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Marzo 1983/Sconfiggeremo l’Impero del Male

LIBERAL BIMESTRALE
Liberal n. 25 - Agosto-Settembre 2004

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oi che fate parte dell’Associazione evangelica nazionale siete noti per il vostro impegno spirituale e umanitario. E sarei negligente se non affrontassi subito un mio personale debito di gratitudine. Grazie per le vostre preghiere. Nancy e io abbiamo sentito la vostra presenza tante volte in questi anni. Credetemi, per noi hanno fatto una grande differenza. L’altro giorno nella sala est della Casa Bianca in una riunione, qualcuno mi ha chiesto se mi rendevo conto di tutta la gente che pregava per il presidente. E ho dovuto rispondere: «Sì, me ne rendo conto. Lo sento. Credo nella preghiera di intercessione». Ma non ho potuto non dire a chi mi aveva posto quella domanda che se qualche volta quando prega sente il segnale di occupato, è solo perché ci sono arrivato io prima di lui. Penso di capire come si sentiva Abraham Lincoln quando ha detto, «sono stato messo in ginocchio tante volte dalla schiacciante convinzione che non avevo nessun posto dove andare». Dopo la gioia e il bello spirito di questa conferenza, andrò a un ricevimento politico. Ora, non so perché, ma questa agenda mi fa venire in mente una storia che voglio condividere con voi. Un ministro evangelico e un politico arrivano insieme alle porte del paradiso. E San Pietro dopo aver sbrigato tutte le formalità necessarie li porta per mano a vedere dove verranno sistemati. Li porta in una piccola stanza singola con un letto, una sedia e un tavolo, dicendo che è per il religioso. Il politico si preoccupa un po’ per quello che lo aspetta. E non crede ai suoi occhi quando San Pietro si ferma davanti a una bellissima casa con un grazioso giardino, tanti servitori, e gli dice che sarà la sua sistemazione. E non può evitare di chiedere: «Aspetta, c’è qualcosa che non va: come mai io prendo questa bella casa mentre l’uomo giusto e santo ottiene solo una camera singola?». E San Pietro risponde: «Devi capire come funzionano le cose qui. Abbiamo migliaia e migliaia di religiosi. Tu sei il primo politico che abbiamo mai avuto». Ma io non voglio contribuire a questo stereotipo. Dunque vi dico che ci sono tanti uomini e donne nobili, dedicati e timorati di Dio nella vita pubblica, compresi i presenti. E sì, abbiamo bisogno del vostro aiuto per tenere sempre in mente le idee e i principi che ci hanno portato nell’arena pubblica. La base di quei principi e ideali è l’impegno per la libertà, e per la libertà personale, che nasce dalla comprensione più ampia che la libertà prospera soltanto dove la benedizione di Dio è ricercata con avidità e accettata con umiltà. L’esperimento americano nella democrazia parte da questa intuizione. La sua scoperta è stata il grande trionfo dei nostri Padri fondatori, rappresentati da William Penn quando ha detto: «Se non saremo governati da Dio, saremo governati dai tiranni». Spiegando i diritti inalienabili dell’uomo, Jefferson ha detto: «Il Dio che ci ha dato la vita, ci ha dato allo stesso tempo la libertà». Ed è stato George Washington a dire che «di tutte le predisposizioni e le consuetudini che hanno portato alla prosperità politica, la religione e la moralità sono i sostegni indispensabili». E infine, il più acuto osservatore della democrazia americana, Alexis de Tocqueville, l’ha espresso in modo eloquente dopo la sua ricerca del segreto della grandezza e del genio dell’America dicendo: «Finché non sono andato nelle Chiese d’America e non ho sentito quei pulpiti animarsi di uno spirito giusto, non avevo capito la grandezza e il genio dell’America. L’America è giusta. E se l’America cesserà mai di essere giusta, cesserà di essere grande». Beh, sono lieto di essere oggi qui con voi che mantenete l’America grande poiché la mantenete giusta. Solo attraverso il vostro impegno e le vostre preghiere e quelle di milioni di altri possiamo sperare di sopravvivere a questo secolo pericoloso e a mantenere vivo questo esperimento di libertà, quest’ultima, alta speranza dell’uomo.
