Sono trascorsi ventitré anni da quando Ronald Wilson Reagan si insediò come 40° presidente degli Stati Uniti. Durante questo periodo, innumerevoli libri sono stati scritti su vari aspetti di Reagan: la sua filosofia politica, il suo programma economico, le sue politiche commerciali, la sua politica mediorientale, il suo attacco al comunismo sovietico, persino le lettere che scrisse a sua moglie. Tuttavia, la singola forza più importante nella vita di Ronald Reagan è stata completamente trascurata: la sua fede in Dio. La storia ha riconosciuto degnamente il leggendario senso di convinzione di Reagan. Gli americani non hanno mai dovuto sforzarsi per comprendere da che parte stesse su ogni particolare questione. E tuttavia, mentre le convinzioni politiche essenziali di Reagan rimasero coerenti dalla fine degli anni Quaranta in poi, quelle religiose si mantennero coerenti anche più a lungo. Il dato storico testimonia in abbondanza che Reagan fu guidato da quelle fondamentali convinzioni politiche. Ciò su cui il dato storico ha sorvolato è che le sue fondamentali convinzioni religiose lo accompagnarono anche più a lungo. Dove trovò i suoi valori spirituali? Vi furono alcune influenze. La prima e la più importante fu quella di sua madre, Nelle Reagan. Sono convinto che se Nelle Reagan fosse morta nell’inverno a cavallo fra il 1918 e il 1919 - scampò per poco alla devastante epidemia di influenza che uccise milioni di madri sane e di mezza età in tutto il mondo - molto probabilmente Ronald Reagan non sarebbe diventato presidente. Fu Nelle a insistere perché il suo ragazzo andasse in chiesa - una richiesta alla quale felicemente si sottomise - e fu in chiesa che Reagan raccolse non solo quella fede fondamentale e quei valori, ma anche quelle intangibili doti così essenziali per il suo successo: la sua fiducia, il suo eterno ottimismo (che egli chiamò un «ottimismo dato da Dio»), e anche la sua abilità oratoria. Davvero, la storia ha anche sorvolato sul fatto che il «grande comunicatore» trovò il suo primo pubblico in una chiesa. Imparò a parlare in una chiesa. Insieme a Nelle, ci furono altri che lasciarono un segno: Ben Cleaver, Lloyd Emmert e i Waggoners. Ci furono figure che comparirono nella sua vicenda momentaneamente, influenzarono molto la vita e la carriera di Reagan - e quindi la storia - e poi uscirono di scena per sempre. Alcuni furono uomini come il reverendo Cleveland Kleihauer, della cui influenza piuttosto notevole (in una chiesa di Hollywood negli anni Quaranta) parlo nel libro Dio e Ronald Reagan. Ma qui vorrei brevemente illustrare il ruolo avuto da due libri nella formazione della fede di Reagan.
Influenze intellettuali
È interessante che in un uomo che non è considerato un intellettuale, due scrittori siano stati fondamentali nell’influenzare i suoi pensieri più intimi. I due libri preferiti da Ronald Reagan - non casualmente - ebbero entrambi un profondo effetto spirituale su di lui. Il primo fu un libro del 1903 intitolato That Printer of Udell’s («Quel tipografo di Udell’s»), scritto da un ecclesiastico romanziere di nome Harold Bell Wright. L’altro di Whittaker Chambers, che nel 1952 scrisse il suo libro Witness. (In verità, Reagan citò anche la Bibbia come uno dei suoi libri preferiti, che definì «il più grande messaggio mai scritto». Questo perché - almeno in parte - egli credette che le sue parole fossero di «ispirazione divina». Di questo, «mai ebbe alcun dubbio»). Certo, Wright e Chambers non furono le uniche influenze intellettuali per Reagan. Lesse C.S Lewis, dal quale prese in prestito perfino l’apologetica. Fu attratto specialmente da intellettuali conservatori che si erano convertiti da un ateismo-agnosticismo a un cristianesimo anticomunista, figure che concentrarono la loro attenzione sulla relazione (o sulla sua mancanza) fra Dio, la libertà e il comunismo. Questi furono pensatori come Malcolm Muggeridge, Wilhelm Roepke e Frank Meyer. Reagan divorò anche l’opera di Alexander Solgenitsyn e apprezzò molto i meno noti scritti di un avvocato di nome Laurence W. Beilenson. (Beilenson e Reagan intrattennero una lunga relazione, scambiandosi idee attraverso numerose lettere).
