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Libera ragione in libera fede
di Vittorio Strada

L'attualitˆ delle riflessioni di Montesquieu sui principi del cristianesimo
Montesquieu, dopo aver classificato le forme di governo in repubblicano, monarchico o dispotico a seconda che vi prevalga la virtù, l'onore o la paura, nel libro XXIV, capitolo VI dello Spirito delle leggi osserva: "I principi del cristianesimo, bene impressi nel cuore, sarebbero infinitamente più forti di questo falso onore delle monarchie, di queste virtù umane delle repubbliche e di questa paura servile degli Stati dispotici". Che cosa sono questi "principi del cristianesimo" che, a patto di essere sentiti e rispettati, supererebbero le possibili forme di governo? Sono i principi di libertà, uguaglianza, fraternità interpretati in un modo diverso rispetto a quelli proclamati dalla rivoluzione, il che non significa necessariamente antitetico, quasi fosse impossibile una sussunzione della triade politica rivoluzionaria sotto la triade spirituale cristiana. La libertà può essere intesa in senso fisico, metafisco, politico, giuridico, etico, vertendo essa sempre sul concetto di autonomia del soggetto umano. Ma si tratta di un'autonomia assoluta, svincolata da ogni fonte trascendente oppure di un'autonomia relativa, compatibile con tale fonte? Nella Veritatis splendor Giovanni Paolo II afferma che "l'obbedienza a Dio non è, come taluni credono, un'eteronomia, come se la vita morale fosse sottomessa alla volontà di un'onnipotenza assoluta, esterna all'uomo e contraria all'affermazione della sua volontà", dato che "una simile eteronomia non sarebbe che una forma di alienazione, contraria alla sapienza divina e alla dignità della persona umana". Nella Veritatis splendor si enuncia l'idea di "teonomia, o di teonomia partecipata, perché la libera obbedienza dell'uomo alla legge di Dio implica effettivamente la partecipazione della ragione e della volontà umane alla sapienza e alla provvidenza di Dio".
Il Vangelo è un appello costante alla libertà dell'uomo, alla "verità che rende liberi" (Giovanni, VIII, 32). Il cristiano è libero perché "il Signore è lo spirito e dov'è lo spirito del Signore, ivi è la libertà" (II Cor, 111, 17). Il che non significa indifferenza per le libertà empiriche e formali, ma fedeltà alla fonte della loro ispirazione.
L'idea di teonomia resta lontana dall'idea di autonomia della morale laica, la quale però è una forma di secolarizzazione della morale religiosa, della cui riserva di energia, ora residua, gode: non si conosce una società interamente regolata da una morale rigorosamente areligiosa, tranne quella comunista di ben triste memoria. La libertà spirituale di cui parla Giovanni Paolo II e di cui si trova la prima espressione nel Vangelo, ha dato a lui, come a tanti altri cristiani, l'impulso e la forza per resistere alla illibertà non solo politica, ma prima ancora morale e intellettuale di regimi atei oppressivi. Ed è tuttora il criterio per orientarsi nel mondo formalmente libero di oggi, tra i suoi problemi, le sue contraddizioni, i suoi drammi, le sue lacerazioni, là dove una morale assolutamente autonoma, se non polemicamente nemica di quella teonomia partecipativa di cui parla Giovanni Paolo Il, non riesce a operare adeguatamente sul piano civile e collettivo.
Libera ragione in libera fede affinché quei "principi del cristianesimo" di cui parlava Montesquieu si imprimano nei cuori di molti favorendo un governo migliore di quelli esistenti.
Vittorio Strada insegna Lingua e letteratura russa all'Università di Venezia





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