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Creativa e geniale

LIBERAL BIMESTRALE
di Marina Pinzuti Ansolini
Liberal n. 32 - Ottobre-Novembre 2005

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Non solo un architetto e un designer fuori del comune ma anche e soprattutto, una donna, dettaglio non trascurabile in quegli anni, in un settore di dominio prevalentemente maschile. Infatti, la lunga vita di Eileen Gray inizia nella seconda metà dell’Ottocento e la sua geniale creatività, attiva per poco meno di un secolo è stata di gran lunga superiore alla sua fama. Considerata oggi come una figura di grandissimo livello nel panorama del Ventesimo secolo, tale da influenzare sia il movimento moderno, sia lo stile Decò, viene celebrata con un’ampia retrospettiva presso il Design Museum di Londra fino all’8 gennaio del prossimo anno. Nata in Irlanda da famiglia agiata, la giovane Eileen studia pittura a Londra presso la Slade School of Art e, nel 1902, a poco più di vent’anni si trasferisce a Parigi, mecca agognata da artisti, scrittori e filosofi. Sofisticata, elegante, dall’aria ancora deliziosamente vittoriana, si dedicherà presto a una delle sue grandi passioni: l’arte della lacca orientale appresa nella bottega del giapponese Seizo Sugawara. Primo cliente, il collezionista Jacques Doucet cui seguirà Mme Lévy con l’incarico di decorare il suo appartamento in Rue de Lota. Il progetto, consistente nella disposizione geometrica delle pareti composte da centinaia di piccoli pannelli laccati rettangolari, a contrasto con la mobilia d’ispirazione tribale, precorre l’essenzialità del movimento moderno e il trionfo del lusso decò. Progettata per Rue de Lota è la poltrona Bibendum, oggi di nuovo in produzione, ispirata alla celebre pubblicità Michelin. Nel 1922 apre la galleria Jean Desert, in rue du Fauburg Saint Honoré dove espone mobili in lacca, tessuti e tappeti. Incoraggiata dal suo amante, il critico rumeno Jean Badovici, si dedica all’architettura e nel 1927 progetta la loro casa in Costa Azzurra: la E 1027, così chiamata per una combinazione di numeri legati alle iniziali dei loro nomi. È la sua «prima volta» come architetto, non ha avuto formazione ed esperienza specifica, ma ha molto osservato il lavoro di Le Courbousier e di altri incontrati con Badovici. Allineandosi al concetto di mansions minimum, lo stesso sviluppato dalla Bauhaus, il progetto della Gray si distingue per l’attento studio della topografia, della luce, delle condizioni climatiche. Con lo stesso rigore ed entusiasmo sono disegnati tutti gli elementi interni, in nome del principio del «minimo spazio, massimo comfort». Porte scorrevoli che spariscono se necessario, elementi divisori con la doppia funzione di armadi, sedie pieghevoli adatte sia all’interno sia all’esterno.
Molti degli oggetti realizzati per la E 1027 come la poltrona Transat, dalla complicata seduta in pelle, il grande specchio Satellite, formato da due corpi riflettenti, il piccolo tavolino rotondo ad altezza regolabile studiato per servire la colazione a letto, sono tornati ora in produzione. Nonostante la stima di Le Corbousier che la invita all’Esposizione Internazionale di Parigi nel 1937, Eileen Gray non riuscirà sfortunatamente a raggiungere il successo che avrebbe meritato per la sua creatività rigorosa, geniale ed elegante. Solo nel 1968, il suo nome riappare su Domus magazine ed è uno squarcio nel buio; seguono alcune piccole mostre e la riproduzione, all’inizio degli anni Settanta, dei suoi mobili su iniziativa della ditta Aram di Londra. La sua scomparsa a Parigi, nel 1976, merita perfino, logora ironia della sorte, un annuncio sulla radio nazionale francese. Era la prima volta che il suo nome veniva pronunciato in una trasmissione.

Eileen Gray, Design Museum, Londra, fino all’8 gennaio 2006

 

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