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Giugno 1984/Il trionfo della democrazia

LIBERAL BIMESTRALE
Liberal n. 25 - Agosto-Settembre 2004

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Ci troviamo oggi su un luogo di battaglia, un luogo che quarant’anni fa ha visto e ha vissuto il peggio della guerra. Molti uomini qui hanno sparso il loro sangue e sono morti per un fazzoletto - o un pugno - di sabbia, mentre i proiettili e i cannoneggiamenti tagliavano in due le loro truppe. Fra di loro il generale Omar Bradley più tardi dirà: «Tutti coloro che hanno messo piede su Ohama Beach quel giorno erano degli eroi». Alcuni di quelli che sopravvissero alla battaglia del 6 giugno del 1944, sono qui oggi. Altri che speravano di farvi ritorno non ci sono mai riusciti. «Lis, un giorno tornerò», disse Peter Robert Zannata, soldato di prima classe, del 37° Engineer Combat Battalion (Battaglione del Genio Combattente). «Tornerò, vedrò tutto nuovamente. Vedrò la spiaggia, le barricate e le tombe». Queste parole del soldato semplice Zannata ci giungono da sua figlia, Lisa Zanatta Henn, attraverso una storia a cuore aperto riguardante quell’evento di cui suo padre aveva parlato molto spesso. «Stando alle sue parole, lo sbarco in Normandia gli avrebbe cambiato la vita per sempre», ha detto. Lisa racconta alcune delle sue storie della seconda guerra mondiale ma dice di suo padre: «La storia che pone fine a tutte le storie è stato il D-Day». «Mi ha fatto provare la paura di essere sulla nave in attesa di sbarcare. Posso sentire l’odore dell’oceano ed essere presa dal mal di mare. Posso vedere gli sguardi sui volti dei suoi commilitoni, la paura, l’angoscia, l’incertezza di ciò che li aspettava. Posso avvertire la forza e il coraggio degli uomini che hanno percorso quei primi passi, subito dopo lo sbarco, attraverso la marea che li porterà verso qualcosa che deve essere sicuramente sembrato come una morte istantanea». La figlia del soldato semplice Zannata mi ha scritto: «Non so in che modo e perché posso sentire questo vuoto, questa paura, o questa determinazione, ma li sento. Forse è il legame che avevo con mio padre. Tutto ciò che so è che mi salgono le lacrime agli occhi nel pensare a mio padre come a un ventenne che si trovava a dover affrontare quella spiaggia». L’anniversario del D-Day ha sempre assunto un significato speciale per la sua famiglia. E come tutte le famiglie di coloro che andarono in guerra, ella descrive come arrivasse a comprendere il miracolo che ha fatto in modo che suo padre sopravvivesse: «Morirono così tante persone. So che mio padre guardò molti dei suoi amici mentre venivano uccisi. So che ogni volta gli deve essere morta dentro una parte di sé. Ma la spiegazione che mi ha dato è stata: “Facevi ciò che dovevi fare e andavi avanti”».
Quando uomini come il soldato Zannata e tutte le nostre forze alleate presero d’assalto le spiagge della Normandia quarant’anni fa non vennero come conquistatori, ma come liberatori. Quando queste truppe dilagarono nella campagna francese e nelle foreste del Belgio e del Lussemburgo vennero non per prendere ma per ridare indietro ciò che era stato illecitamente conquistato. Quando le nostre forze marciarono verso la Germania, esse non vennero per depredare una popolazione coraggiosa e sconfitta, ma per nutrire i semi della democrazia fra coloro che anelavano nuovamente alla libertà. A loro va oggi il nostro saluto. Ma, signor presidente [François Mitterrand, ndr], il nostro saluto va oggi anche a coloro che come Lei, erano già impegnati in combattimento con il nemico all’interno del vostro amato Paese, nella Resistenza francese. La vostra intrepida lotta per la Francia ha contributo di molto a paralizzare l’esercito nemico e a incitare l’avanzata degli eserciti della Liberazione. Le Forze francesi dell’Interno saranno per sempre la personificazione del coraggio e dello spirito nazionale. Esse saranno una eterna fonte d’ispirazione per coloro che sono liberi o che potrebbero essere liberi. Oggi, in memoria di questi e di tutti coloro che hanno combattuto qui, celebriamo il trionfo della democrazia. Riaffermiamo l’unità delle popolazioni democratiche che hanno combattuto una guerra e che poi si sono unite ai vinti nel fermo proposito di salvaguardare la pace. Da una guerra terribile abbiamo imparato che l’unità ci ha reso invincibili; ora, in tempo di pace, la stessa unità ci dà sicurezza. Abbiamo cercato di riunire insieme tutte le nazioni amanti della libertà in una comunità dedicata alla difesa e al mantenimento dei nostri sacri valori. La nostra alleanza forgiata nel crogiolo della guerra, temperata e formata dalle vicende del mondo postbellico, ha avuto successo. In Europa, la minaccia è stata contenuta e la pace salvaguardata. Lisa Zannata Henn ha cominciato la sua storia con il citare il padre, il quale promise che avrebbe fatto ritorno in Normandia. E ha poi concluso con una promessa rivolta allo stesso, che morì di cancro otto anni più tardi: «Sto andando lì, papà, e vedrò le spiagge e le barricate e i monumenti. Vedrò le tombe, deporrò i fiori proprio lì dove tu volevi metterli. Non dimenticherò mai cosa hai attraversato, papà, e non permetterò neanche a nessun altro di dimenticare. E sarò sempre orgogliosa, papà». Attraverso le parole della sua adorata figlia, che è con noi oggi, un veterano del D-Day ci ha mostrato il significato di questo giorno in modo di gran lunga migliore di quanto qualsiasi presidente possa fare. Sul soldato semplice Zannata e su tutti gli uomini d’onore e di coraggio che hanno combattuto al suo fianco quattro decenni fa è sufficiente dire: vi ricorderemo per sempre. Saremo sempre orgogliosi. Saremo sempre pronti, così da poter essere sempre liberi. Grazie.

(Traduzione di Mirko Testa)
 

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