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Spagna 1931-1939: le colpe della democrazia

LIBERAL BIMESTRALE
di Mauro Canali
Liberal n. 26 - Ottobre-Novembre 2004

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cop26_thIl lavoro di Gabriele Ranzato rinnova senza dubbio in profondità gli studi sulla guerra civile spagnola, fermi agli anni Sessanta ai lavori di Broué, Tunon de Lara e Jackson, e solo parzialmente ripresi in tempi più recenti da Tusell, Payne, Preston e altri. Con quest’opera l’autore intende collocarsi in una posizione di equidistanza dalle due storiografie militanti che, nell’analisi delle cause e delle responsabilità della tragedia spagnola, si erano fino a una decina di anni fa contese aspramente il campo. Evitando saggiamente la trappola dicotomica fascismo-antifascismo, Ranzato si sofferma a esaminare soprattutto le responsabilità nell’affermazione del franchismo del «terzo» protagonista della tragedia spagnola, cioè le forze politiche democratiche spagnole e le grandi democrazie europee, come Francia e Inghilterra, ricavandone la convinzione che a perdere la giovane democrazia spagnola furono soprattutto le ambiguità che queste mostrarono nella difesa delle istituzioni repubblicane emerse dal crollo della monarchia di Alfonso XIII e della dittatura di Primo de Rivera. L’imputato insomma è la fiaccata democrazia tra le due guerre e particolarmente quella spagnola, colpevole nei suoi uomini più rappresentativi, Azana e Prieto, di avere avviato una politica sociale così radicale e corriva verso le istanze «anticapitalistiche» degli alleati - vedi ad esempio la riforma agraria - da indurre vasti settori dei ceti medi moderati a spostarsi dalle originarie simpatie per la Repubblica su posizioni decisamente antidemocratiche. Ad aggravare il quadro vi fu anche una politica insensatamente anticlericale, in forza della quale si tollerarono dei veri e propri «pogroms» condotti dalle milizie repubblicane indiscriminatamente contro le gerarchie ecclesiastiche e il basso clero, che contribuirono a spingere tra le braccia del franchismo una forza ideologica e spirituale decisiva nell’orientare contro la democrazia le plebi rurali. Questo equivoco ideologico e programmatico presente tra le forze politiche democratiche spagnole sin dalle origini della repubblica, perdurò per quasi tutto il periodo della guerra civile, provocando danni enormi alla credibilità dei leader democratici del «fronte popolare», che si mostrarono sostanzialmente al rimorchio delle frange estreme nell’interpretare la guerra civile come una «rivoluzione sociale» in atto.
A minare la giovane democrazia spagnola, di più e ancor prima della sedizione franchista, furono perciò le ambiguità ideologiche e il sostanziale scetticismo verso i principi democratici dei governi repubblicani, e non le tragiche divisioni dell’antifascismo nel corso della guerra civile, quando, come ora sostiene in modo convincente Ranzato, i giochi erano ormai fatti. Le posizioni «pilatesche» di «non intervento» di Francia e Inghilterra, fecero il resto, consentendo ai totalitarismi staliniano e fascista d’intervenire in modo decisivo nel conflitto in atto. Ci sovviene al riguardo l’epico quanto falso affresco storico offerto da Ken Loach con il suo film Terra e libertà, un’icona per molti anni della sinistra «movimentista», in cui le cause della vittoria di Franco venivano appunto ricondotte molto semplicisticamente alla sconfitta del disegno rivoluzionario anarco-trotskista provocata dai comunisti staliniani con la resa dei conti di Barcellona della primavera del 1937.
In definitiva, un lavoro, quello di Ranzato, che apre alla storiografia spazi e opportunità di ricerca proiettati decisamente al di là di quella che lo stesso autore definisce «zavorra propagandistica che, prodotta dalle parti avverse nel corso della guerra, ha continuato a lungo a inquinare i tanti scritti che all’argomento sono stati dedicati».

Gabriele Ranzato, L’eclissi della democrazia - La guerra civile spagnola e le sue origini (1931-1939), Bollati Boringhieri, pagine, 40 euro
 

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