“That Printer of Udell’s”
Fu chiesto a Reagan, ormai adulto, quale fosse stato il suo libro preferito quando era un bambino che stava crescendo a Dixon nell’Illinois negli anni Venti. Disse che il libro che «fece una durevole impressione su di me all’età di circa 11 o 12 anni, essenzialmente per la bontà del suo personaggio principale», fu uno di cui «sono sicuro voi non avete mai sentito parlare». Il libro fu That Printer of Udell’s: una vicenda che si svolge nel Middle West, scritta da Harold Bell Wright nel 1903. Menzionò quest’opera nelle sue memorie parlando dei suoi «eroi». La definì «un libro meraviglioso su un devoto cristiano itinerante», che «ebbe un tale impatto su di me che decisi di entrare nella chiesa di mia madre». In una lettera che scrisse dalla Casa Bianca alla nuora di Harold Bell Wright, aggiunse: «È vero che il libro di suo suocero, gran libro, svolse un ruolo preciso negli anni della mia crescita. Quando avevo solo 10 o 11 anni, presi il libro di Harold Bell Wright, That Printer of Udell’s [Reagan sottolinea per mettere in rilievo]… e lo lessi da cima a fondo. Quel libro … ebbe un impatto che ricorderò sempre. Dopo averlo letto e averci pensato sopra per qualche giorno, andai da mia madre e le dissi che volevo fare la professione di fede ed essere battezzato. Partecipammo alle funzioni della chiesa cristiana di Dixon e fui battezzato diversi giorni dopo aver terminato il libro. Il termine, “modello ideale,” non era un termine familiare in quel tempo e in quel posto. Ma mi resi conto di aver trovato un modello ideale in quel tipografo viaggiatore a cui Harold Bell Wright aveva dato vita. Fui posto in un percorso che ho cercato di seguire fino a oggi. Sarò sempre grato [di nuovo Reagan sottolinea]».
Le prime parole del libro sono: «O Dio, abbi cura di Dick!». Questa fu la perorazione conclusiva della madre, col cuore infranto e morente, del protagonista del romanzo, Dick Walker. La madre del piccolo Dickie fu una cristiana impegnata che soffrì nelle mani di un orrendo essere: un marito violento e alcolizzato. Nella scena iniziale la mamma di Dick muore mentre suo padre giace sul pavimento in preda a uno stupore da ubriaco. Il giovane Dick scappa. Immediatamente corre via da casa e in seguito diviene un vagabondo a Boyd City. Nessuno gli darà lavoro, neppure i cristiani che implora in un coraggioso, commovente momento quando vaga all’interno della chiesa, attratto dalla musica, dalle parole e dal calore che gli erano stati descritti dalla sua compianta mamma. Il giovane vagabondo entra per cercare ispirazione e guida. Egli sa grazie all’insegnamento della madre che quello è un buon posto, un luogo di rifugio e pace sul quale può contare. Come Reagan, la mamma di Dick lo determinò a cercare conforto in Dio. In chiesa, con Dio, egli trovò un’ancora di salvezza. Questa scena in chiesa è una parte cardinale del libro. Qui egli impara sulla chiesa, su se stesso, e sul «falso» contrapposto al «reale» o «pratico» cristianesimo. Un cristiano pratico è uno che avrebbe dato a Dick un lavoro. E un cristiano di quel tipo fa proprio quello: un uomo di nome George Udell lo assume come tipografo, facendo iniziare per Dick qualcosa di simile al sentiero di Horatio Alger