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Brava Maria Antonietta sai ancora perdere la testa

LIBERAL BIMESTRALE
di Franco Cardini
Anno I numero 3 - Dicembre 2000 - Gennaio 2001

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Fl3 Roma, 1944. La Roma di via Tasso e di via Rasella, del «re» Metzger - l'uomo di Kesselring, l'aviatore ridotto a poliziotto - delle Fosse Ardeatine. Si fa presto, ora, a parlare di «occupazione» e di «Resistenza». Certo, a Roma si stava meglio di quanto si stesse a Varsavia: ma c'erano la fame, la paura, l'apprensione per quelli al fronte o alla macchia o in prigionia, i sospetti, le piccole e grandi miserie legate all'arte di arrangiarsi.

Roma, '44. Due ragazzine spaurite e minute, con i calzettoni di filo autarchico, fanno propaganda comunista. Proprio così: appiccicano volantini artigianali con la scritta «Viva Lenin» agli angoli delle strade, alle fermate del tram, sui manifesti della disperata propaganda di Salò firmati da Boccasile. È una bravata, un beau geste da adolescenti che anche loro stanno cercando la Bella Morte, come il loro coetaneo Carlo Mazzantini che, più a nord, porta spavaldo e spaurito l'Emme rossa e la camicia nera della G.n.r. Come si somigliano, i ragazzi...

Roma, '44. È una bravata inutile, quel «Viva Lenin» (come quella camicia nera). Ma se ti beccano «gli altri», è la prigione, sono le botte, le sevizie. Probabilmente la morte.
Sono cresciute quelle due ragazzine. Una è Miriam Mafai, donna politica, scrittrice, giornalista, testimone straordinaria del suo tempo. L'altra è Maria Antonietta Maciocchi europarlamentare, giornalista, scrittrice, autrice di questo bellissimo libro di memorie: una splendida autobiografia, una delle letture più affascinanti e commoventi che mi sia mai capitata di fare.
Non è mai stata una donna facile, Maria Antonietta. Femminista e comunista inquieta, spirito eretico e rissoso, incapace di stare a lungo in qualunque maggioranza comunque costituita.
Maria Antonietta Maciocchi è una delle protagoniste e delle testimoni del «suo» secolo, l'affascinante e terribile Nove-cento: il secolo delle macchine, delle masse, dei totalitarismi e del finis Europae. Dalle sue pagine escono nitidi ma spesso anche inediti i grandi personaggi che hanno fatto, nel bene e nel male, l'Italia del Ventesimo secolo. Togliatti, Pajetta, Pasolini, Cacciari e tanti altri: c'è tutta la sinistra, quella cattolica e quella laica, quella apocalittica e quella integrata, quella intellettuale e quella popolare, quella d'ordine e quella tentata dal terrorismo.
La Maciocchi, da noi, appare spesso sui giornali. Così, magari presenza svagata, magari agitatrice d'una polemica marginale. La mia irrefrenabile simpatia per lei nasce da un siluro che mi spedì qualche anno fa e che forse mi impedì di ricoprire un incarico d'un qualche prestigio. Perché lo fece? Ordine di scuderia? Secondi fini, di chissà quale genere? Macché. Per la bella, solare, pulita ragione che la pensavo diversamente da lei, e che per questo lei riteneva fosse del tutto civile - un diritto e un dovere di carattere civico - contraddirmi. Maria Antonietta Maciocchi credeva ancora (e sono sicuro che continua a crederci) nello scontro delle idee.
Questa signora minuta ed energica, che pure ama stare in disparte, è un frammento della Grande Storia. Al pari di Tiziano Terzani, per quanto per motivi diversi, ha amato la Rivoluzione cinese e poi ha saputo trovare il coraggio di dirsene delusa. Lei, l'apologeta della Sanfelice e della Fonseca Pimentel, a un certo punto della sua vita ha scoperto Giovanni Paolo II e ne ha fatto l'elogio. Matta, incontenibile, imprevedibile. Ma libera, onesta, coraggiosa. E grande scrittrice.Mille di questi libri, Maria Antonietta.

Maria Antonietta Maciocchi,
Duemila anni di felicità,
il Saggiatore, 838 pagine,
42 mila lire

Franco Cardini

 
 

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