archivio_libri

 


vai

 

 

 Archivio libri


terzopolo

 

 


 Todi

maggio_home_page

vai

 

 

 Venezia

novembre_home_page
Colloqui di Venezia 2008

vai

 

 

 

 

vai

foto1

foto1

Read More

foto2

foto2

Read More

foto3

foto3

Read More

foto4

foto4

Read More

foto5

foto5

Read More

foto6

foto6

Read More

foto7

foto7

Read More

foto8

foto8

Read More

Sansovino, rinnovatore del Cinquecento

LIBERAL BIMESTRALE
di Francesco Dal Co
Anno I numero 3 - Dicembre 2000 - Gennaio 2001

Torna al sommario
Fl3
Cinquecentoventicinque pagine, un migliaio di illustrazioni (quelle relative alle opere costruite sono frutto di una apposita campagna fotografica): dopo aver lavorato per diversi anni negli archivi di Roma, Firenze e Venezia, Manuela Morresi ha concluso con la pubblicazione di questo volume il suo originale progetto di ricerca. Non si tratta di una «monografia» su Sanso-vino, ma di uno studio articolato che individua la specifica collocazione della figura del Tatti rispetto ai più importanti ambienti artistici della prima metà del Cinquecento.
Sansovino si trasferì da Firenze a Roma nel 1506. Qui iniziò la sua attività di architetto progettando la Chiesa di San Giovanni dei Fiorentini, vicenda, questa, alla quale la Morresi dedica un «capitolo» del volume denso di informazioni, che getta nuova luce sui modi in cui veniva praticata la professione dell'architetto all'inizio del Cinquecento (molte delle «schede» che aprono il libro, come quella dedicata al San Giovanni, sono in realtà delle piccole monografie che aggiornano in modo significativo le conoscenze sulle opere prese in considerazione). Sempre a Roma, Sansovino si occupò di Palazzo Gaddi e della chiesa di San Marcello al Corso. Dopo un breve soggiorno a Parigi, nel 1527, in seguito al sacco che le truppe imperiali inflissero a Roma, Sansovino si trasferì defintivamente a Venezia. Qui divenne il più importante architetto della Repubblica e si legò agli ambienti intellettuali più affervescenti (Tiziano, Aretino, ecc.). Come Proto dei Procuratori de Supra ricevette incarichi prestigiosi. Così la sua opera veneziana è il risultato e l'espressione del conflitto (dalle origini evidentemente politiche) che vide contrapposti quanti volevano conservare nelle fabbriche della città l'antico, composito carattere delle costruzioni tradizionali e quanti, invece, volevano adottare per le nuove costruzioni pubbliche un diverso linguaggio espressivo delle più avanzate sperimentazioni compiute nei centri propulsori del Rinascimento.
Di questa vicenda, la costruzione della Libreria Marciana in Piazza San Marco è l'espressione più emblematica e non mancò di procurare a Sansovino preoccupazioni e disgrazie (nel 1545 egli venne imprigionato per breve tempo a causa del crollo delle volte della fabbrica). La definizione della vera estensione del fronte della Libreria, il cui lato minore si collega in maniera più che problematica con l'edificio della Zecca, ha appassionato gli storici. Nell'affrontare questa questione, la Morresi si schiera decisamente a favore della tesi sostenuta da coloro che hanno ritenuto che l'originale progetto sansovianiano per questo massimo monumento della renovatio veneziana a metà Cinquecento, fosse più corto di quello che oggi è possibile ammirare. Altri passaggi di sicuro interesse, anche per le loro implicazioni polemiche rispetto alla letteratura disponibile, sono quelli che la Morresi dedica agli altri grandi interventi veneziani di Sansovino, quali la Scuola della Misericordia, San Francesco della Vigna e le Fabbriche Nuove di Rialto. Naturalmente, le due principali opere che Sansovino costruì per committenti privati, Villa Garzoni a Pontecasale (uno dei suoi capolavori) e Palazzo Corner a Venezia vengono dettagliatamente esaminate, così come accade per realizzazioni minori (arredi, sculture, edificazioni di dettagli, inserimenti). In questo modo l'autrice ha ampliato e ridefinito il regesto delle opere attribuibili all'architetto fiorentino. Una lunga discussione dei rapporti che Sansovino intrattenne a Venezia con i gruppi riformatori conclude il libro, risultato di una inflessibile attenzione per le fonti documentarie, le cui informazioni vengono però sempre sottoposte al vaglio dei documenti fondamentali da cui ogni ricerca storiografica in campo architettonico deve prendere le mosse, ovvero le architetture costruite. Nell'interpretare questi documenti, Manuela Morresi ha messo in campo un'acribia che le ha consentito di ridisegnare i tratti di una delle figure dominanti della cultura artistica del Cinquecento.

Manuela Morresi,
Jacopo Sansovino,
Electa, 528 pagine,
200 mila lire

Francesco Dal Co

 
 

web agency Done Communication