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Mosca fece di tutto per bloccare la Biennale del Dissenso che si svolse nel 1977 a Venezia e che rappresentò il primo vero atto di sostegno politico e culturale, compiuto in Italia, nei confronti di coloro che resistevano in Urss e nei Paesi comunisti. Ci fu un braccio di ferro politico e diplomatico. Da un lato il Cremlino – come risulta da documenti segreti e inediti sovietici, americani e tedeschi – esercitò ogni forma di pressione e di ricatto sul governo di Roma, sulle forze politiche e sul Pci, che cambiò il suo atteggiamento iniziale: prima disse sì alla manifestazione, poi sotto l’incalzare di Mosca la osteggiò duramente. Dall’altro lato, soprattutto il sostegno di Bettino Craxi e dei socialisti consentì a Ripa di Meana di portare a compimento l’operazione e di superare gli ostacoli eretti dal mondo culturale italiano e dalle grandi imprese automobilistiche, tessili ed elettroniche del tempo impegnate nella sterminata Urss. Una brutta pagina quella scritta da molti intellettuali, con significative defezioni anche da parte di alcuni consiglieri e dei direttori della Biennale. Ma per la prima volta il sostegno al Dissenso non venne sacrificato sull’altare della coesistenza con l’Est.
CARLO RIPA DI MEANA, è stato dal 1974 al ’78 presidente della Biennale di Venezia. In seguito è stato deputato europeo, commissario europeo alla Cultura e all’Ambiente nelle due commissioni Delors, ministro nel governo Amato e leader dei Verdi italiani. Ha guidato per due anni Italia Nostra, di cui ora è presidente della sezione romana.
GABRIELLA MECUCCI, giornalista, lavora al mensile di Italia Nostra, collabora con Il Foglio e con liberal e ha contribuito a Sindaci in rosso e Cinema profondo rosso e ad altri libri di Libero.

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