Voglio farvi sapere che questa amministrazione è motivata da una filosofia politica che individua la grandezza dell’America in voi, nelle vostre famiglie, chiese, quartieri, comunità - le istituzioni che sostengono e nutrono i valori come l’interesse per gli altri e il rispetto per la legge di Dio. Ora, non vi devo dire che tutto questo ci pone in contrasto, o almeno a distanza, con l’atteggiamento diffuso di molti che si sono convertiti a un moderno secolarismo, mettendo da parte i valori sperimentati e di lunga data su cui la nostra stessa civiltà è basata. Non importa quanto ben intenzionati, il loro sistema di valori è radicalmente diverso da quello della maggioranza degli Americani. E mentre affermano di volerci liberare dalle superstizioni del passato, si fanno carico di controllarci attraverso norme e regolamenti statali. A volte le loro voci sono più forti delle nostre, ma non sono ancora la maggioranza. Un esempio di questa superiorità vocale è evidente in una controversia attualmente aperta a Washington. E dato che sono coinvolto ho aspettato di sentire l’opinione dei genitori della giovane America. Quanto lontano vogliono andare nel concedere allo Stato le loro prerogative di genitori? Lasciate che vi esponga il mio punto di vista nel modo più breve e semplice possibile. Un’associazione di cittadini, sinceramente motivata e profondamente preoccupata per l’aumento delle nascite illegittime e degli aborti che coinvolgono ragazze ben al di sotto dell’età della ragione, qualche tempo fa hanno creato una rete nazionale di cliniche per offrire aiuto a queste ragazze e, nelle loro speranze, per alleviare questa situazione. Ancora una volta, lasciatemelo dire, non critico il loro intento. Tuttavia, nel loro sforzo ben intenzionato, queste cliniche hanno deciso di fornire consigli, farmaci e strumenti per il controllo delle nascite a ragazze minorenni, senza il consenso dei loro genitori. Ormai da qualche anno il governo federale ha aiutato con sussidi finanziari queste cliniche. Riguardo a questo tema il Congresso ha deciso di attuare ogni sforzo per massimizzare la partecipazione dei genitori. Nonostante ciò, i farmaci e gli strumenti vengono prescritti senza ottenere il consenso dei genitori e senza informarli dopo averlo fatto. Alle ragazze definite «sessualmente attive» – termine che ha rimpiazzato la parola «promiscue» - viene fornito questo aiuto così da prevenire nascite illegittime o aborti. Bene, abbiamo disposto che le cliniche che ricevono fondi federali debbano informare i genitori su quale aiuto è stato fornito. Uno dei principali quotidiani del Paese ha coniato l’espressione «regola dello strillo» in un editoriale contro la nostra decisione e siamo stati accusati di violare la privacy dei giovani. Un giudice ha di recente firmato un’ingiunzione contro l’attuazione della nostra norma. Ho guardato dibattiti televisivi sulla questione, ho visto editorialisti pontificare sul nostro errore, ma nessuno sembra considerare che la moralità ha un ruolo nella questione del sesso. Tutta la tradizione giudaico-cristiana è sbagliata? Dobbiamo credere che qualcosa di così sacro può essere visto come una cosa puramente fisica senza un potenziale danno emozionale e psicologico? Non è diritto dei genitori dare consiglio ai loro figli per evitare loro di commettere errori che potrebbero avere conseguenze su tutta la loro vita?
