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All'inizio del Novecento l'Europa, illuminata dalla Belle époque, era divisa fra tanti Stati separati da confini e barriere, ma era nel suo complesso la capitale dello sviluppo industriale, della cultura e dei grandi imperi coloniali. All'inizio del XXI secolo, cento anni dopo, passati attraverso la catastrofe di due guerre mondiali, artefici e vittime dei grandi totalitarismi, perse le colonie, a lungo tenuti distanti dalla «cortina di ferro», gli europei scoprono di essere uniti e integrati come non lo sono mai stati in passato. E nonostante la profondità delle crisi economiche e finanziarie che si sono susseguite, sanno anche di vivere in una condizione di benessere, di protezioni sociali e di tutela dei diritti individuali come non succede in nessun'altra parte del pianeta. Però vedono anche quanto sia difficile capire dove passano le frontiere che essi stessi hanno via via allargato, quanto coraggio ci voglia per trovare la forza di affrontare i drammatici problemi esplosi sulla soglia di casa (come quelli della ex Jugoslavia nello scorso decennio e del terrorismo fondamentalista ora) o direttamente in casa (come l'incontro-scontro con l'immigrazione), quanto sia arduo tradurre princìpi e valori in azione politica e non avere paura del futuro. E, pur avendo assorbito nel profondo i modelli americani (nella vita, nei consumi e così via), si accorgono di voler segnare le distanze dagli Stati Uniti. Come è successo? In questo dialogo che ripubblichiamo – fra un padre e un figlio che hanno visto, con occhi e attenzioni diverse, l'uno tutto il Novecento e l'altro la sua seconda metà e che hanno avuto fra di loro un particolare scambio intellettuale – c'è il racconto di come sono diventati gli europei lungo un secolo di grandi cambiamenti.

 

VITTORIO FOA (Torino 1910-Formia 2008) è stato e resta anche dopo la morte un punto di riferimento della cultura italiana. Fra i suoi libri Il cavallo e la torre, Questo Novecento e Lettere dalla giovinezza (tutti editi da Einaudi).

 

RENZO FOA, direttore del quotidiano liberal, ha scritto negli ultimi anni Il decennio sprecato e In cattiva comnpagnia (liberal Edizioni).

Insieme hanno pubblicato nel 1995 il dialogo Del disordine e della libertà (Donzelli).

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