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Perfettamente consapevole delle “illusioni primitive” che, durante il secolo scorso, hanno spinto numerose persone ad abbracciare ideologie scellerate, lo storico Robert Conquest ha consacrato la propria vita allo smascheramento delle distorsioni politiche e mentali che hanno provocato o accolto l’ascesa di regimi feroci, portatori soltanto di morte e distruzione. Questo nuovo saggio è una straordinaria difesa della civiltà e una denuncia del degrado politico e del feticismo intellettuale che caratterizzano il mondo odierno. Passando con grande agilità dalla discussione del pensiero politico dell’antica Grecia all’effetto corrosivo dell’ideologia socialista o agli attuali controsensi dell’Unione Europea, Conquest indaga le distruzioni del nostro passato, le assurdità del nostro presente e le trappole che insidiano il nostro futuro. Con una magistrale descrizione della via attraverso la quale nel mondo accademico, in quello politico e nell’opinione pubblica si sono diffuse false panacee, lo storico americano dimostra come la fiducia negli “ismi” e nei letali concetti di “popolo, nazione e masse” abbia provocato un ciclo distruttivo di totalitarismi e guerre. Il libro restituisce il quadro della situazione del mondo all’inizio del Ventunesimo secolo e ci esorta a sbarazzarci di quella “benda intellettuale” che ha sempre soffocato il dibattito e impedito un sincero e talvolta doloroso esame introspettivo.
ROBERT CONQUEST, specialista di storia sovietica, è stato direttore delle pagine letterarie del giornale "The Spectator" ed è attualmente Senior Research Fellow presso la Hoover Institution della Stanford University. Vive a Stanford, in California. Tra le sue opere più importanti, "Il Grande Terrore" (Rizzoli, 1999), "Stalin, la rivoluzione, il terrore, la guerra" (Mondadori, 2003), "Raccolto di dolore" (Liberal Edizioni, 2004).

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