Molti di noi al governo vorrebbero sapere cosa pensano i genitori riguardo all’intrusione dello Stato nella loro famiglia. Daremo battaglia nei tribunali. Il diritto dei genitori e i diritti della famiglia hanno la precedenza su quelli dei burocrati di Washington e degli ingegneri sociali. Ma la lotta contro l’informazione ai genitori è in realtà solo un esempio dei tanti tentativi di annacquare i valori tradizionali e abrogare le basi originarie della democrazia americana. La libertà prospera quando la religione è vibrante e la legge sotto Dio è riconosciuta. Quando i nostri Padri fondatori hanno approvato il Primo emendamento, volevano proteggere le Chiese dall’interferenza dello Stato. Non hanno mai voluto costruire un muro di ostilità tra lo Stato e il concetto stesso di fede religiosa. La prova di questo è presente in tutta la nostra storia e nel nostro Stato. La Dichiarazione di indipendenza cita l’Essere supremo non meno di quattro volte. In God We Trust, abbiamo fede in Dio, è impresso su tutta la nostra moneta. La Corte Suprema apre le sue sedute con un’invocazione religiosa. E i parlamentari del Congresso aprono le loro sessioni con una preghiera. Il caso vuole che io creda che gli studenti degli Stati Uniti abbiano diritto agli stessi privilegi dei giudici della Corte Suprema e dei parlamentari. Lo scorso anno ho inviato al Congresso un emendamento costituzionale per ristabilire la preghiera nelle scuole pubbliche. Già in questa sessione parlamentare c’è un crescente sostegno bipartisan all’emendamento e sto facendo pressione sul Congresso perché lo approvi velocemente e perché i nostri figli possano pregare. Forse alcuni di voi hanno letto di recente della vicenda della scuola di Lubbock, in cui un giudice ha sentenziato come incostituzionale che un distretto scolastico dia pari trattamento ai gruppi di studenti religiosi e non-religiosi, anche quando le riunioni dei gruppi si tengono durante il tempo libero degli studenti. Il Primo emendamento non ha mai voluto che lo Stato discriminasse i discorsi religiosi. I senatori Denton e Hatfield hanno proposto una legge al Congresso sulla questione complessiva del proibire la discriminazione contro le forme religiose di discorsi studenteschi. Questa legge può fare molto per ristabilire la libertà di parola religiosa per gli studenti delle scuole pubbliche. E spero che il Congresso discuterà in breve tempo queste proposte. E con il vostro aiuto, penso che sia possibile far approvare l’emendamento costituzionale al Congresso entro quest’anno.
Oltre dieci anni fa, una decisione della Corte Suprema ha letteralmente cancellato le disposizioni di cinquanta Stati che proteggevano i diritti dei bambini non nati. L’aborto volontario oggi porta via le vite di un milione e mezzo di bambini non nati ogni anno. Una legge sulla vita umana che metta fine a questa tragedia un giorno verrà approvata dal Congresso e voi ed io non dobbiamo desistere fino a quel giorno. Finché non sarà provato che il bambino non nato non è una forma di vita, allora il suo diritto alla vita, libertà e ricerca della felicità dev’essere protetto. Forse vi ricordate quando è stato approvato l’aborto volontario, e sono sicuro che moltissimi di voi abbiano avvertito che questa pratica avrebbe portato a un declino nel rispetto della vita umana, che le premesse filosofiche utilizzate per giustificare l’aborto volontario avrebbero potuto essere usate per giustificare tanti altri attacchi alla sacralità della vita umana, infanticidio o eutanasia. Tragicamente, tutti questi avvertimenti si sono rivelati corretti. Soltanto lo scorso anno un tribunale ha permesso la morte per fame di un bambino handicappato. Ho dato ordini al Dipartimento della Salute di rendere chiaro a ogni struttura sanitaria negli Stati Uniti che il Rehabilitation Act del 1973 protegge tutte le persone handicappate, compresi i bambini, dalla discriminazione basata sugli handicap. E abbiamo anche fatto il passo di richiedere che ogni struttura finanziata dai fondi federali che fornisce servizi sanitari ai bambini debba esporre un cartello per affermare che «l’inadempienza discriminatoria del dovere di prendersi cura e fornire cibo ai bambini handicappati in questa struttura è punita dalla legge federale». Elenca anche un numero verde, disponibile ventiquattrore al giorno, così che le infermiere e altri possano denunciare le violazioni in tempo per salvare la vita del bambino. Inoltre, la legge recentemente presentata al Congresso dal deputato Henry Hyde dell’Illinois non solo aumenta le restrizioni ai finanziamenti pubblici per l’aborto, ma affronta l’intero problema dell’infanticidio. Invito il Congresso a iniziare le audizioni e ad approvare questa legge che proteggerà il diritto alla vita di tutti i bambini, compresi i disabili o gli handicappati.
