La nuova edizione di «Aperto Vetro», ospite del Museo Correr, rispetto alle precedenti del '96 e del '98, pone di più l'accento sul tema del vetro inteso come strumento di creatività funzionale più che decorativa. Materiale antichissimo, immutabile nel tempo eppure fragilissimo, povero nella sua essenza, diventa prezioso nelle sue trasformazioni. Risale a 1500 anni prima di Cristo il primo vero oggetto di «design» in vetro, oggi conservato nel British Museum. È un piccolo recipiente di sorprendente eleganza, appartenuto al faraone egiziano Tuthmosis: vetro azzurro chiaro con decorazione a smalto giallo e bianco, bello e utile, qualità indispensabili e indivisibili per appartenere al design. Il percorso da allora è stato lungo e articolato, sia per ciò che riguarda la ricerca tecnica che quella decorativa. Sono cambiati nei secoli i materiali di base per la miscela vitrea e i procedimenti di lavorazione, di fusione, di soffiatura, di colatura e di cristallizzazione. Le potenzialità del vetro infinite non potevano che stimolare la creatività; nessuno si sottrae al suo fascino sottile e prezioso come il cristallo.
«Aperto vetro» 2000 predilige come già detto, l'oggetto di uso rispetto al vetro d'arte, esclude perentoriamente il «pezzo unico» e dà spazio al concetto di riproducibilità in serie. Poche fondamentali citazioni del passato e molto spazio al contemporaneo. I meravigliosi vasi «Savoy» di Alvar Aalto, forme organiche in vetro soffiato verdi e trasparenti, accompagnati dai loro progetti, schizzi a mano libera a inchiostro e matite colorate. Il sempre attualissimo tavolo «Fontana» che svela a sorpresa la sua data di nascita - 1936 - lastra di vetro spesso 15 mm curvato e molato, progettato da Pietro Chiesa e prodotto da sempre da Fontana Arte; la delicata produzione di Venini degli anni Trenta e Quaranta, tra cui immancabile Carlo Scarpa con le «Murrine» in pasta vitrea nera e rossa. Giò Ponti, dai tavolini rotondo del '32 alla celebre «Pirellina», lampada del 1967. Ancora degli anni Sessanta «Smoke», bicchiere asimmetrico di Joe Colombo pensato per unire due vizi in uno: bere e fumare contemporaneamente, si è in seguito rivelato utile per risolvere difficoltà di articolazioni delle dita. Di Achille Castiglioni, «Taccia» del 1962 lampada a luce indiretta e «Brera», l'uovo luminoso sospeso, ispirato a Piero della Francesca.
A cavallo tra gli anni Settanta e Ottanta due oggetti emblematici: l'«Atollo» di Vico Magistretti, esposto nella collezione permanente al Moma di New York, e il tavolo di Gae Aulenti, lastra di vetro molato su ruote industriali.
Prolifici e numerosi i designers degli anni Novanta: Mario Bellini e i suoi sogni infranti, vasi con riporti di vetri multicolori; Toni Cordero con le «Nuvole» luminose da terra e da parete; Harri Koskinen con «Block lamp», bulbo racchiuso in due blocchi di vetro stampato; Philippe Starck con «Illu-sion», tavolo «apparecchiato» con una tovaglia di cristallo. Generazioni a confronto: citazioni, provocazioni, ispirazioni che si rincorrono in questa rassegna. Il progetto è a volte rigorosamente geometrico, a volte si abbandona alla fantasia; spesso, più che nel design di mobili, è difficile riconoscere l'appartenenza a uno stile o a un'epoca. Il vero protagonista è il vetro e la sua capacità di trasformismo. La selezione intransigente che bandisce l'oggetto «bello ma inutile» e privilegia per scelta la funzionalità d'autore, conferisce alla rassegna il significato di una reale vetrina «bella e utile» sul design.
Il vetro progettato.
Architetti e designer
a confronto con il vetro quotidiano, a cura di
Marco Romanelli, Electa,
241 pagine, 90 mila lire
Aperto Vetro 2000,
Venezia, Museo Correr,
15 ottobre 2000
14 gennaio 2001
Marina Pinzuti Anzolini