nel primo caso, Blair riuscì a convincere i sindacati della necessità di modernizzare la prospettiva politica, che non poteva essere più quella della lotta sociale, ma della responsabilità politica e di governo. Nel secondo caso, quello della diffusione crescente della criminalità negli anni ’80 nel Regno Unito, Blair invocò non tanto la repressione dei crimini ma la lotta alle cause del crimine, richiamando un nuovo spirito patriottico di unione e solidarietà.
Argomenti vincenti che fecero conoscere Blair al grande pubblico e gli aprirono la strada verso la leadership del Partito. Un Partito sfiancato da anni di sterile opposizione e che si affidò, dopo attimi di incertezza, totalmente a colui che poteva traghettare le idee riformiste nell’epoca della globalizzazione.
Due atti del Blair leader di Partito sono particolarmente significativi: l’annuncio del cambio di nome a New Labour, per marcare la differenziazione rispetto al passato, e la cancellazione dallo statuto del partito della cosiddetta Clause IV, un articolo che fissava tra gli obiettivi politici la nazionalizzazione dei mezzi di produzione. Blair riempì lo statuto di nuovi contenuti, chiamati in particolare riforma del sistema scolastico e del welfare, sulla base del principio di enabling State, di uno stato cioè che non assiste ma mette tutti nelle condizioni di realizzare i propri progetti personali, professionali e morali, dando spazio alla creatività, all’innovazione tecnologica e alla ricerca.
Queste linee hanno reso il New Labour inglese senza dubbio il partito socialdemocratico più moderno che l’Europa conosca, con affinità solo nei New Democrats americani.
In Europa, il blairismo ha conosciuto alterne fasi di popolarità. In Francia la contrapposizione con una gauche più legata alla via nazionalista si è fatta sentire proprio negli anni di governo di Lionel Jospin, cha ha rivelato davvero poche affinità con il progetto blairiano. Migliore, invece è stato il feeling tra il leader inglese e il tedesco Schroeder. I due sembravano marciare sullo stesso binario in materia di welfare e di riforme, ma la guerra in Iraq e la presa di posizione del Regno Unito hanno spezzato questo filo.
Una citazione a parte, poi, merita l’Italia, dove la politica blairiana è stata ripresa e strumentalizzata in più occasioni e con segni diversi. Ora che si è riacceso il confronto politico e che si parla insistentemente della creazione di un polo riformista, laico e liberale, non si può non fare i conti con l’agenda politica di Blair nella sua interezza. Il messaggio di questo eccellente libro di Romano è che non si possono spezzare le visioni politiche. Esse sono il frutto di programmi ampi, connessi, spesso lunghi e dolorosi.
Ma, come scrive Romano, la forza di un uomo politico come Blair sta proprio nel fatto di considerare la politica come governo, prima che come ideologia.
 

web agency Done Communication