Sono sicuro che vi sentirete scoraggiati a volte, ma forse avete fatto meglio di quanto non pensiate. C’è un grande risveglio spirituale in America, un rinnovamento di quei valori tradizionali che sono stati il piedistallo della bontà e della grandezza dell’America. Un recente sondaggio di un istituto di ricerca di Washington ha concluso che gli americani sono molto più religiosi dei popoli di altre nazioni; il 95% degli intervistati ha espresso un credo in Dio e la grande maggioranza crede che i dieci comandamenti abbiano un significato reale nella loro vita. E un altro studio ha indicato che la maggioranza schiacciante degli americani disapprova l’adulterio, il sesso tra minorenni, la pornografia, l’aborto e la droga. E questo stesso studio ha dimostrato il grande sostegno per l’importanza dei legami familiari e il credo religioso. Credo che le questioni che abbiamo discusso qui oggi debbano essere un punto chiave delle priorità politiche del Paese. Per la prima volta il Congresso dibatte apertamente e seriamente il tema della preghiera e dell’aborto; ed è un enorme progresso. Lo ripeto: l’America è nel bel mezzo di un risveglio spirituale e di un rinnovamento morale. E con una delle vostre citazioni bibliche, vi dico: «Piuttosto scorra come acqua il diritto e la giustizia come un torrente perenne». Ovviamente molto di questo nuovo consenso politico e sociale di cui ho parlato si basa su una visione positiva della storia americana, dall’essere orgogliosi dei risultati e delle eccellenze del nostro Paese. Ma non dobbiamo mai dimenticare che nessun sistema di governo potrà perfezionare l’uomo. Sappiamo che vivere in questo mondo significa avere a che fare con quello che i filosofi chiamerebbero la fenomenologia del male, o, come la definirebbero i teologi, la dottrina del peccato. Ci sono peccato e male nel mondo, e le Scritture e Nostro Signore ci comandano di combatterli con tutta la nostra forza. Anche il nostro Paese ha un lascito di male da affrontare. La gloria di queste terre è stata nella sua capacità di trascendere i mali morali del nostro passato. Ad esempio la lunga battaglia di una minoranza di cittadini per ottenere eguaglianza di diritti, un tempo fonte di divisione e di una guerra civile, è oggi un punto d’orgoglio per tutti gli americani. Non dobbiamo mai tornare indietro. Non c’è spazio per il razzismo, l’antisemitismo o altre forme di odio etnico e razziale in questo Paese. So che avete provato orrore, proprio come me, per la rinascita di alcuni gruppi che predicano odio, bigottismo e pregiudizio. Usate la forte voce del vostri pulpiti e il grande ruolo delle vostre Chiese per denunciare e isolare questi gruppi che predicano l’odio tra noi. Il comandamento che ci è stato dato è chiaro e semplice: «Ama il prossimo tuo come te stesso».
Ma per quanti episodi tristi esistano nel nostro passato, qualunque osservatore obiettivo non può che avere una visione positiva della storia americana, una storia di speranze realizzate e di sogni diventati realtà. Specialmente in questo secolo, l’America ha mantenuto viva la torcia della libertà e non solo per noi stessi, ma per milioni di altri in tutto il mondo. Durante la mia prima conferenza stampa come presidente, rispondendo a una domanda diretta, ho sottolineato che, da buoni marxisti-leninisti, i leader sovietici hanno apertamente e pubblicamente dichiarato che l’unica moralità che riconoscono è quella che favorisce la loro causa, ovvero la rivoluzione mondiale. Credo di dover sottolineare che stavo citando Lenin, il loro spirito guida, che ha detto nel 1920 di ripudiare ogni moralità che riguardi idee soprannaturali o idee al di fuori della concezione di classe; la moralità è completamente subordinata agli interessi della lotta di classe; e tutto è morale se è necessario per l’annientamento del vecchio ordine sociale sfruttatore e per unire il proletariato.
