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Un'idea davvero straordinaria L'universo è universale

LIBERAL BIMESTRALE
di Emilio Spredicato
Anno I numero 3 - Dicembre 2000 - Gennaio 2001

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Fl3
Infinito in ogni direzione è il titolo di un libro del fisico Freeman Dyson, pubblicato in Italia da Rizzoli, da cui riportiamo queste parole pronunciate nel 1896 dal fisico Emil Wiechert: «...dobbiamo abbandonare l'idea che avvicinandoci al regno dell'infinitesimale raggiungeremo le più lontane fondamenta dell'universo. L'uni-verso è infinito in tutte le direzioni, non solo sopra di noi nello spazio, ma anche sotto di noi nell'infinitesimale. ...Se esploriamo il contenuto dell'universo alla fine arriviamo, sia nel molto grande che nel molto piccolo, a distanze indecifrabili dove i nostri sensi e poi anche le nostre idee si smarriscono».

La visione di un universo indirettamente complesso, non inquadrabile in una teoria unificante costituita da un numero finito di leggi (o equazioni), è al giorno d'oggi condivisa da una minoranza degli studiosi. I più propendono per il seguente scenario: lo spazio e il tempo sono finiti, «generati» nel momento iniziale del «big bang», circa 20 miliardi di anni fa. Spazio e materia continuano a espandersi. Non sappiamo se l'espansione continuerà all'infinito oppure si arresterà e l'universo si contrarrà in un big bang inverso...

Esistono solo quattro forze fondamentali: quella gravitazionale, dominante sulla scala astronomica; quella elettromagnetica e dell'interazione debole (unificate da Salaxn e Weinberg), operanti prevalentemente sulla scala atomico-molecolare e subatomica (a parte possibili effetti cosmici elettromagnetici associati ai plasmi; qui i seguaci di Alfven si scontrano con i cosmologi «classici», per i quali conta solo la forza gravitazionale); e l'interazione forte, agente su scala subatomica.

Lo scenario «finito» deve la sua presa anche a una presunta conferma della versione biblica della creazione, comunemente interpretata nel senso di un Dio che crea l'universo nel tempo. Un universo creato ab infinito non tuttavia incompatibile con l'idea di un Dio «infinito», come ipotizzato dalla teologia classica cristiana. Si noti che il buddismo (nella versione mahayana del Dalai Lama) ipotizza un universo infinito nel tempo, senza un Dio creatore, con sei categorie di esseri senzienti (dei, semidei, uomini, animali, spiriti affamati, spiriti infernali) in un ciclo di infinite reincarnazioni (salvo per chi raggiunge lo stato beato del Nirvana). Alle soglie del Terzo millennio anche fra i fisici rinascono idee di un universo infinito, nel tempo, nello spazio (o in spazi a molte dimensioni; 42 è il numero di dimensioni caratterizzante certi approcci) e nella scala. Ricordiamo le idee sugli universi «paralleli», su cui ha lavorato Rees, astronomo reale inglese, l'idea che il nostro universo sia solo la particella di un superuniverso e che le particelle elementari siano a loro volta dei microuniversi e l'idea che esistano infinite forze ciascuna con un suo raggio di azione tipico. Ad esempio per l'astronomo Van Flandern il fatto che le galassie risultino distribuite secondo peculiari strutture bidimensionali, chiamate «muraglie cinesi», suggerisce l'esistenza di una nuova forza, di tipo ondulatorio, con raggio di azione sui 600 milioni di anni luce, pari alla distanza fra tali «muraglie», e dominante su tale scala sulla forza di gravità. Contrariamente a quanto Hoyle scriveva negli anni Cinquanta, l'uomo alla fine del Terzo millennio avrà conoscenze dell'universo radicalmente diverse dalle nostre.

Emilio Spedicato

 
 

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