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Luglio 1964/La libertà e la zuppa di pollo

LIBERAL BIMESTRALE
Liberal n. 25 - Agosto-Settembre 2004

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Parlerò di questioni controverse. Non me ne scuso. È venuto il momento di chiederci se ancora godiamo delle libertà che hanno inteso garantirci i Padri fondatori degli Stati Uniti d’America. James Madison ha detto: «Noi basiamo qualsiasi nostro esperimento sulla capacità del genere umano di autogovernarsi». Questa idea che il governo sia soggetto al popolo, che esso non abbia altra fonte di potere al di fuori del popolo è ancor oggi l’idea più nuova e più originale che mai sia emersa in tutta la lunga storia delle relazioni intrattenute dall’uomo con i suoi simili. Ed è questo il problema che si pone con questa elezione: se noi crediamo nella nostra capacità di autogovernarci o se invece intendiamo abbandonare la rivoluzione americana e confessare che una piccola élite intellettuale di una capitale lontana possa pianificare le nostre vite al posto nostro meglio di quanto potremmo noi stessi fare. Ci viene detto che dobbiamo scegliere fra una destra e una sinistra, ma vorrei suggerire che in realtà una destra e una sinistra non esistono. Esiste soltanto un alto e un basso. Si può salire verso l’alto, elevandosi all’antichissimo sogno dell’uomo di coniugare il massimo della libertà personale con un ordine legittimo. Oppure cadere in basso, nel formicaio del totalitarismo. A dispetto della loro sincerità e delle loro motivazioni umanitarie, coloro che sacrificherebbero la libertà per la sicurezza si sono incamminati lungo questo percorso che porta in basso. Plutarco ci aveva avvertito: «Il vero distruttore delle libertà delle persone è chi distribuisce loro prebende, donazioni e benefici». I Padri fondatori sapevano che uno Stato non è in grado di controllare l’economia senza controllare anche le persone. E sapevano che quando uno Stato decide di ottenere questo scopo, è costretto a fare uso della forza e della coercizione. E così siamo arrivati al momento della scelta. I burocrati dicono, sempre con le migliori intenzioni: «Che servizio migliore potremmo offrirvi se solo avessimo un po’ più denaro e un po’ di potere!». Ma la verità è che, al di fuori della sua legittima funzione, lo Stato non sa fare nulla bene o in modo economico quanto invece lo sa fare il settore privato. Eppure ogni volta che voi e io ci permettiamo di dubitare degli schemi dei «benefattori», ci accusano di essere contrari ai loro intenti umanitari. Sembra impossibile discutere legittimamente le loro soluzioni, sapendo che tutti noi condividiamo il desiderio di aiutare i meno fortunati. Ci dicono che siamo sempre «contro» e mai «per» qualcosa. Noi siamo a favore di un provvedimento in base al quale alla sospensione dall’impiego non debba seguire la disoccupazione per motivi di età avanzata, e per assicurarci che questo non accada abbiamo accettato la previdenza sociale come una misura adatta a risolvere il problema. Tuttavia siamo contrari ai promotori di questo programma quando essi mentono circa le sue difficoltà di attuazione dal punto di vista fiscale, quando affermano che qualunque critica al programma significa voler sospendere i pagamenti…
Noi siamo favorevoli ad aiutare i nostri alleati condividendo le nostre benedizioni materiali con nazioni che condividono i nostri princìpi fondamentali, ma siamo contrari a quell’elemosinare soldi da un governo all’altro che in questo modo crea burocrazia, se non addirittura socialismo, in tutto il mondo. Abbiamo bisogno di un’autentica riforma fiscale che se non altro inizierà a ricostruire per i nostri figli il sogno americano di una ricchezza non preclusa a nessuno, il diritto di ogni persona a volare tanto in alto quanto le sue forze e le sue capacità possono portarlo… Ma non avremo nessuna riforma del genere finché la nostra politica fiscale è diretta da persone che considerano la tassazione come un mezzo per realizzare cambiamenti nella nostra struttura sociale… Abbiamo il coraggio e la volontà di affrontare l’immoralità e la discriminazione della tassazione progressiva e di chiedere il ritorno a una tradizionale tassazione proporzionale? Oggi nel nostro Paese l’esattore delle tasse confisca 37 centesimi di ogni dollaro che i cittadini guadagnano. La libertà non è mai stata così fragile, così vicina a sfuggirci di mano. Avete voglia d’impiegare tempo per studiare questi problemi, per rendervi conto della loro portata e quindi per divulgare queste informazioni alla vostra famiglia e ai vostri amici? Resisterete alla tentazione di accettare un sussidio governativo per la vostra comunità? Dovete rendervi conto che la battaglia dei medici contro la medicina socializzata è la vostra battaglia. Non si può socializzare il medico senza socializzare anche i pazienti. Dovete riconoscere che l’invasione del potere da parte dello Stato è un assalto contro la vostra stessa impresa. Se qualcuno tra di voi esita a prendere una posizione per paura della rappresaglia dei consumatori, dei propri clienti o dello Stato stesso, dovete capire che state semplicemente nutrendo il coccodrillo nella speranza che vi terrà come ultimo boccone. Se tutto questo vi sembra soltanto una grossa fonte di problemi, pensate alla posta in gioco. Noi ci troviamo faccia a faccia con il peggior nemico che il genere umano abbia mai conosciuto nel corso della sua lunga ascesa dalle paludi alle stelle. Non ci potrà essere sicurezza da nessuna parte nel mondo libero se non esiste stabilità fiscale ed economica negli Stati Uniti. Quelli che ci chiedono di scambiare la nostra libertà con la zuppa di pollo dello Stato sociale sono gli architetti di una politica di accomodamento. Dicono che il mondo è troppo complesso per risposte semplici. Sbagliano. Risposte facili non ce ne sono, ma risposte semplici sì. Dobbiamo avere il coraggio di fare ciò che sappiamo essere moralmente giusto. Winston Churchill disse che «il destino dell’uomo non è misurabile con calcoli materiali. Quando nel mondo sono in moto grandi forze, impariamo che siamo spiriti, non animali». E disse pure che «sta accadendo nel tempo e nello spazio, e anche oltre il tempo e oltre lo spazio qualcosa che, ci piaccia o meno, sta vergando le lettere di cui si compone la parola “dovere”». Voi e io abbiamo un appuntamento con il destino. Preserveremo per i nostri figli l’ultima e più grande speranza dell’uomo sulla terra, oppure siamo disposti a condannarli a compiere il primo di molti passi che condurranno a un’epoca di oscurità della durata di migliaia di anni? Se falliremo, almeno i nostri figli e i figli dei nostri figli diranno di noi che se non altro abbiamo dato un significato al nostro breve momento su questa Terra. Vale a dire che abbiamo fatto tutto quello che poteva essere fatto.

(Traduzione di Paolo Zanetto)
 

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