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Quel massone di Totò

RISK
di Mario Arpino
risk n.7 - Giugno - Settembre 2005

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risk7
L’Autore del libro è Massimo della Campa, avvocato, da sempre impegnato nei diritti civili e gran maestro onorario del Grande Oriente d’Italia, dove ha ricoperto le più ampie cariche istituzionali. Uomo di relazioni e di cultura, ha creato una significativa rete di contatti tra la massoneria italiana, storicamente legata ai francesi, con quelle svizzera, inglese e statunitense, ed ha scritto in tempi recenti diversi libri in materia di diritti umani e solidarietà. Dopo La massoneria italiana, scritto con Giorgio Galli nel 1998, è uscito quest’anno Luce sul Grande Oriente, per ricordarne il secondo centenario della nascita. Sfogliandolo, si viene così ad imparare che, sebbene altre forme di massoneria fossero pre-esistenti, il Grande Oriente d’Italia è stato fondato a Milano il 20 giugno 1805, sotto l’egida di quello francese, ma con rituale (vedremo più avanti cosa sono i rituali) importato dagli Stati Uniti. A Napoli, un Grande Oriente di modello francese era appena nato l’anno precedente. I due Grandi Orienti, punto di partenza per le lotte liberali e patriottiche del primo ottocento, non tarderanno a fondersi, per essere quindi sciolti con l’avvento della Restaurazione e la repressione dei moti carbonari. Particolare interessante, l’espressione «Oriente d’Italia» non veniva utilizzata tanto come indicazione geografica, quanto, lo si spiega negli Statuti Generali, quale espressione di entità nazionale. «Oriente», invece, rappresenta la direzione da dove proviene la luce.
L’articolazione del lavoro comprende cenni sulla nascita della massoneria e sul periodo d’oro tra l’Ottocento e il Novecento, in cui essa era il cosiddetto «partito dello Stato», il declino del Grande Oriente dopo la scissione nel 1908, della nuova obbedienza massonica di Piazza del Gesù, gli anni bui del processo Zaniboni (l’attentatore del duce), la persecuzione fascista, lo scioglimento delle logge e l’attività clandestina in Italia e all’estero. Particolarmente intricata e, a mio avviso, anche non facile da seguire, è la storia della ripresa della massoneria nell’Italia del dopoguerra, con alterne vicende in funzione dei grandi maestri successivamente al timone, con particolare riferimento a Lino Salvini e Giuliano Gamberini. In questo capitolo, non poche pagine sono dedicate alle vicende dello «scippo» di Palazzo Giustiniani, acquistato dal Grande Oriente nel 1901, sgomberato una prima volta dalle squadre fasciste nel 1925, rioccupato temporaneamente da gruppi di massoni nel 1948, successivamente e definitivamente «sfrattati» a favore del Senato della Repubblica nel 1985 dal Presidente Spadolini, dopo una serie di schermaglie giudiziarie durate vent’anni. Oggi la sede è alla villa risorgimentale del «Vascello». Altro capitolo di estremo interesse, ed anche sufficientemente chiarificatore, è quello dedicato alla massoneria coperta e a quella deviata. Licio Gelli, Lino Salvini e la loggia Propaganda Due (più nota come P2) ne sono, ovviamente, i protagonisti. Più vicino a noi ed alla nostra memoria è il capitolo dedicato all’inchiesta giudiziaria sulla P2 del dottor Cordova, a quella parlamentare dell’onorevole Tina Anselmi ed al caso del banchiere Calvi su cui, dall’Inghilterra, ancora oggi giungono inquietanti novità. Sopravvissuto alle bufere giudiziarie e scagionato dalle accuse di connivenze mafiose, sotto la «maestranza» dell’avvocato Gustavo Raffi, oggi, nell’anno del bicentenario, le sorti del Grande Oriente sembrerebbero in ascesa. A tutto il 15 dicembre 2004 - scrive della Campa - le logge erano 608 ed i fratelli ammontavano a 15.965 (alla fine del 1999, anno dell’elezione di Raffi, erano 12.630). Un migliaio erano le domande in esame, con in incremento annuo del 10 per cento. Si notava, altresì, una diminuzione dell’età media dai 54 anni del 1999 ai 42 anni del 2003. Dopo una cavalcata attraverso due secoli di storia della massoneria, che spesso corre parallela alla storia d’Italia, nelle note conclusive l’autore si impegna in modo esplicito a sfatare alcune credenze, popolari e diffuse, che ancora oggi gettano ombra: «Vanno inoltre sfatati miti, leggende, misteri e pregiudizi che non hanno ragion d’essere, come quello sui legami massonici, i quali, secondo certuni, sarebbero molto vicini a quelli omertosi». Altri miti da sfatare - spiega della Campa - sono la «massoneria internazionale con poteri», che non esiste; i vincoli di «solidarietà» tra affiliati e loro famiglie; il «monolitismo» della massoneria e, infine, il «segreto massonico», necessario solo ai tempi delle cospirazioni risorgimentali e delle persecuzioni fasciste. Pochi sanno, ad esempio, che ci sono state, anche in anni recenti, varie manifestazioni massoniche di piazza, con sfilate dei membri delle logge con tanto di «simboli» e «grembiule».
Altre «curiosità» il lettore le troverà nelle quattro appendici, che trattano l’Ordine e i Riti, i sevitori dello Stato e la massoneria, l’antimassonismo e presenze diverse, tra cui una massoneria femminile. Vera «chicca», da ultimo, un copioso lessico massonico, utile a comprendere simboli e riti, e una lista dei nomi dei massoni illustri italiani e stranieri. Non volendo togliere al lettore il piacere di scoprirli di persona, ne citiamo solo alcuni. Qualcuno forse si meraviglierà leggendo che Salvador Allende fu massone convinto sin da giovane, come lo erano Truman e Mac Arthur, in lotta perenne. Garibaldi, primo massone italiano, si «tirò dentro» - come affermato da Gramsci - anche il grande Bakunin. Del resto, tutto il nostro Risorgimento, da Cavour a Crispi, è segnato dalla massoneria. Si annoverano poi socialisti come Antonio Labriola, fascisti come Achille Starace, generali come Cappello e Messe, eroi come Francesco Baracca, poeti come Carducci, Pascoli e Trilussa, uomini di cultura come d’Azeglio e De Sanctis, per arrivare al mondo dello spettacolo, con Totò, Gino Cervi, Claudio Villa e Alighiero Noschese.
 

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