![]() | "Cuneo salvata dalla Massoneria" di Angela Pellicciari Aldo A. Mola, noto storico della massoneria italiana, ha pubblicato il suo ultimo lavoro, Storia di Cuneo 1700-2000, uno spaccato della storia nazionale dal Diciottesimo al Ventunesimo Secolo: le vicissitudini, i pregi, le caratteristiche, le difficoltà dei vari momenti storici visti da un punto di vista particolare. La storia generale analizzata da un'angolatura provinciale ci guadagna: al di là delle parole altisonanti, sono più evidenti e più chiare le concrete esigenze, gli spiccioli interessi, l'opportunismo politico spacciato per dedizione all'interesse generale, delle generazioni che si avvicendano alla guida della cosa pubblica. E il panorama si estende, al di là di Cuneo, alla penisola italiana e, in prospettiva, all'Europa. "Cuneo s'identificò col "vincitore"": Mola descrive così come la città sopravvive ai cataclismi politico-culturali di fine Settecento inizio Ottocento. Il ciclone rivoluzionario giacobino e napoleonico trasforma in carta straccia il patto considerato "indissolubile" fra la città e la casa di Savoia firmato nel lontano 1382. Di botto tutto cambia e la città si lascia semplicemente plasmare dal corso degli eventi: "Nessuna voce si levò in difesa del sovrano fino a poco prima venerato. In pochi mesi interi secoli vennero cancellati, calpestati con disprezzo, additati all'odio e all'esecrazione da notabili, clero e capipopolo". Un'analoga duttilità accompagna il rientro dei Savoia: gli antichi sovrani sono accolti a braccia aperte, la città ci guadagna il passaggio a sede vescovile, il ceto dirigente, mutando pelle, adattandosi e insieme accompagnando la generale evoluzione dall'assolutismo al liberalismo, continua a essere in mano agli stessi ceti sociali; non di rado alle stesse persone. Negli andirivieni dai Savoia alla Francia repubblicana, poi napoleonica, quindi nuovamente sabauda, poi italiana, prezioso collante - Mola lo mette giustamente in evidenza - è la massoneria cui appartengono da tempo i vertici della società cuneese: "Questa "catena" fu depositaria della tutela di interessi generali permanenti del "vecchio Piemonte", che andavano - ritiene lo studioso - oltre i vantaggi dei loro singoli "anelli" e dei loro rispettivi ceti". Mola prosegue: "La confluenza in loggia diluì sino a rendere pressoché innocue le divisioni tra legittimisti e francesizzanti, antichi giacobini e napoleonici, municipalisti e nostalgici della restaurazione sabauda, federalisti e unitari". Le vicende storiche, dalle più tumultuose alle più normali, analizzate nel dettaglio, ben raccontate, sono esposte con un serio tentativo di equanimità. Prova ne sia il giudizio del tutto controcorrente espresso sul conte Clemente Solaro della Margarita, diplomatico cuneese, dileggiato dalla storiografia risorgimentale e progressista. Ministro degli Esteri di Carlo Alberto negli anni della reazione, in realtà Solaro è tanto lungimirante da stabilire - primo nel Regno sardo - legami coi Paesi dell'Oltreoceano: "Solaro guardò oltre lo stesso Mediterraneo e per primo ampliò gli orizzonti del Regno di Sardegna alle coste dell'Africa occidentale e delle Americhe, con speciale attenzione per la meridionale" a conferma - continua Mola - "che non era solo Giuseppe Garibaldi a occuparsi di quant'avveniva nel continente sudamericano, sibbene anche lo statista nativo di Cuneo e dalla storiografia solitamente dipinto, a torto, quale miope reazionario". Aldo A. Mola, Storia di Cuneo 1700-2000, Editrice Artistica Piemontese, 793 pagine, 65 mila lire | |