|
Il centrosinistra non è più un polo |
LIBERAL BIMESTRALE di Giuseppe Badeschi Anno I numero 3 - Dicembre 2000 - Gennaio 2001
Torna al sommario
Il centrosinistra non è più un polo di Giuseppe Bedeschi Nell'editoriale del terzo fascicolo (settembre 2000) della sua rivista L'Acropoli, Giuseppe Galasso traccia un vivido quadro dello schieramento di centrosinistra, all'indomani della rinuncia di Amato a candidato premier e del lancio di Rutelli. Tutto il modo, rileva Galasso, in cui questa vicenda è stata condotta, la totale assenza di dibattito politico che l'ha contrassegnata, conferma «la crisi di direzione politica e di indirizzo programmatico della sinistra italiana». Del resto, basta dare uno sguardo alle singole forze che compongono il cosiddetto centrosinistra, per avere tutta la dimensione di questa crisi. I popolari non riescono in alcun modo ad assumere uno spicco davvero significativo ai fini della lotta politica italiana. L'appiattimento sulla formula del centrosinistra toglie forza e credibilità alle prese di posizione del partito. Il partito della Quercia è diviso in gruppi e sottogruppi (qualcuno ne ha contato una diecina), e ciò lo configura come una formazione ad alto rischio di frammentazione. Per ora sembra reggere ancora, in qualche misura, il collante della disciplina unitaria propria del defunto Pci. Ma fino a quando? E dopo? Né tra le altre forze del centrosinistra c'è molto su cui contare o puntare. Mastella con la sua Udeur ha rivelato un dinamismo inatteso, ma tutto incentrato sulla sua capacità di assicurare rappresentanze e presenze nelle assemblee elettive, negli organi esecutivi e intorno a essi. Del Rinnovamento italiano di Dini non c'è assolutamente niente da dire: solo le disastrate condizioni della politica italiana in questi anni ne potevano permettere l'apparizione. I Verdi appaiono tuttora nel vicolo cieco della grave caduta di entusiasmo e di convinzione circa la propria «missione» e il proprio ruolo, che si è sempre più manifestata negli ultimi anni: di qui una quasi-paralisi in fatto di proposta politica e i ripiegamenti elettorali. I democratici del cosiddetto Asinello non si è mai capito che cosa propriamente rappresentino: il mito dei «nuovi sindaci», che ha costituito gran parte del loro richiamo, è, per lo meno, in frantumi. I socialisti di Boselli non appaiono destinati a prospettive politiche migliori di quelle attuali, e ciò forse anche perché appare davvero difficile cogliere la loro specificità socialista. Morale della favola: il nostro sistema politico si regge su una gamba sola, poiché solo il centrodestra agisce ormai stabilmente come un autentico polo politico. Ciò significa, però, che il nostro sistema politico è sbilenco, ma non per difetto del centrodestra, bensì per difetto del centrosinistra. A questa giusta analisi di Galasso aggiungeremmo soltanto che la crisi politica del centrosinistra sembra avere la propria origine in una grave crisi culturale: sono caduti tutti i vecchi punti di riferimento ideali e i vecchi modelli, senza che quello schieramento sia riuscito a elaborarne dei nuovi. Giuseppe Galasso, L'Acropoli, settembre 2000 Giuseppe Bedeschi
|