![]() | Viva l'homo faber di Edoardo Boncinelli Il rapporto tra società e scienza "Ognuno loda, ognuno taglia". Mi è sempre rimasta impressa questa frase di una breve poesia di Giovanni Pascoli che studiai ai tempi delle elementari. Ne La quercia caduta, il poeta racconta di una grande quercia che è rovinata al suolo e dell'affaccendarsi degli uomini e delle donne del vicino villaggio per rimuoverne le varie parti e portare a casa una bella provvista di legna. Tutti parlano in termini elogiativi delle dimensioni dell'albero e delle sue doti e tutti si adoperano a tagliarne via il più possibile. Ognuno loda, ognuno taglia, appunto. La frase mi viene in mente ogniqualvolta ascolto discorsi di un certo tipo, riferiti all'ambiente, al suo forsennato sfruttamento da parte dell'uomo e alle possibili strategie per salvaguardarlo. Tutti sono d'accordo sul fatto che bisogna fare qualcosa per preservare al meglio l'ambiente in cui viviamo e assicurare un futuro vivibile ai nostri discendenti. Alcuni si agitano più di altri e mandano alti lai sul tragico futuro del nostro pianeta nel suo complesso. Quasi nessuno però fa nulla a livello individuale per consumare e pretendere di meno. "Ognuno loda, ognuno taglia. A sera/ ognuno col suo grave fascio va". Non c'è dubbio che si consuma troppo, a tutti i livelli e sotto ogni rispetto. E non c'è dubbio che ciascuno di noi potrebbe consumare di meno. Consumare di meno non può che discendere dal pretendere di meno. A tutte le ore di tutti i giorni dell'anno, ciascuno di noi compie, più o meno inconsapevolmente, un certo numero di azioni che si risolvono prima o poi nel consumo di risorse naturali, cioè nella spoliazione progressiva del pianeta. È chiaro che ciò non è evitabile in blocco. La nostra specie vive, come tutte le altre, utilizzando a proprio vantaggio le risorse naturali. Il problema è che siamo tanti e che nessuno di noi si limita all'indispensabile. Ogni gesto, dall'utilizzazione dell'automobile a quella del telefonino, dall'andare a mangiare fuori a fare del turismo, dal vestirsi al fare attività sportiva, mette in moto una serie di processi che concorrono a far consumare sempre più risorse. Si creano sempre nuovi bisogni e si cerca sempre di essere all'altezza delle aspettative del cliente, che ha anche sempre tanta fretta. Si producono così più macchine del necessario, più televisori e più telefonini del necessario, e certamente si raccoglie e si confeziona più cibo del necessario. Con sprechi assurdi. In ogni casa e in ogni ristorante è quasi più il cibo che viene buttato via che quello effettivamente consumato. Sono convinto che si potrebbe fare molto per contenere le nostre pretese e questo gioverebbe probabilmente anche al nostro benessere interiore. Detto questo però, è abbastanza evidente che la buona volontà non è sufficiente e che non basta consumare individualmente di meno. È stato calcolato che ciascuno di noi consuma una quantità di energia che è solo poche volte superiore a quella che consumava ciascuno dei nostri antenati quando ancora cacciava e raccoglieva cereali e bacche. Quello che è aumentato spaventosamente è il numero degli esseri umani che ogni giorno chiedono al pianeta di soddisfare i loro bisogni e le loro necessità. Non si otterrebbe quindi molto, sul piano materiale, se ciascuno di noi si sforzasse di consumare di meno, anche se forse ne guadagnerebbe la nostra serenità. Occorre quindi pensare a qualcosa di diverso. Questo qualcosa non può essere che la scienza e la tecnologia illuminata, anche se ciò non piace a molti. È sempre più chiaro che l'ambiente si può salvare solo pensando, o ripensando, in maniera approfondita e originale, a come poter utilizzare a questo fine gli strumenti scientifici di oggi e di domani. Per ottenere questo, occorre innanzi