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La vita sfuggita

LIBERAL BIMESTRALE
di Leone Piccioni
Liberal n. 32 - Ottobre-Novembre 2005

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Per i lettori (o conoscitori) dell’opera di Carlo Michelstaedter esce un volume, in bella edizione, arricchita di molte illustrazioni e di formidabili apparati di note, intitolato Sfugge la vita e che comprende molte pagine dei taccuini e degli appunti dello scrittore goriziano: il «taccuino O» del 1905, il «taccuino tascabile» del 1906 e 1907, i più importanti «frammenti di vita di attività letteraria» dal 1905 al 1910 e gli appunti filosofici dal 1908 al 1910. Il libro appare presso Aragno (si scrive Aragno - dico sempre - e si legge Raffaele Crovi). Vi hanno collaborato Angela Micheli, Rinaldo Allais, Marco Cerruti. L’importante bibliografia comprende più di 600 riferimenti. Tanta importanza assume l’opera di Michelstaedter, quanto sobria
è le sua opera quasi tutta

apparsa, anche dopo molti anni, postuma. Carlo Michelstaedter nasce a Gorizia nel 1887, e diciamo subito che si suicidò con un colpo di rivoltella nel 1910 a 23 anni. Studia in parte a Vienna, in parte a Firenze. Avrà due amicizie fondamentali con Vladimiro Arangio Ruiz nel 1906 e l’anno successivo con Gaetano Chiavacci. Presenta all’università nel 1907 la tesina «Il coro nella teoria e in alcune sue forme originarie in Italia». Legge e parla di D’Annunzio (dirà: «Più che l’amore simboleggia la lotta dell’individuo con la società, quella lotta che freme in tutte le opere di Gabriele D’Annunzio, che è la caratteristica della sua personalità, e dell’arte sua, sorta naturalmente dalle condizioni della società moderna»). Nel 1909 il fratello Gino si suicida a New York. Nello stesso anno inizia la stesura della sua tesi di laurea su «La persuasione e la retorica», che diventerà l’opera sua fondamentale quando sarà pubblicata postuma.
Nel 1919 presso l’editore Formigini, Arangio Ruiz cura la pubblicazione della Persuasione e la rettorica; un’altra edizione esce da Vallecchi nel ‘22. Seguono altre edizioni: 1958 a cura di Chiavacci da Sansoni, 1982 presso l’editore Adelphi. Le Poesie a cura di Arangio Ruiz sono del ‘48 e appaiono di nuovo nell’87 a cura di Enrico Falqui. Michelstaedter aveva anche doti di disegnatore e di pittore e moltissime tavole di disegno appaiono nell’opera pubblicata da Aragno. Gli interessi suoi che si ritrovano nei taccuini e negli appunti sono soprattutto filosofici, ma anche artistici, musicali con riferimento alla letteratura classica greca e con alcune pagine assai interessanti dedicate a Machiavelli. Di Tintoretto, ad esempio, scrive: «Mi sembra grande, inarrivabile per la potenza dei chiaroscuri, per vivacità, per movimento, per fantasia, per l’affascinante riproduzione della carne, per l’esattezza e naturalezza dell’espressione volgare. Egli manca però completamente della vera espressione». E sul Beato Angelico ecco: «Dalle tele, dai cartoni, dagli affreschi dell’Angelico si sprigiona un’onda di dolcezza di sentimento intenso che avvince e commuove. L’ingenuità dell’espressione è un vezzo di più» e prosegue con un confronto con l’opera di Giotto. Buon ascoltatore di musica osserva: «Quanto alla musica avviene che, se il suo carattere s’accorda con la qualità dei nostri pensieri essa li culla e li guida; al contrario, se non s’accorda, riesce molesta e turba l’andamento delle idee». E altrove: «Uomo? Che cosa è un uomo? Uomo è chi vive secondo certe norme e certi principi in nome di certi ideali con la volontà d’essere stimabile a se stesso non transigendo mai con questa sua coscienza».
In un abbozzo di lettera si legge: «Tu non hai provato il supremo tormento del disprezzo di se medesimi, della nausea per questo fango che ci circonda, e forma l’essenza di noi stessi. Tu non hai mai sentito il prepotente desiderio di fuggire il proprio io giudice crudele, feroce… Il mio ideale sarebbe di liberarmi da me, di cessare questo orrendo sdoppiamento che mi farà impazzire».
 

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