verso un miglioramento e una realizzazione spirituali. Dick diventa una figura preminente della chiesa e della comunità, un uomo d’azione. That Printer of Udell’s è un romanzo evangelico. Oggi, potrebbe trovare solo un posto nella sezione dedicata alla narrativa delle librerie cristiane. Vi fanno spicco capitoli con titoli come «Filippesi 4:8». Questo brano del nuovo testamento mette in evidenza l’importanza della preghiera in «ogni cosa» e, nelle parole di Cristo, esorta i cristiani: «Qualsiasi cosa abbiate imparato o ricevuto o ascoltato da me, o visto in me, mettetelo in pratica». Reagan stesso avrebbe detto in seguito che il romanzo fece di lui un «cristiano pratico». La chiara linea di demarcazione fra il buono e il cattivo nel romanzo, lasciò un segno su Dutch Reagan. Più di cinquant’anni dopo averlo letto, ricordò che quello - e altri libri della sua giovinezza - lo lasciarono con «una salda fede nel trionfo del bene sul male». Questi libri, disse, contenevano «eroi che vissero secondo criteri di moralità e correttezza». Non c’erano dubbi su tipi buoni e cattivi e nessuna equivalenza morale. La morale della storia prende forma quando il nuovo, migliorato Dick, ora tipografo di Udell e in procinto di divenire un «cristiano pratico», concepì un piano per salvare l’infelice città. Proprio come Reagan giunse a credere che Dio avesse un progetto per lui, Dick Walker credette di essere guidato da Dio - talvolta anche senza che se ne rendesse conto - come parte di un piano più grande. Nel caso di Dick, si trattò di un progetto per «fare il lavoro di Cristo in città», Boyd City, con i suoi «bassi criteri di moralità». (Come Reagan, anche Dick imparò a parlare in una chiesa. L’oratore in erba fu scoperto mentre affinava la sua abilità in una chiesa). Il piano di Dick progredisce fino a incidere veramente. I vagabondi, i ladri, le prostitute della città trovano lavoro; le taverne sono soppiantate da negozi rispettabili, i concerti prendono il posto dell’avanspettacolo. Le chiese crescono di numero, così come aumentano gli studenti dei college e delle scuole superiori. Boyd City diviene un modello - una specie di città luminosa - di come il cristianesimo applicato e soluzioni di buon senso possano avere un effetto determinante. A un certo punto, un commesso viaggiatore guardando fuori dal finestrino del treno è colpito dal miglioramento: «Sono sicuro di una cosa», mormora, «sono stati colpiti da un’attività cristiana sana e di buon senso». Infine, Dick, cristiano impegnato, sposa una ragazza dagli occhi color nocciola di nome Amy Goodrich, della quale subito si innamora perdutamente. Diventa la compagna della sua vita. Egli viene inviato a Washington D.C, come distinto rappresentante di Boyd City. L’ultima immagine che abbiamo di Dick commosse Reagan; inginocchiato in preghiera prima di partire per Washington per cambiare il mondo, con Amy ammirata al suo fianco. Dick ha un successo tale che non può essere confinato nella piccola Boyd City. Ha bisogno di trasformare l’intera nazione. Finita l’ultima pagina del libro, Reagan chiuse il volume e andò da sua madre. «Voglio essere come quell’uomo», esclamò riferendosi a Dick. «Voglio essere battezzato». Il libro cambiò la sua vita.
