Se abbiamo indicato in queste note alcuni esempi di grandi scrittori del Novecento i cui libri sono introvabili e non sono ristampati, oggi possiamo tessere un altro elogio (tanti ne riceve del resto per molti motivi) all'editore Adelphi che sta ristampando tutte le opere di Tommaso Landolfi: scrittore eccellente che indichiamo ai nostri lettori, questa volta senza far fatica per ritrovare i testi. Le opere di Landolfi sono più di una trentina. Nel 1982 Calvino scelse Le più belle pagine di Tommaso Landolfi, raccolte poi in due volumi: il primo è dedicato agli anni '37-'59, il secondo va dal '60 al '71; sono stati editi rispettivamente nel '91 e nel '92. L'occasione per questa notarella viene dalla recente ristampa presso Adelphi di uno dei libri più indicativi di Landolfi: Ottavio di Saint-Vincent. Sembra una favoletta ma è opera piena di ironia, di malinconia, del senso reale (e non visionario) della vita. Adelphi ha ripubblicato fin qui tredici opere di Landolfi, alcune delle più belle: La Bière du pecheur, La labrène, Rien va, e si aspettano ancora De mois, Se non la realtà e il volume di poesia di gran pregio intitolato Viola di morte.
Nel 1937 Landolfi pubblicò a sue spese a Firenze Il dialogo dei massimi sistemi accolto da giudizi molto positivi. La critica allora era assai più capace di quella di oggi di accorgersi degli scrittori veri anche se erano al loro primo libro, anche se stampavano a proprie spese, presso editori spesso minori senza stambureggiamenti pubblicitari. Del Dialogo parlarono subito Pancrazi e Bo. Pancrazi si accorse della direzione morale dello scrittore: «Sente assai sensibilmente, ragiona bene, e distingue di sottile: è anche da subito pronto a ironizzare il sentito il ragionato e il distinto... Due strade gli sono ugualmente aperte: un'arte di più impegno lirico o un umorismo logico e morale più scoperto». Ma le strade per Landolfi non sono due ma una sola perché tendenza lirica e tendenza moralistica e ironica sono perfettamente fuse. In lui interviene subito l'ironia a placare la spontanea accensione lirica, quasi, di quegli slanci, di quegli abbandoni lo scrittore avesse ritegno, avesse pudore, intervenendo il controllo delle emozioni da parte del ragionamento.
Pur con tante opere Landolfi si è sempre confermato come uno degli scrittori in possesso di una lingua italiana straordinaria e duttilissima (attingendo sia alla tradizione classica che a quella popolare) con una ricerca di stile, in una amplissima varietà con la quale è stato ed è, più che mai, molto difficile competere. E si aggiunga il senso medianico che gli appartiene, la possibilità di distendere sulle cose e sui personaggi una patina, un'aria di mistero, di sortilegio, d'incanto insieme alla drammatica amarezza della sua voce di scrittore, alla sua ironia ora pungente e ora più distaccata, il suo vario grado di partecipazione lirica, quell'agguato che egli di volta per volta prevede e presenta al di là della forma consueta della vita.
Oltre che scrittore, Landolfi era noto per la conoscenza delle lingue e della letteratura russa, traduttore eccellente di opere poetiche e in prosa dei maggiori scrittori dell'Ottocento, a cominciare «dal suo autore» Gogol. E allora cerchiamo di procedere in queste riletture: chi si avvicini per la prima volta a Landolfi, cominci con opere come Rien va, Le labrène, De mois.
Leone Piccioni