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Colloqui di Venezia 2008

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sciagurati_quegli_anni_bigDal doppio Stato al «progresso automatico», dal «terzomondismo» all’antiamericanismo, dall’antinozionismo alla Welfare generation, dalla teologia della liberazione all’«holdenismo», dalla «coppia aperta» allo «psicoanalese», dal «vietato vietare» al «tutto e subito». Sono alcune delle mitologie incubate dagli anni Sessanta che erano e sono in realtà pericolosi vizi ideologici che hanno inquinato il nostro discorso pubblico, producendo in qualche caso perfino evidenti giustificazioni alla criminalità politica. Sciagurati quegli anni. Contro la beatificazione dei mitici 60 è la riproposizione di un tema lanciato dalla rivista liberal che fu oggetto di riflessione per chi quegli anni, e quegli inganni, li aveva vissuti in prima persona. In questa raccolta di saggi Ferdinando Adornato, Francesco Alberoni, Pierluigi Battista, Giuseppe Bedeschi, Sergio Belardinelli, Rino Cammilleri, Giuliano Cazzola, Dino Confrancesco, Luca Doninelli, Mattia Feltri, Renzo Foa, Paolo Franchi, Jacques Garello, Annamaria Guadagni, Paolo Guzzanti, Alberto Mingardi, Giampiero Mughini, don Luigi Negri, Fiamma Nirenstein, Maria Rita Parsi, Gianfranco Pasquino, Claudio Risé, Sergio Romano, Lina Sotis, Marcello Veneziani e Stefano Zecchi affrontano tutti i «punti caldi» di quella Grande Mutazione che preannunciava una più generale complessità delle società occidentali.

«È necessario riconoscere e demistificare le patologie ideologiche e i tic mentali, le mitologie della resistenza e mitologie dell’esistenza che si intrecciarono negli anni Sessanta creando un filo rosso che ancora oggi pesa sulla nostra vita pubblica. Sono umori che ancora circolano tra noi, determinando vite, scelte, politiche. Finora solo pochi hanno voluto e saputo riconoscerli come umori negativi, mitologie dalle quali liberarsi, zavorre che impiombano le ali di una società libera. Se ciò è avvenuto è anche perché è passata nella società italiana una sorta di “beatificazione” di quegli anni che ha impedito ogni analisi critica, ogni sfumatura, ogni distinguo. Sarà perché gran parte dei protagonisti della politica e dei media attraversava proprio allora l’età dell’adolescenza e ciascuno di noi è inevitabilmente portato ad attribuire, a quel periodo della vita, l’aureola dell’innocenza. Ma non tutte le adolescenze sono sempre innocenti…».

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