Testimone
Decenni più tardi, Ronald Reagan lesse un altro libro che lo scosse profondamente. Pubblicato da Random House nel 1952, Witness («Il testimone») di Whittaker Chambers fu, per Reagan, un’affascinate sorgente di ispirazione e affermazione. Tutti quelli che sono stati intervistati per il mio libro raccontano di come Reagan potesse citare brani interi di Witness parola per parola. Ciò è evidente nei discorsi della sua vita pubblica. Esistono testi dei discorsi di Reagan nei quali sono inseriti interi brani da Witness. Questi inserimenti letterali erano fatti grazie alla sua eccellente memoria. Per coloro che non conoscono bene la storia dell’autore di questo libro, accennerò al fatto che Chambers, che fu un tempo ateo e comunista, accusò Alger Hiss, un funzionario di alto grado del dipartimento di Stato, di essere una spia sovietica. Il sintetico titolo del suo libro, Witness, è intelligente. Sì, Chambers divenne famoso come testimone nel processo di Alger Hiss. Ma in realtà fu testimone di molto di più. Un professore di storia potrebbe insegnare gran parte del Ventesimo secolo attraverso la vita di Chambers. Tuttavia, Chambers, nella sua autobiografia, offrì un altro tipo di testimonianza, alla fede, a Dio, a Cristo, come i cristiani intendono la parola «testimone». Egli si considerò come un testimone nel senso religioso del termine. Il viaggio di Chambers verso il cristianesimo è un filo che percorre tutta la sua autobiografia. Nel mio libro, dedico un intero capitolo ai molti legami che uniscono Chambers e Reagan. Citerò qui solo un paio di esempi. Nella prefazione a Witness, Chambers afferma francamente: «Vedo nel comunismo il punto focale del male concentrato nel nostro tempo». Ciò è sorprendentemente simile al discorso reaganiano sull’«Impero del male» fatto trent’anni più tardi, quando Reagan definì l’Unione Sovietica «il centro del male nel mondo moderno». Chambers impiega frequentemente il termine «male» per descrivere il comunismo sovietico. «Il comunismo è assolutamente male», dichiarò in Witness.
Nel libro si trova un brano in seguito ricordato nel discorso dell’«Impero del male», così come nel meno conosciuto discorso (marzo del 1981), alla cena della Conferenza di Azione politica conservatrice (Cpac). Parlare di comunismo, scrisse Chambers, «non è cosa nuova. Esso costituisce di fatto la seconda più antica fede dell’uomo. La sua promessa fu sussurrata nei primi giorni della creazione sotto l’albero della conoscenza del bene e del male: “Sarete come Dio”». Continuò: «Esse [passate altre epoche] sono sempre state diverse versioni della stessa visione: la visione di Dio e della relazione dell’uomo con Dio. La visione comunista è la visione dell’uomo senza Dio. È la visione dell’uomo che spodesta Dio quale intelligenza creativa del mondo». Similmente Ronald Reagan annotò: «Due visioni del mondo si affrontano. La prima crede che tutti gli uomini siano creati uguali da un Dio amorevole che ci ha tutti benedetti con la libertà. Abraham Lincoln parlò per noi… La seconda visione crede che la religione sia l’oppio delle masse. Crede che principi eterni come verità, libertà e democrazia non abbiano significato al di là del capriccio dello Stato. E Lenin parlò per loro». L’opera di Chambers influenzò Reagan davvero in molti modi. Per esempio, come e quando Chambers si trasformò da ateo-comunista a conservatore-cristiano? Reagan poteva fornire la risposta in un battibaleno. Un passaggio da Witness che poteva citare traendolo dalla sua memoria fu quello in cui Chambers spiegò il suo cambiamento in favore del cielo. Esso commosse Reagan, rispecchiando la sua percezione del baratro che separa il cristianesimo dal comunismo. Ecco il passaggio nelle parole di Reagan: «Chambers segnò l’inizio del suo personale viaggio di separazione dal comunismo nel giorno in cui fu improvvisamente colpito dalla vista dell’orecchio della sua figlioletta, mentre ella sedeva facendo colazione. E allora, disse che aveva compreso che quella complessità, quella precisione non poteva essere accidentale, non poteva essere uno scherzo della natura. Disse che mentre in quel momento ne era inconsapevole, Dio, il dito di Dio aveva toccato la sua fronte». Reagan amava l’aneddoto dell’orecchio. Nel faldone dei manoscritti presidenziali, nella biblioteca di Reagan, ho trovato un abbozzo del discorso che fece al Cpac nel febbraio del 1982. Reagan cassò una citazione da Chambers (inserita da qualcuno che gli preparava i discorsi e che sapeva che amava Chambers) per sostituirla con il passaggio dell’orecchio.
