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Almeno insegnate chi è Watt

LIBERAL BIMESTRALE
di Luciano Caglioti
Anno I numero 3 - Dicembre 2000 - Gennaio 2001

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Fl3
Quando gli ateniesi conquistarono l'isola di Melo (416 a.C.), chiarirono subito come stessero le cose, rifuggendo da ogni copertura di tipo ideologico a quella che era proprio ciò che sembrava: una conquista. «Benissimo. Ora noi da parte nostra vi risparmieremo le belle parole e i lunghi discorsi che non persuadono. Ed esigiamo che neppure voi crediate di persuaderci dicendoci che non vi siete uniti a noi perché siete una colonia di Sparta, o che non ci avete fatto nessun torto. È nostro avviso che si discuta senza uscire dai limiti del possibile, partendo dalle nostre intime convinzioni comuni. Gli uni e gli altri sappiamo che nel linguaggio della vita reale le ragioni della giustizia vengono prese in considerazione solo quando la necessità preme ugualmente sull'una e sull'altra parte; se no, ci si adatta: i più forti agendo e i deboli cedendo». Altrettanta serietà fu dimostrata da Brenno, col suo Vae Victis che chiariva urbi et orbi l'intenzione di voler monetizzare la sua spada vincente: nessuna scusante o giustificazione basata su contorsioni e stranezze ideologiche. Col passar del tempo siamo diventati tutti un po' ipocriti: basti pensare a come sono descritte le crociate dal Tasso, e leggere per contro quanto ne dicono gli arabi: il poeta iracheno Abul-Muzaffar al-Abiwardi scriveva a proposito: «Quanto sangue è stato versato, quante vaghe fanciulle han dovuto per pudore nascondere fra le mani il loro bel viso!». Mentre lo storico Ibu al-Qalanisi riferisce: «La città fu messa a sacco, catturati gli uomini e fatte schiave le donne e i bambini, e nelle mani dei vincitori cadde una innumerevole e inestimabile preda di robe e preziosi, e codici della locale biblioteca, e oggetti di valore, e cimeli appartenenti ai notabili del luogo». Non fa eccezione la nostra storia patria. A leggerla sui libri, l'unità d'Italia ha coronato un lungo sogno di riunione di fratelli separati da un destino cinico e baro, ma può valer la pena di dare un'occhiata a quanto fossero entusiasti i protagonisti delle due parti. In una lettera di Cialdini al Cavour leggiamo a proposito dei fratelli del sud «Questa è Africa! Altro che Italia! I beduini, a riscontro di questi caproni, sono latte e miele». Qualche commento di un napoletano anonimo ci illumina invece sui garibaldini: «L'esercito garibaldino, lurido, bieco, famelico, disordinato, male armato, entra nella città. A siffatti nuovissimi vincitori s'aprono i castelli, le reggie, gli arsenali, i porti e le case. Ogni cosa diventa preda di questi fuorusciti da tutte le parti del mondo, ignoti l'uno a l'altro, calpestatori d'ogni diritto, ignoranti d'ogni legge. Napoli, che i Vandali mai non vide, vide i garibaldini». Del resto, una abitudine che ho contratto durante i numerosi viaggi della mia vita è quella di comprare i libri di storia dei licei dei Paesi che visito, e paragonare le diverse versioni degli stessi avvenimenti. Formidabile sotto il profilo della curiosità verso gli atteggiamenti umani è leggere le opposte versioni della conquista dell'America nei libri portoghesi e brasiliani, o spagnoli e messicani. È chiaro che i libri di storia riportano versioni ad hoc, e questo viene in genere accettato senza problemi quando ci si riferisce ad avvenimenti del lontano passato. Non altrettanto accade quando si discute dei fatti di ieri quando l'oggetto del contendere non ha avuto, dal tempo trascorso, una rimeditazione e una valutazione serena, ma si tratta, più che di storia, di cronaca. Le recenti polemiche mettono in luce un problema reale, quello di una possibile strumentalizzazione politica - e, perché no, religiosa - dei libri di testo. Chi, come chi scrive, ha visitato Cuba e ha acquistato un libro di storia, si rende conto del significato di quanto ora detto. Il politico difficilmente rinuncia a «indottrinare» i giovani, e quando ne ha il potere lo fa sovente in modo smaccato. E in questo contesto vale la pena di riflettere per un attimo sulla decisione di alcuni Stati degli Usa - Kansas, Arkansas ecc. - di imporre che i libri scolastici dedichino al creazionismo lo stesso numero di pagine dedicato all'evoluzionismo. Quello che servirebbe è l'adozione, pura e semplice, del metodo scientifico, così come suggerito da Cartesio, privilegiando il dubbio su pericolose e talvolta arroganti certezze. Cartesio ci ha lasciato quattro semplici regole per aiutarci a procedere correttamente. La prima: non accogliere mai nulla per vero che non sia conosciuto esser tale con evidenza; non diventar preda, cioè, di quello che si chiama pregiudizio; la seconda: dividere ciascuno dei problemi da esaminare in parti tanto piccole quanto sia possibile e necessario per meglio risolvere; la terza: condurre con ordine i pensieri, cominciando dagli oggetti più semplici e più facili a conoscersi per salire via via, come per gradi fino alla conoscenza dei più complessi; la quarta: fare dovunque numerazioni così complete e revisioni così generali da esser certi di non aver tralasciato nulla. Questa metodologia, valida per le scienze esatte, vale anche, mutatis mutandis, per l'interpretazione dei fatti non scientifici: una vera e propria chiave di lettura della vita.

