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Impariamo a scegliere la medicina della scelta |
LIBERAL BIMESTRALE di Cinzia Caporale Anno I numero 3 - Dicembre 2000 - Gennaio 2001
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La salute e la malattia non sono «generi naturali», ma dipendono dalla visione biologica e culturale dell'uomo. È impossibile cioè parlare della realtà indipendentemente da chi la conosce, perché la sua descrizione risente sempre delle aspettative delle persone in termini sia valutativi che esplicativi. I concetti teorici e le teorie, cioè, in tutti i momenti cruciali del progresso scientifico precedono il momento dell'osservazione e dell'esperimento e quindi indirizzano l'osservazione verso certi aspetti della realtà, escludendone degli altri. La determinazione di cosa corrisponda ai concetti di salute e di malattia, non può dunque essere il mero risultato dell'osservazione e dell'esperimento, ma viceversa dipende dalle teorie e dai paradigmi prevalenti in ciascuna epoca storica. L'errore epistemologico di considerare l'evidenza empirica come qualcosa di assoluto - come avviene per l'interpretazione corrente della Evidenze Based Medicine (Ebm) - si traduce poi in rischi assai onerosi quando essa viene posta a unico fondamento delle politiche sanitarie e della formazione della classe medica. Una deriva purtroppo generale che comporta il rischio di una «standardizzazione» del malato e la tendenza a valutare l'efficacia di un trattamento con parametri indipendenti da una dimensione viceversa irriducibilmente individuale. Sono assai pochi gli autori italiani che affrontano la complessa questione del-l'Ebm con la stessa competenza, rigore metodologico, e anche passione intellettuale di Ivan Cavicchi. Particolarmente convincente è il suo ultimo libro che parte dal concetto di una crisi «nella» medicina, piuttosto che «della» medicina. Per l'autore, la medicina è un sistema di verità relative al punto di poter dire che la sua condizione normale è l'instabilità epistemologica, non la certezza scientifica assoluta». La «crisi» è quindi un processo permanente di ridiscussione dei propri «fondamenti» e, come tale, costituisce in realtà un «non problema». La seconda parte del volume, propone un'analisi critica dell'utilizzo meccanicistico della «medicina basata sulle prove dell'evidenza». Non si tratta dunque di un libro contro l'Ebm, piuttosto di una intelligente denuncia del modo scientificamente inadeguato e socialmente lesivo delle libertà individuali, in cui essa viene correntemente applicata. Nulla è più lontano da Cavicchi che una posizione vetero idealista, per la quale statistiche e numeri non sarebbero conoscenze autentiche. Piuttosto, «l'evidenza, quando c'è, è solo un'informazione fra molte altre informazioni a disposizione del medico». L'influenza di una logica economicistica che ripropone in medicina le teorie della decisione razionale e le logiche efficientistiche sono altri dei temi approfonditi dall'autore che dedica la terza parte del libro alle possibili alternative alla medicina «amministrata» di cui sempre di più siamo vittime inconsapevoli. La descrizione di una medicina «realista» capace di scegliere ciò che è «conveniente» e «ragionevole» per il malato, è tutta da leggere nella sua concretezza e nella brillante articolazione. Una «medicina della scelta», senza assoluti, per la quale il malato torni a essere un soggetto e non un oggetto. Ivan Cavicchi, La medicina della scelta, Bollati Boringhieri, 453 pagine, 48 mila lire Cinzia Caporale
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