Credo che il rifiuto da parte di molte persone influenti di accettare questo fatto elementare della dottrina sovietica illustri una riluttanza storica a vedere i poteri del totalitarismo per quello che sono. Abbiamo visto questo fenomeno negli anni Trenta; lo vediamo sin troppo spesso oggi. Questo non significa che dobbiamo isolarci e rifiutare di cercare un intesa con loro. Intendo fare tutto ciò che è in mio potere per persuaderli del nostro intento pacifico, per ricordare loro che è stato l’Occidente che ha rifiutato di utilizzare il suo monopolio nucleare negli anni Quaranta e Cinquanta per un vantaggio territoriale e che ora propone un taglio del 50% nei missili balistici strategici e l’eliminazione di un’intera classe di missili nucleari di terra a raggio intermedio. Allo stesso tempo, tuttavia, essi devono comprendere che non scenderemo mai a compromessi sui nostri principi e modelli. Non abbandoneremo mai la nostra libertà. Non abbandoneremo mai la nostra fede in Dio. E non smetteremo mai di cercare una vera pace. Ma non possiamo assicurare nessuna di queste cose per le quali si batte l’America attraverso le cosiddette soluzioni di congelamento della corsa al nucleare proposte da qualcuno. La verità è che un congelamento oggi sarebbe una frode molto pericolosa, poiché porterebbe solo l’illusione della pace. La realtà è che dobbiamo trovare la pace attraverso la forza. Sarei d’accordo con il congelamento se solo potessimo congelare le aspirazioni globali dei sovietici. Un congelamento al livello attuale delle armi toglierebbe ai sovietici ogni incentivo a negoziare seriamente a Ginevra e metterebbe praticamente fine alle nostre possibilità di ottenere la grande riduzione di armi che abbiamo proposto. Al contrario, grazie a un congelamento loro arriverebbero al loro obiettivo. Un congelamento sarebbe una ricompensa all’Unione Sovietica per la sua propaganda militare, enorme e senza precedenti. Impedirebbe l’essenziale modernizzazione della difesa degli Stati Uniti e degli alleati, da tanto tempo attesa, e farebbe diventare le nostre forze in fase di invecchiamento sempre più vulnerabili. E un congelamento effettivo richiederebbe enormi negoziati preliminari sui sistemi e i numeri da limitare e sulla misure da assicurare per un’efficace verifica e rispetto. E il tipo di congelamento che è stato proposto sarebbe praticamente impossibile da verificare. Uno sforzo tanto grande ci distoglierebbe completamente dai nostri attuali negoziati per ottenere riduzioni sostanziali.
Parecchi anni fa ho sentito un giovane padre, un giovane molto importante nel mondo dello spettacolo, rivolgersi a una grande folla in California. È stato durante il periodo della guerra fredda e il comunismo e il nostro stile di vita erano al centro dei pensieri della gente. Il giovane parlava proprio di questo. E all’improvviso l’ho sentito dire: «Amo le mie bambine più di ogni altra cosa». E io mi sono detto: «Oh, no, non farlo. Non puoi, non devi dirlo». Ma l’avevo sottostimato. Ha proseguito dicendo: «Preferirei vedere le mie bambine morire oggi, continuando a credere in Dio, piuttosto che farle crescere sotto il comunismo e farle morire un giorno senza più credere in Dio». C’erano centinaia di giovani in quella folla. Si sono alzati in piedi con urla di gioia. Hanno subito capito la profonda verità di quello che il giovane diceva, riguardo al corpo, alla mente e a ciò che importa veramente. Sì, preghiamo per la salvezza di tutti coloro i quali vivono nel buio totalitario, preghiamo che scoprano la gioia di conoscere Dio. Ma finché è così, dobbiamo essere consci che mentre essi predicano la supremazia dello Stato, dichiarano la sua onnipotenza sopra l’individuo umano e predicano il suo definitivo dominio su tutte le persone della terra, essi sono il centro del male nel mondo moderno. È stato C. S. Lewis che, nel suo indimenticabile Le lettere di Berlicche, ha scritto: «Il più grande male oggi non è in quei sordidi “covi