Una proposta agli intellettuali di destra
di Giovanni Raboni

dal Corriere della sera del 5 febbraio 2003



Una domanda agli intellettuali di destra: perché, oltre a organizzare convegni per parlare fra di loro della loro identità e delle loro radici e per raccogliere il verbo dei loro referenti politici, non organizzano anche qualche convegno per parlare con intellettuali di sinistra? A me sembra che oggi in questo Paese ci siano parecchie cose sulle quali un intellettuale degno di questo nome dovrebbe sentire il bisogno non soltanto di dire la sua, ma anche di ascoltare ciò che hanno a dire gli altr i, a cominciare da quelli maggiormente indiziati di non pensarla come lui. Per esempio la riforma della scuola. Per esempio la situazione della ricerca scientifica. Per esempio l' uso della televisione pubblica. Per esempio i rapporti fra istituzioni e società civile e, perché no?, fra etica e politica. E non posso credere che degli intellettuali che oltre a ritenersi "di destra" si ritengano anche e soprattutto degli intellettuali e degli intellettuali che oltre a ritenersi "di sinistra" si rit engano anche e soprattutto degli intellettuali non riuscirebbero, non dico a mettersi d' accordo, ma a misurarsi, a confrontarsi, a discutere: a discutere, voglio dire, non da uomini di parte, ma - appunto - da intellettuali. Oltretutto, sarebbe fors e l' unico modo per aprire la strada a quel "dialogo" fra maggioranza e opposizione che quasi tutti auspicano ma di cui nessuno è stato sinora in grado di indicare seriamente il senso, le modalità e i contenuti.