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Reagan e la religione

LIBERAL BIMESTRALE
di Angela Pellicciari
Liberal n. 25 - Agosto-Settembre 2004

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Giovanni Paolo II e Ronald Reagan: il crollo del comunismo si deve, soprattutto, al grande Papa e al grande presidente. Geniali comunicatori, vittime entrambi di due attentati cui miracolosamente sopravvivono, i due leader che rendono possibile la fine del comunismo sovietico hanno anche il merito di aver corretto una vistosa «anomalia della storia»: Santa Sede e Stati Uniti d’America stabiliscono relazioni diplomatiche il 10 giugno 1984, grazie al cambiamento di rotta impresso da Ronald Reagan alla politica estera americana circa duecento anni dopo la fondazione degli States. Se si pensa che il cattolicissimo Messico intrattiene relazioni diplomatiche col Vaticano solo dal 1992, si ha modo di intuire l’importanza e il segnale di vera e propria svolta della decisione di Reagan. Il continente nordamericano è stato a lungo dominato da una classe dirigente massonica violentemente anticattolica che in Messico ha sterminato i cristeros (contadini cattolici), che sul dollaro (per citare il dato più noto) reca impresse le insegne dell’ideologia imperiale massonica, che a Washington Square, centralissima piazza newyorchese, mette in bella mostra una statua del massone Garibaldi (che definiva Pio IX «metro cubo di letame»), che, tanto per dirne un’altra, sulla Quinta strada, proprio davanti, dicasi letteralmente di fronte al portale d’ingresso di S. Patrick - cattedrale cattolica di New York - esibisce un gigantesco Atlante che regge sulle spalle il mondo. Ebbene con Reagan la classe dirigente americana ha iniziato un cambiamento di rotta. Non è poco. E non è piccolo merito del presidente cow boy anche se è vero che l’eterogenesi dei fini spariglia spesso i giochi e che, in questo caso, mallevadore involontario dell’incontro fra Papa e presidente è probabilmente stato il comune, mortale, nemico: l’Impero del Male comunista.
Reagan e Bush: la storia dirà se è possibile tracciare un parallelo. Dal punto di vista delle relazioni con la Santa Sede però il paragone si impone, e con una certa evidenza. Se Ronald Reagan rende possibile lo scambio degli ambasciatori, George W. Bush prosegue per la stessa strada e conferisce al Papa la massima onorificenza civile americana: la Presidential medal of freedom. Vale la pena di riportare per esteso il resoconto delle parole indirizzate da Bush al Papa nell’udienza concessagli in Vaticano lo scorso 4 giugno, perché sono tanto rivoluzionarie quanto ignorate dalla grande stampa: Sua Santità, «[…] Le porto i saluti del nostro Paese, che La rispetta, La ammira e La ama molto. E Le porto un messaggio del mio governo, che vuole farle sapere che lavoreremo per la libertà e la dignità dell’uomo, al fine di diffondere la pace e la misericordia; e che apprezziamo il forte simbolo di libertà che Ella costituisce e riconosciamo il potere della libertà di cambiare le società e di cambiare il mondo. […] Servo devoto di Dio, Sua Santità Papa Giovanni Paolo II è stato un campione della causa del povero, del debole, dell’affamato e dell’escluso. Ha difeso la dignità unica di ogni vita e la bontà di tutte le vite. Con la sua fede e la sua convinzione morale, ha dato agli altri il coraggio di non avere paura nel contrastare l’ingiustizia e l’oppressione. La sua fermezza nell’apprezzare i principi della pace e della libertà ha ispirato milioni di persone e ha contribuito a rovesciare il comunismo e la tirannia. Gli Stati Uniti rendono omaggio a questo figlio della Polonia che è divenuto il vescovo di Roma e un eroe del nostro tempo». La novità quasi inaudita di queste parole indirizzate a un Papa da un presidente degli Stati Uniti può essere colta meglio ricordando come la statua della Libertà («Libertà, luce del mondo»), che significativamente domina la baia di New York, altro non è se non l’adattamento al porto della città americana di un progetto concepito dallo scultore Auguste Bartholdi (assistente personale di Garibaldi durante la campagna del 1870) per celebrare la dea Iside, all’imbocco del canale di Suez. La «Libertà, luce del mondo» (così sta scritto sotto la statua) interpretata alla maniera massonica è quanto di più lontano si possa immaginare dalla libertà tanto cara a Giovanni Paolo II che ha vergato decine di documenti per ancorarla saldamente alla verità che è Cristo Gesù («la verità vi farà liberi», Giovanni 8,32). A maggior ragione è di estremo interesse che Bush abbia insignito il Papa della «medaglia della Libertà»: nel gesto e nella motivazione che lo ha accompagnato, non c’è infatti traccia dell’antica, frontale, contrapposizione massonica alla libertà cristianamente intesa. Come i Papi Pio IX e Leone XIII hanno coraggiosamente e ripetutamente denunciato, per «libertà» la tradizione massonica intende in primo luogo libertà dalla Rivelazione; libertà di decidere dei destini del mondo senza vincoli di sorta. Ebbene nessuna delle espressioni utilizzate da Bush sembra porsi all’interno di questa tradizione di pensiero. A questa straordinaria novità fa da contrappunto, sul versante della Chiesa, un’analoga, speculare, affermazione del cardinal Ratzinger che, intervenendo in maggio al Parlamento italiano a proposito di Europa, verso la fine della sua relazione ha affermato: i cattolici americani «a riguardo del rapporto tra Chiesa e politica hanno recepito le tradizioni delle Chiese libere, nel senso che proprio una Chiesa non confusa con lo Stato garantisce meglio le fondamenta morali del tutto, cosicché la promozione dell’ideale democratico appare come un dovere morale profondamente conforme alla fede. In una posizione simile si può vedere a buon diritto una prosecuzione, adeguata ai tempi, del modello di Papa Gelasio». Il Papa cui il cardinale si riferisce è colui che nel 496 ha coniato la «teoria delle due spade». Il rapporto fra papa e imperatore è stato sempre delicato e spesso travagliato; Gelasio con la sua formulazione cerca di delimitare e distinguere bene i relativi piani di intervento, per evitare conflitti: l’imperatore è sottomesso al papa per ciò che concerne il potere spirituale come il papa è soggetto all’imperatore per quanto riguarda il potere temporale. Di estremo interesse dunque il riferimento fatto da Ratzinger alla «cattolica» teoria delle due spade, applicata al modello americano, mutuato sulla pratica delle «Chiese libere» d’America. Ancora una volta l’eterogenesi dei fini: potrebbe darsi che l’ansia e l’angoscia provocate dal terrorismo isalamico (come a suo tempo l’incombenza del comunismo) provochino un avvicinamento significativo fra la Santa Sede e il nuovo tipo di impero che ha preso il posto di quello romano. «La superpotenza spirituale e quella temporale», scrive l’ambasciatore americano Jim Nicholson in Usa e Santa Sede, la lunga strada, devono essere alleate «nella ricerca della libertà, della giustizia, della pace e della dignità umana ovunque nel mondo». D’altronde, come Ratzinger ricordava, l’America è frutto della colonizzazione europea. Anche l’America appartiene all’Occidente. Anzi, per tanti versi, oggi l’America incarna l’Occidente. Chissà che l’Occidente assediato non recuperi le sue profonde radici cattoliche. Sono solo segnali, ma segnali positivi. E Bush sembra porsi in questa direzione. A Reagan il merito di aver fatto da battistrada.
 

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