tutto fare una diagnosi seria e affidabile di quali sono i guasti attuali e potenziali. Si tratterà poi di individuare gli obbiettivi da perseguire e cercare le opportune soluzioni. Per molti aspetti questo è già successo. C'è stata una progressiva presa di coscienza dei rischi ambientali e sono scattate leggi e dispositivi finalizzati a un uso non troppo cervellotico delle risorse ambientali. È nata una vera e propria industria della prevenzione ecologica. Gli effetti di tutto ciò possono non essere di per sé evidenti nella nostra vita di tutti i giorni, ma sono evidenti quando si compara la situazione dei Paesi dove è stata presente questa coscienza a quella dei Paesi, ad esempio quelli dell'Europa dell'Est, dove questa coscienza è mancata per anni. Nessuno si poteva nemmeno lontanamente immaginare quale fosse la situazione in quei territori. Dove è stato fatto qualcosa, insomma, i risultati si vedono. Probabilmente non basta e bisogna escogitare qualcosa di più efficace. Certo la via non è quella degli allarmismi esagerati e esagitati e delle campagne lanciate contro falsi obbiettivi. Occorre fare l'inventario dei danni ambientali prodotti dalla nostra civiltà, senza però confonderli con fenomeni che sarebbero comunque accaduti, come i cambiamenti climatici, e senza demonizzare comportamenti e pratiche che non comportano che un minimo danno. Occorre quindi una riflessione seria sullo stato di salute della nostra vecchia Terra e uno sforzo collettivo finalizzato all'impiego di strumenti tecnologici sempre più efficienti e mirati, non una condanna aprioristica della tecnologia e del profitto, condanna che serve solo a scaricare la coscienza di chi la pronuncia. L'aspetto più grave della conduzione retorica e demagogica di certe campagne ecologiste è, secondo me, il fatto che sono centrate sul perseguimento del benessere immediato di alcune frange della popolazione del Globo e trascurano il resto del mondo e soprattutto gli interessi delle generazioni future. Occorre pensare il problema delle risorse energetiche, degli approvvigionamenti alimentari, dello smaltimento dei rifiuti di tutti i tipi e della salute, in una prospettiva a lungo termine. La popolazione mondiale non diminuirà entro breve tempo e probabilmente continuerà ancora per un po' ad aumentare. La gente, tutta la gente, non ridurrà le proprie pretese, e sul palcoscenico della società dei consumi si affacceranno sempre nuove fasce di individui. Non bastano quindi i piccoli rimedi locali, la miope preservazione di certi privilegi. Occorre pensare in grande e non aver paura di intraprendere azioni che possono sembrare momentaneamente pericolose. L'Uomo è divenuto incontrovertibilmente tale da quando ha cominciato a utilizzare un certo numero di strumenti, materiali o concettuali, per quanto rudimentali e primitivi. Non c'è dubbio che questo ha contribuito a espandere il suo spazio vitale e a moltiplicare le sue pretese. Non può e non deve, oggi, rinunciare alla sua vocazione di homo faber, in nome di un ridicolo ritorno alla natura. Quale natura? Quella di qualche milione di anni fa non c'è più e non avrebbe senso tentare di risuscitarla come tale. Occorre inventarsi una nuova natura che conviva con l'Uomo e cresca con lui. Io non ho ricette miracolistiche. E come potrei? Capisco solo che occorrono idee chiare e una grande modestia. Abbiamo ancora tanto da imparare e non è con i preconcetti e gli apriorismi che si impara. Diamo un po' di fiducia all'Uomo e alle sue risorse intellettuali e morali. D'altra parte se non si ha fiducia nell'Uomo è meglio chiudere bottega una volta per tutte. Edoardo Boncinelli capo del Laboratorio di Biologia molecolare dello sviluppo presso il Dipartimento di Ricerca biologica e tecnologica (Dibit) dell'Istituto scientifico san Raffaele | |