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David contro Golia (ma scopre che è suo padre)

LIBERAL BIMESTRALE
di Luca Doninelli
Anno I numero 3 - Dicembre 2000 - Gennaio 2001

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Fl3
Ancora America, sempre America. Del Nord, s'intende. È la volta del più bel romanzo uscito in Italia in questo secondo semestre Duemila: quello di Chaim Potok.

Il risvolto di copertina è un po' ingiusto quando parla di «romanzo di formazione», dal momento che tutta l'opera di Potok sarebbe, a questa stregua, un immenso romanzo di formazione: se con questa definizione non intendessimo, poi, soprattutto quel genere di prodotti un po' onanisti (oggi si dice autoreferenziali) che popolano gli immensi banconi della più grande libreria del mondo: la libreria del «non-so-che-dire». Potok, viceversa, ha molte cose da dire, e l'infanzia di un piccolo ebreo americano degli anni Cinquanta, figlio di emigrati polacchi (scampati, dunque, ai forni hitleriani), funge da pretesto per un grande ritratto d'epoca, che ha la pretesa - fondata - di entrare in dialogo con gli storici di professione per proporre un nuovo sguardo su quel momento storico che ha posto e definito non già un problema del nostro tempo, bensì il problema: la questione israeliana-palestinese.

È la storia del piccolo David, un ragazzo sempre malaticcio a causa di un incidente rimediato quand'era in culla - segno inesorabile di creaturalità - e capace, proprio a causa di questo peccato originale - che lo costringe a letto, in silenzio - di maggior concentrazione e memoria rispetto ai coetanei.

Più di loro, poi, David frequenta molto gli adulti, ed è in una di queste occasioni che viene a conoscenza di un segreto riguardante suo padre e sua madre. Chi è quell'uomo forte, virile, iracondo, che gli ha dato nome e cognome? Chi è quella donna nervosa e riservata che si fa chiamare mamma e lo accudisce quand'è malato?

Una storia d'amore distrutta dalla guerra è la causa del suo nome: David era infatti il nome del fratello di papà, con cui mamma era stata fidanzata prima che i tedeschi lo uccidessero. David era un uomo buono e deciso a non rispondere alla violenza con la violenza. Ma fu ucciso. Il fratello, che ne sposò la fidanzata, è un uomo diverso. Intelligente, pragmatico, decisionista, è il leader di un ristretto gruppo tradizionalista: uomini ora ricchi, che si sono posti il compito di riscattare parenti e amici rimasti, dopo la nuova divisione dell'Europa, sotto il giogo di Stalin. Il padre di David teorizza la violenza. Il piccolo, in casa d'amici, scopre una fotografia che ritrae suo padre e i di lui amici raggruppati in un bosco d'inverno. Sono tutti armati: perché?

Chaim Potok non avrebbe mai messo mano a una narrazione come questa se non fosse stato ben cosciente della posta che metteva in gioco: non una storia d'amore, e nemmeno una storia d'amore e di guerra, bensì l'individuazione di un momento decisivo della storia dell'umanità dal dopoguerra in avanti: il momento in cui una parte degli ebrei scampati a Hitler decide di costituirsi come formazione politico-militare. Potok ci restituisce il clima, i ragionamenti, le debolezze di uomini esasperati dalla storia. Dopo la Shoah è difficile comprendere la pedagogia di Dio. La modernità è forza e tecnologia, e nasce la tentazione (forse inevitabile) di usare questi mezzi per affrettare la volontà di Dio.

Potok è inimitabile nel fondere una materia molto complessa, con una gran varietà di temi, in una narrazione fluida, affascinante e apparentemente «naturale». Ma forse non è apparenza: essere naturali significa osservare le vicende del mondo dal punto di vista in cui queste vicende rivelano meglio il loro rapporto con la natura delle cose. Ed è obbedendo alla propria nascita che si raggiunge questo punto.

I grandi scrittori - coloro cioè che, scrivendo, sanno incidere nella storia - sono tutti uomini obbedienti alla propria origine. Anche quando (ma non è il caso di Potok) sia un'origine di disperazione o di follia.

Chaim Potok,
In principio, Garzanti,
616 pagine, 35 mila lire

Luca Doninelli

 
 

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