del crimine” che Dickens amava dipingere. Non è nemmeno nei campi di concentramento. In quelli vediamo il suo risultato finale. Il male è generato e organizzato (spinto, assecondato, eseguito, ufficializzato) in lucenti, tappezzati, riscaldati e ben illuminati uffici, da parte di uomini con i colletti bianchi, le unghie tagliate e le guance rasate, che non hanno bisogno di alzare la voce». Poiché questi uomini non «alzano la voce», poiché talvolta parlano con pacati toni di fratellanza e pace, poiché, come altri dittatori prima di loro, fanno sempre la loro ultima rivendicazione territoriale, qualcuno vorrebbe che li accettassimo sulla parola e che andassimo incontro ai loro impulsi aggressivi. Ma, se la storia insegna qualcosa, insegna che la pacificazione a cuor leggero o l’illusione riguardo ai nostri avversari è una follia; significa il tradimento del passato, lo sperpero della nostra libertà. Dunque vi esorto a parlar chiaro contro quelli che vorrebbero mettere gli Stati Uniti in una posizione di inferiorità militare e morale. Così nelle vostre discussioni sulla proposta di sospensione della corsa al nucleare vi esorto a stare in guardia dalla tentazione dell’orgoglio, la tentazione superficiale di dichiararvi superiori a tutto ed etichettare entrambe le parti come egualmente colpevoli, di ignorare i fatti della storia e gli impulsi aggressivi di un Impero del Male, di chiamare la corsa alle armi semplicemente un gigantesco fraintendimento e dunque sottrarre voi stessi alla lotta tra il giusto e l’ingiusto, tra il bene e il male. Vi chiedo di resistere alle tentazioni di quelli che avrebbero voluto che nascondeste il vostro sostegno agli sforzi di questa amministrazione per mantenere l’America forte e libera, mentre stiamo negoziando una reale e concreta riduzione degli arsenali nucleari del mondo e un giorno, con l’aiuto di Dio, la loro totale eliminazione. Posto che la forza militare dell’America è importante, lasciatemi aggiungere in questa occasione che ho sempre sostenuto che la lotta attualmente in atto nel mondo non sarà mai decisa dalle bombe o dai razzi, dagli eserciti o dal potere militare. La vera crisi che affrontiamo oggi è spirituale; alla radice, è una prova di volontà morale e di fede.
Whittaker Chambers, l’uomo la cui conversione religiosa ha reso testimone di uno dei terribili drammi del nostro tempo, il caso Hiss-Chambers, ha scritto che la crisi del mondo occidentale esiste in proporzione all’indifferenza dell’Occidente verso Dio, in proporzione alla collaborazione al tentativo comunista di far sì che l’uomo prosegua da solo senza Dio. E poi ha aggiunto che il marxismo-leninismo è in effetti la seconda fede più antica, proclamata per la prima volta nel Giardino dell’Eden con le parole della tentazione «e diventereste come Dio». Il mondo occidentale può rispondere a questa sfida, ha scritto, «ma solo a patto che la sua fede in Dio e la libertà di cui gode sia grande almeno quanto la fede del comunismo nell’uomo». Credo che dovremmo accettare questa sfida; credo che il comunismo sia un altro triste, stravagante capitolo nella storia umana, le cui ultime pagine si stanno ancora scrivendo. Lo credo poiché l’origine della nostra forza nella battaglia per la libertà umana non è materiale ma spirituale e, poiché non ha limiti, deve spaventare e infine trionfare su quelli che vorrebbero schiavizzare i loro cari uomini. Poiché, nelle parole di Isaia, «Egli dà forza allo stanco e moltiplica il vigore allo spossato. Ma quanti sperano nel Signore riacquistano forza, mettono ali come aquile, corrono senza affannarsi, camminano senza stancarsi». Sì, cambiate il vostro mondo. Uno dei nostri Padri fondatori, Thomas Paine, ha detto: «È nel nostro potere far ricominciare il mondo daccapo». Possiamo farlo, possiamo fare insieme quello che nessuna Chiesa può fare da sola. Dio vi benedica e grazie molte.

(Traduzione di Paolo Zanetto)
 

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