Testo inaugurale della nuova preziosa collana «Rariora e Mirabilia», voluta dalla Crisis diretta da Carlo Ossola e dalla Compagnia di San Paolo, curato con rara e coltivata dedizione da Francesco Solinas, questo doppio, straordinario volume (uno di commento storico-critico, l'altro di riproduzione anastatica di quello del 1622) ci mette in diretto, sorprendente contatto con la scienza tassonomica ma anche poetica e documentaria di un formidabile personaggio che la storia dell'arte ha studiato soprattutto come abile mecenate in un periodo nevralgico dell'aurorale cultura barocca romana e a cui il Palazzo Barberini ha appena dedicato una suggestiva mostra. Appunto, il «coppiere» del Cardinal Nepote Barberini, quel sulfureo Cassiano dal Pozzo, artefice e regista di un miracoloso Museo Cartaceo, in cui si erano prodotti i maggiori artisti del momento, talora non ancora così noti, dal Domenichino a Pietro da Cortona, da Lanfranco a Poussin, nel tentativo quasi mefistofelico di riprodurre tutte le curiositas e le mirabilia dello scibile. Dai bassorilievi antichi ai fossili più rari, dalle conchiglie alle monete, dai funghi o dalle api (così simboliche per la famiglia dei Barberini, un tempo prosaicamente chiamati Tafani) sino ai disegni antichi di artefici manieristi, quali Perin del Vaga o Ligozzi.
Si sapeva dell'antica adesione di Cassiano ai principi rigorosi e «moderni» dell'Accademia dei Lincei e del suo Principe Cesi (cui fu donata una delle tante copie a stampa di quest'opera in progress dell'Uccel-liera, che ogni volta veniva personalizzata con tavole aggiuntive o incisioni, per lo più dell'umbro Villamena o del Maggi. E questa riprodotta è una sorta di silloge, che tiene conto pure delle copie donate a Emanuele Tesauro o ad altre personalità sabaude). E certo, gran mentore del giovane Poussin, appena scovato nella bottega del Domenichino e già macchiato dall'ombra del mal francese, Cassiano non poteva che condividere le posizioni del Cesi sulla «pittura filosofica», «indirizzo della pittura e suo studio, non solo a dilettation semplice, il che è vanissimo abuso, ma a giovamento di viva et efficace disciplina e piacer di molta utilità». Dunque, non l'arte come diletto o "goder" semplice, ma un nutrimento più sottile e ragionato, venato di acribia scientifica e di scrupoli metafisici. Gli studi più recenti, connessi anche a questa miniera insondata dell'Uccelliera (che si è scoperto contenere i testi non firmati dello stesso letteratissimo Cassiano) hanno dimostrato quanto forte fosse la curiosità naturalistica del coppiere di casa Barberini, interessato non soltanto all'arte ma anche alle scienze (amico del medico tedesco Faber in corrispondenza con il Rubens, del filosofo inglese Bacone, di Galileo, cui chiede insistentemente un «cannone da occhiale» che è poi il microscopio). Viaggia per motivi diplomatici accompagnando la corte papale di Urbano VIII (assisterà anche alla «notomia» del suo cuore di defunto) ma non smette mai di pensare alla sua «missione lincea» e sorprendersi per delle «gallinelle» numidiche o di «trastullarsi» con le oche delle Canarie o i tucani del Brasile, avendo il privilegio di ficcar il naso nei serragli del Re Sole, nelle splendide «bagatelle» delle règie Wunderkammern, e magari nei Tesori Messicani, resoconti di viaggi esotici. E ogni volta s'industria a trovare dei «giovani amorevoli» e «intendenti di disegno» che possano riprodurre questi documenti per poi divulgarli e condividere il piacere con gli amici sodali: «Farò d'ogni cosa un po' di nota per darl'a godere all'amici». E il volume, dedicato in particolare agli uccelli «che cantano», dispiega il modo di «prendergli, conoscergli, allenargli e mantenergli»: ovvero, svezzarli, accecarli, renderli più socievoli e sorprendenti alla vista.
Uccelliera, ovvero discorso della Natura
e proprietà di diversi Uccelli,
a cura di Francesco Solinas,
Leo Olschki, 2 vol., 280 mila lire
Marco Vallora