Durante la sua vita, Chambers ebbe alcuni significativi incontri con la natura, che ogni volta lo stimolavano a considerare Dio. Uno di questi avvenimenti capitò nella sua infanzia: esso richiama in qualche modo una profonda esperienza che il giovane Reagan ebbe con una collezione di farfalle nell’attico della casa affittata dalla sua famiglia a Gallesbourg, Illinois. Chambers scrisse dell’avvenimento in Witness: «Un giorno [nella mia lontana infanzia] vagabondavo solo e mi trovai di fronte a un’alta siepe che non avevo mai visto prima. Era così alta che non potevo vedere al di là di essa e così folta che neppure potevo vedervi attraverso. Ma stendendomi a terra, strisciai fra i gambi di ligustro. Mi alzai, nell’altro lato, in un campo coperto, da un confine all’altro, con cardi in fiore alti quanto me. Stringendo i fiori viola, volteggiandovi sopra, o cinguettando e librandosi in volo c’erano dozzine di cardellini, piccoli uccelli giallo oro con ali e teste nere in contrasto. Non mi degnarono della minima attenzione, come se non avessero mai visto un bambino prima. La vista fu così inaspettata, la bellezza talmente assoluta, che io pensai che non avrei potuto resistere e mi afferrai alla siepe per sostenermi. Ad alta voce dissi: “Dio”. Fu una semplice dichiarazione, non un’esclamazione, di cui allora sarei stato incapace. In quel momento, che ho ricordato in tutti gli anni della mia vita come uno dei momenti più alti, io fui più vicino di quanto sarei stato ancora per quasi quarant’anni all’intuizione che sola poteva dare significato alla mia vita: l’intuizione che Dio e la bellezza sono una cosa sola». Perché, allora, Chambers non divenne prima un credente? Le ragioni non sono del tutto chiare. Ma una è certa: quando il giovane Reagan ebbe quelle esperienze ed ebbe a che fare con quei concetti, essi furono riaffermati da una madre che dava nutrimento alla fede: la pia Nelle. La madre profondamente travagliata di Chambers non fece lo stesso. Essa fu un’atea orgogliosa che, quando capitava l’occasione, attaccava ogni pensiero di Dio nel suo figlioletto. «Mia madre», scrisse Chambers, «apparteneva a una generazione di intellettuali per i quali la parola Dio era già leggermente imbarazzante». Dio non creò il mondo, ella insegnò al suo bimbo, «il mondo si è formato da gas che si sono poi raffreddati nello spazio». Mentre Nelle incoraggiava la fede religiosa, la mamma di Chambers sbrigativamente la negava.
Dove furono diversi
Ahimè, fra tutte le somiglianze, c’è una monumentale diversità fra Whittaker Chambers e Ronald Reagan. Essa ebbe diramazioni in tutto quello che dissero e fecero. Chambers fu un pessimista, mentre Reagan era la quintessenza dell’ottimismo. Ognuno integrò pienamente quella forma mentis nel proprio pensiero della guerra fredda. Mentre il pensiero della guerra fredda dei due uomini si basava sulla visione di Dio che ciascuno aveva, l’ottimismo basato sulla fede di Ronald Reagan lo rese ottimista circa la fine della guerra fredda. Chambers, invece, in modo sobrio temette che mentre si univa al lato giusto della barricata rigettando il comunismo, lasciava «lo schieramento vincente per quello perdente» (26). Reagan, comunque, non percepì le cose in quel modo. Egli credette che gli Stati Uniti avrebbero vinto la battaglia contro il comunismo. Promise solennemente che la sua nazione avrebbe sconfitto l’Urss e vinto la guerra fredda. Capì che il comunismo non sarebbe stato il futuro. Ne era così certo che un giorno da presidente avrebbe effettivamente seguito un calcolato percorso per arrivare a quell’obbiettivo, per avere la vittoria. Mentre Chambers influenzò e sostenne il pensiero di Reagan sul comunismo, non influì sul suo pensiero relativamente al destino finale del comunismo e neppure sul ruolo che Dio doveva avervi. Reagan previde per il marxismo niente di meglio che la pattumiera della storia. Sebbene i due fossero d’accordo su molte cose, essi si differenziarono nella valutazione del risultato finale. Quella divergenza minore fra i due uomini sarebbe stata una grande differenza nel mondo. E mentre le influenze intellettuali sulla fede e sulla visione del mondo di Reagan furono molte, quell’unica causa e quella fiducia furono solo sue, dalle quali non sarebbe stato distolto.
(Traduzione di Carlo del Nevo)
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