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Il riscatto di Paisiello leader dei dimenticati

LIBERAL BIMESTRALE
di Pietro Gallina
Anno I numero 3 - Dicembre 2000 - Gennaio 2001

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Fl3
È un bizzarro destino quello del melodramma italiano. Autori come Piccinni, Paisiello, Cherubini, Cimarosa, Spon-tini, rispettati e presi ad esempio perfino da Beethoven, e impiegati nelle più prestigiose corti d'Europa tra Settecento e Ottocento, sono collocati, dal vasto pubblico del canto lirico, ai margini del bel Paese dell'opera. Essi rimangono attualmente piccoli satelliti intorno alle celeberrime stelle della banda dei cinque: Rossini, Bellini, Donizetti, Verdi e Puccini. Questi riempiono i cartelloni di tutti i teatri del mondo e continuano ad avere edizioni musicali di tutte le loro opere, dalla prima all'ultima (anche quando non ne varrebbe la pena), con numerosi compagnie, direttori, orchestre e case discografiche di assoluto prestigio; gli altri invece, quando appaiono nelle stagioni di qualche teatro, fanno la gioia di snob o studiosi, ma non hanno il supporto della popolarità, al di là della validità musicale, né di interpreti stellari. Spesso poi, dei dimenticati, non esiste nemmeno un'incisione o ne esistono rare tra le numerosissime composte. E, ancora, di sovente tali incisioni sono realizzate da compagnie di secondo piano, orchestre scadenti e direttori mediocri che cercano successo per essere stati gli unici a incidere un'opera dei suddetti compositori emarginati (tuttavia ci sono direttori che lo fanno anche per la causa o in buona fede), ma in genere tali spesso inascoltabili interpretazioni non fanno che allontanare ancora di più quei pochi e importanti ascoltatori alla ricerca di nuovi territori musicali. Un caso emblematico è quello di Paisiello: compositore di Taranto vissuto tra il 1740 e il 1816, autore di oltre cento (!) opere, osannato in tutta Europa, musicista di Ferdinando IV, di Caterina II di Russia, dell'imperatore Giuseppe II, del re Stanislaw di Polonia e adorato soprattutto da Napoleone - di cui divenne il maître de chapelle - che lo volle con sé a Parigi fino al giorno della sua incoronazione (Messa solenne e Te Deum). Paisiello potrebbe sembrare un musicista amato solo dalle teste coronate; al contrario tali teste lo apprezzarono proprio perché presso il popolo otteneva grandi trionfi. Siamo dunque in presenza di una parte di storia e di arte completamente rimossa dagli operatori di mercato e dai musicologi, se non fosse per sei opere ogni tanto allestite da qualche volonteroso teatro: Alcide al bivio, Proserpina, Il barbiere di Siviglia (prima di Rossini), Il re Teodoro, Il Socrate immaginario, La Molinara (quella delle variazioni di Beethoven e Paganini). Tutta-via l'opera tra quelle di Paisiello che mantiene ancora una certa notorietà, è senza dubbio la commedia buffa in due atti Nina o sia la pazza in amore, rappresentata per la prima volta (in un atto) il 25 giugno del 1789 - l'anno della rivoluzione francese - nel Belvedere di San Leucio a Caserta. Tra il pubblico sedeva Carlo Goldoni che si complimentava con il librettista Marsollier de Vivietères per aver saputo «far tollerare in scena la rappresentazione prolungata della follia come solo elemento di tutta la commedia». Nina così diventava la capostipite di altre folli in amore come Lucia e Lucrezia di Donizetti e Imogene e Elvira di Bellini. Il libretto fu tradotto da Carpani ed ebbe nuove inserzioni a opera di Lorenzi. La musica è puro e semplice canto mediterraneo non vi sono ombre nelle melodie e le armonie appaiono chiare e rifuggenti qualsiasi ambiguità; l'orchestrazione brillante, non segue le asfittiche norme accademiche del tempo, ma anch'essa si adatta alla situazione psicologica del testo e cerca di rivestire ogni brano di un elegante abito sonoro settecentesco.

Della Nina abbiamo ora una un'incisione di grandissimo rilievo, che mette in risalto tutti i suoi pregi e rende finalmente giustizia nella sua interpretazione sensibile e raffinata al genio di Paisiello. Si tratta appunto della registrazione dal vivo della Nina - rappresentata alla fine dell'anno scorso e uscita di recente per la casa Opera-Ricordi - diretta magistralmente da Riccardo Muti con l'Orchestra della Scala di Milano. La compagnia di canto annovera due stelle che rendono cristalline le parti degli amanti: Antonacci e Florez; essi sono ben sostenuti da spalle come Lepore e Pertugi. Magnifiche le parti del coro curato da Roberto Gabbiani. Un'edizione davvero da non perdere «del piccolo capolavoro di arte conformista» come ebbe a scrivere Massimo Mila.

Giovanni Paisiello,
Nina o sia La pazza
per amore, Ricordi Bmg,
77 mila lire

Pietro Gallina

 
 

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