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Una comunità di popoli

LIBERAL BIMESTRALE
di Renato Cristin
Liberal n. 32 - Ottobre-Novembre 2005

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Nel corso della Giornata mondiale della gioventù di Colonia, Papa Benedetto XVI ha segnato tre tappe irreversibili su percorsi decisivi non solo per il cristianesimo ma anche per l’intera civiltà europea: l’ulteriore rafforzamento dei legami con la religione ebraica (con coloro che Giovanni Paolo II aveva definito i nostri «fratelli maggiori»); il dialogo con l’islam, messo di fronte a responsabilità storiche ineludibili alle quali il cristianesimo ha dato risposta già da alcuni secoli («non si può uccidere in nome di Dio»); la riconciliazione fra le Chiese cristiane, divise da polemiche antiche, sia di forma sia di sostanza. Quest’ultimo punto in particolare è importante per il percorso di integrazione europea, perché l’aspetto religioso è elemento imprescindibile per una piena coscienza di ciò che significa essere europei. Dopo la riunificazione, ovvero dopo l’inclusione, non ancora completata, dei Paesi dell’area centro-orientale nell’Ue, il prossimo passo che l’Europa deve compiere è quello della rifondazione: dobbiamo ripensare la nostra vicenda storico-culturale, recuperare la nostra tradizione spirituale, rivitalizzare i nostri valori etici e, su queste basi, stabilire un patto di unione tra i popoli europei che possa dare solidità civile e culturale a quello che gli Stati europei hanno già istituzionalmente stretto. Per conoscere la situazione in cui il cattolicesimo si trova nell’Europa dell’Est, è prezioso il libro curato da Antonio Chizzoniti, che analizza le relazioni fra Stato e Chiesa cattolica in alcuni Paesi dell’ex blocco sovietico e che raccoglie un’ampia e interessante documentazione, che riguarda vari aspetti della legislazione in materia di libertà religiosa e di status giuridico delle Chiese in generale in tutti gli Stati dell’Europa centro-orientale. Dice bene Chizzoniti: in quanto «comunità di popoli» e non solo di Stati, l’Europa ha bisogno non soltanto di unità politica ed economica, ma anche di «riconciliazione» religiosa. Non a caso Papa Wojtyla ha voluto i santi Cirillo e Metodio come co-patroni dell’Europa insieme a San Benedetto.
In Russia, come dice G. Codevilla, autore del saggio sulla situazione religiosa negli anni di Putin, si sta verificando un fenomeno ambivalente: da un lato «un’attenuazione dell’interesse religioso di massa», dall’altro «una progressiva maturazione della coscienza religiosa da parte di una minoranza della popolazione». L’appoggio privilegiato che lo Stato fornisce alla Chiesa ortodossa pone sotto pressione le altre religioni, e in particolare quella cattolica, facendole recedere nella loro presenza pubblica. Si configura una sorta di «oligopolio religioso» alimentato da un patto di mutuo sostegno fra Stato e Chiesa ortodossa. Situazione completamente diversa in Polonia (ma anche in Ungheria e Cechia): qui la Chiesa cattolica è pienamente riconosciuta, e questo status le permette non solo di consolidare il proprio ruolo pastorale ma anche di rivendicare la libertà religiosa per tutte le confessioni. In questo senso, P. Stanizs afferma che in Polonia sul piano legislativo, sia costituzionale sia ordinario, «la libertà religiosa degli individui e delle comunità è adeguatamente tutelata».
Le istituzioni comunitarie dovrebbero pertanto approfondire il ruolo della religione cristiana nel processo di democratizzazione di un’area strategica come quella centro-orientale. Infatti, nonostante il documento fondamentale per il processo di costituzionalizzazione dell’Ue abbia tralasciato il riferimento alle radici ebraico-cristiane, è sempre più chiaro che l’identità dell’Europa si può sviluppare in senso positivo (cioè come maturazione identitaria nell’apertura al mondo) solo rinsaldando la nostra tradizione religiosa.

Aa.Vv.,Chiesa cattolica ed Europa centro-orientale. Libertà religiosa e processo di democratizzazione, a cura di Antonio G. Chizzoniti, Vita e Pensiero, 724 pagine, 50,00 euro
 

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