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Tradire il kitsch porta fortuna

LIBERAL BIMESTRALE
di Stefano Bianchi
Anno I numero 3 - Dicembre 2000 - Gennaio 2001

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Fl3
Giusto vent'anni fa, il punk inglese smise di tirar calci al sistema consentendo alla patinata new wave del rock di prendere il suo posto. Sbattuto in prima pagina fra i dandy che raccoglievano il glamour anni Settanta di David Bowie e dei Roxy Music, c'era il giovin signore David Sylvian. Capelli decolorati, make-up, ambiguo come i protégés della Factory warholiana e snob come Lord Brummel, capeggiava i Japan mettendo in bell'ordine technopop, cabaret decadente, rock ballerino e melodie orientali. Ma gli andavano stretti quei panni da cicisbeo, e mal sopportava d'esser paragonato a Simon Le Bon dei Duran Duran. Stizzito, dichiarò: «Ho creato un'immagine che sapevo sarebbe stata copiata, ma non potevo prevedere il danno che il mio look avrebbe causato alla mia privacy. Sono stato offeso e sbeffeggiato: adesso basta». E così nel 1982, dopo aver congedato i Japan con Tin Drum, disco di commistione fra tecnologia e folk cinese, David Sylvian si libera dall'opprimente kitsch modaiolo e decide che sarà la musica «colta» a incorniciare il suo viso da Dorian Gray, il suo speciale talento compositivo nato già adulto e la sua vellutata voce. Si impegna a snocciolar canzoni che sono fragili origami, vie di fuga acustico-elettroniche, alchimie atmosferiche. Ora sa come afferrare la pura essenza del suono, appropriarsi dei più reconditi anfratti della sperimentazione, respirare l'humus delle etnie. All'album Brilliant Trees dell'84 fa seguire tre anni dopo Secrets Of The Beehive, e fra queste rarefatte miniature che non disdegnano guizzi percussivi e un etereo funky che è conseguenza delle danze elettroniche dei Japan, inserisce Gone To Earth, spigoloso ampliamento d'orizzonte che approfondisce i temi «ambientali» e minimalisti cari a Brian Eno. Questo e molto di più - incluse schegge di Dead Bees On A Cake, l'ultimo lavoro datato '99 - è racchiuso nel doppio compact disc intitolato Everything And Nothing. Che non è la solita retrospettiva omaggiante il meglio del meglio bensì, spiega il quarantatreenne Sylvian, «uno sguardo a ciò che avevo fra le mani e desideravo prima o poi rendere pubblico. Questa antologia, infatti, non solo propone le cose che ritengo siano le più meritevoli, ma composizioni inedite lasciate in sospeso che ho estratto dal cassetto e completato». Come Some Kind Of Fool, destinata a entrare nell'80 in Gentleman Take Polaroids dei Japan ma poi esclusa per via della diversa direzione musicale intrapresa da quell'album; come Ride, brano registrato nell'87 per Secrets Of The Beehive e reinterpretato daccapo; come The Scent Of Magnolia, Albuquerque, Cover Me With Flowers e Aparna And Nimisha, gustosi frutti carpiti dalle sessions di Dead Bees On A Cake. Fra i 29 pezzi della raccolta non mancano inoltre il «pop à penser» di Orpheus, Laughter And Forgetting e Let The Happiness In; le purpuree suggestioni di Black Water e di Every Colour You Are (canzoni realizzate nel '91 coi Japan ribattezzati Rain Tree Crow) e le collaborazioni con grossi calibri dell'avanguardia: Ryuichi Sakamoto (Heartbeat; Bamboo Houses), Robert Fripp dei King Crimson (God's Monkey; Jean The Birdman) e gli italiani Nicola Alesini e Pier Luigi Andreoni (The Golden Way; Come Morning). Everything And Nothing, insomma, tratteggia con estrema meticolosità l'identikit di questo elegante, introspettivo designer della musica contemporanea.
David Sylvian,
Everything
and Nothing, Virgin,
42 mila lire

Stefano Bianchi

 
 

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