Cosa nasconde la casa sulla collina? Chi è il misterioso, immenso Jai le cui mani delicate sanno fermare la crescita degli alberi? Riuscirà il dodicenne Coretti, intraprendente «apprendista uomo» con un certo talento per le belle parole, a decifrare l'enigma del gigante che turba le sue notti?
Con Il signore dei bonsai l'abile chef Manuel Vázquez Montal-bán - che ha firmato prelibatezze come Ricette immorali - entra nella fumosa cucina della letteratura per ragazzi. E, senza troppo badare alle calorie, sforna una merendina tutt'altro che light, in libreria per la serie Sbuk di Feltrinelli dedicata a palati piccoli ma forti (dai dieci anni in su). Sorprende la lista degli ingredienti: soggetto da thriller cinematografico, linguaggio denso e sofisticato, una massiccia dose di filosofia, da Socrate a Marx, per dar corpo alla pietanza, poesia quanta ne basta a solleticare il gusto femminile, copertina e disegni dal tratto pulp di Lluisa Jover. E, su tutto, l'arte giapponese dei bonsai - riletta in chiave sociopolitica - che consiste nel rispondere all'ordine primario secondo cinque stili fondamentali: chokkan, moyogi, fukinagashi, hokidachi, bunjingi. Il risultato è una grave metafora del potere, che ben si adatta (e non a caso) all'attualità italiana.
Il ficcanaso Coretti scopre che l'inquilino della casa sulla collina è dedito a un singolare passatempo, quello di rimpicciolire gli alberi. La sete di avventura del novello Carvalho non si placa nemmeno quando Jai lo invita a visionare il suo laboratorio di piante nane e gli svela il terribile segreto dei bonsai: «Se tu determini la crescita di un essere vivente, lo controlli, lo salvi di fatto dalle leggi del caso, dalle eventualità che possono renderlo buono o cattivo, alto o basso, forte o debole. Questi alberi ormai sono».
Una porta dopo l'altra, la casa del potere del novello Barbablù rivela una sequenza di orrori. Prima una galleria di cani di una piccolezza angosciante, «con i corpi stretti da armature che gli comprimevano le ossa, o semplicemente legati con cinghie e fili metallici». E poi... «davanti ai loro occhi apparve una scena tremenda. Esseri umani stretti in forme per ridurne le dimensioni o con le membra torte da fili metallici e con insopportabili pesi sulla testa per rimpicciolirli». Quando Coretti e i suoi irrompono nei sotterranei della casa-fortezza e scoprono il vizietto del rispettato inquilino, non sanno comprendere la serena accettazione delle vittime. In cambio del silenzio, il padre-padrone fornisce a getto continuo una bella dose di concorsi tv. Piuttosto seccati per l'inattesa liberazione (proprio ora che «stavano per premiare i vincitori»!), gli uomini-bonsai si lasciano trasportare in paese, dove la loro prima preoccupazione è quella di essere adottati da famiglie munite di pay tv. Il potere, insegna Montalbán, è essere padroni di qualcosa: la libertà o il tempo degli altri, la mente degli uomini, le parole. E poiché «il rispetto dei deboli è una conquista della ragione», il finale della storia resta aperto. Toccherà ai piccoli lettori, una volta diventati adulti, cambiare alle radici la società e sconfiggere l'orco che si diverte a infilare nel tubo catodico i destini dei suoi sudditi.
Manuel Vázquez Montalbán,
Il signore dei bonsai,
Feltrinelli, 82 pagine,
12 mila lire
Monica Guerzoni