Chiarire ai ragazzi che post hoc non significa necessariamente propter hoc, evidenziare in modo laico i diversi elementi, le diverse interpretazioni, mettere a confronto le versioni, insistere sulla necessità di dubitare, di ricercare gli elementi, di evitare che interpretazioni basate su ideologie «coprano» i veri motivi degli accadimenti. Per la parte di storia che riguarda l'ultimo secolo, sarebbe doveroso, visto che è possibile, confrontare - con metodo scientifico - le versioni dello stesso fatto date da quotidiani di diverso colore. Inoltre, occorre aggiungere nello scenario degli elementi indispensabili gli aspetti scientifico-tecnologici. La storia è scritta dagli storici, che hanno in genere una formazione umanistica: questo li porta a ignorare o quanto meno a sottovalutare gli aspetti tecnologici, gli scenari legati alle materie prime che intersecano le motivazioni delle azioni umane. Il trealberi portoghese, dovuto alle ricerche del centro nautico voluto da Enrico il Navigatore, permise ai naviganti di traversare anziché limitarsi a costeggiare come accadeva con le navi a una unica vela. Fu la fine dell'egemonia di Venezia, e l'apertura delle rotte per il nuovo Mondo. Le ricerche di Galileo aprirono la via al progresso scientifico sperimentale, ma la più grande svolta dell'umanità dell'era moderna fu dovuta all'insieme di ricerche che portò Watt a mettere a punto la macchina termica, cioè uno strumento che permette di sostituire la energia muscolare con l'energia che si sviluppa da un combustibile. Fu l'inizio dell'industrializzazione delle produzioni, dapprima nel tessile, e poi nei settori più disparati. I trasporti marini e terrestri cambiarono, e con essi si svilupparono il commercio e l'espansione coloniale. Cambiarono i modi di lavorare, sorsero i primi problemi sindacali, le ideologie a tutela dei lavoratori portarono a movimenti e rivoluzioni. Pure, nei libri di storia la figura di Watt riceve, salvo in rari casi, attenzione assai modesta rispetto a quanto ne viene data a politici, condottieri, ideologi. Fu la scienza che determinò il dominio dell'Occidente, come testimonia un importante saggio di Mendehlson (Editori Riuniti), attraverso la fabbricazione di strumenti bellici sempre più sofisticati. L'importanza dell'energia determinò e determina contrasti e anche guerre: fino al 1945 il carbone era la fonte principale di energia e di prodotti chimici, e non a caso la seconda guerra mondiale si scatenò attorno ai territori ricchi di carbone della Polonia, dell'Alsazia e Lorena, della Ruhr. Ma da quando il petrolio ha soppiantato il carbone i conflitti avvengono attorno al Medio Oriente, che del petrolio è una delle fonti principali. Così come l'installarsi dei russi in Angola alcuni lustri orsono può essere ascritto anche alla volontà dei sovietici di dire la loro nella produzione e nel commercio dei diamanti di cui l'Angola è ricca, mentre le gite dei cubani sul Corno d'Africa sono collegabili al desiderio dei regimi comunisti di controllare le rotte petrolifere attorno allo stretto di Ormuz. I grandi progressi che si stanno verificando nella scienza e nella tecnologia dell'informazione, unitamente a quelli biotecnologici, ci hanno portato alle soglie di una nuova rivoluzione, di natura, dimensione ed esiti imprevedibili. Non a caso Clinton e Blair hanno fatto dichiarazioni congiunte favorevoli agli studi sul genoma e sulla clonazione. Non sappiamo prevedere lo scenario di rapporti fra gli uomini, di contesti economici che le nuove conoscenze ci preparano, anche se qualche mutamento nelle strutture socioeconomiche mondiali, legato all'evoluzione tecnologica, si sta verificando. Mi riferisco al nascere e allo svilupparsi di nuove strutture produttive a carattere multinazionale in settori tecnologici di nuova natura. Si va consolidando l'organizzazione del mondo moderno in due diversi tipi di struttura, i vecchi Stati sovrani e nuovissimi gruppi industriali (e bancari) che per la loro forza e dimensioni diventano dei veri e propri interlocutori degli Stati. Ne nasce una convivenza non sempre ovvia e facile, stante la possibilità - e spesso la presenza - di fortissimi contrasti di interesse. Contrasti sono possibili nella politica ambientale, in quella del lavoro, nella localizzazione di impianti ecc. L'Italia appare come un Paese ascientifico, se non antiscientifico. Scarsa attenzione alla ricerca scientifica, debolezza dei sistemi produttivi per quanto riguarda l'innovazione: tutto questo deriva anche da una cultura di stampo cosiddetto umanistico, che con saccente miopia trascura la conoscenza scientifica non solo quale fonte di progresso tecnologico, ma anche come fonte di informazioni preziose sulla natura, sul comportamento, sui condizionamenti dell'uomo. Una svolta positiva nella direzione di una cultura unitaria potrebbe iniziare da libri di storia nei quali la materia venga trattata nei suoi vari aspetti, con approccio laico e scientificamente corretto.

Luciano Caglioti

 
 

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