WorldWideWeb è la fase culminante di una traiettoria espansiva della comunicazione che comincia nel 1969 con Arpanet, rete di collegamento fra università e centri di ricerca americani, si sviluppa nei primi anni Ottanta con Internet, che definisce uno speciale protocollo di trasmissione (Tcp/Ip) per connettere le reti nel frattempo formate, e decolla negli anni Novanta quando in combinazione (è appunto la nascita del Web) si costituiscono sia un formato ipertestuale per la creazione e il trasferimento di documenti (Html) sia programmi per la loro agevole lettura (browser). Questa traiettoria, che da oltre un terzo di secolo raduna e congloba progressi operativi in campi diversi (programmi software, reti di trasmissione, sistemi di controllo), coincide in larga misura con la rivoluzione digitale che alla fine degli anni Settanta deborda fuori dallo stretto ambito delle macchine per il calcolo e conquista uno dopo l’altro tutti i settori della comunicazione (musica registrata, telefonia, games, fotografia, produzione e diffusione di immagini in movimento) facendo leva quale base tecnologica sulla crescita cumulativa della potenza di calcolo (come sintetizza la legge di Moore enunciata nel 1965: dal 1959 la densità dei componenti in un chip raddoppia ogni anno ovvero, dal 1975, ogni 18 mesi). La rivoluzione digitale consiste nell’assoggettare, unificandoli, tutti i linguaggi usati nei settori della comunicazione al codice binario (on/off: aperto/chiuso) dei circuiti elettronici che assicura, con la propria costituzione elementare, il massimo di flessibilità manipolatoria. Da un lato, in questo modo, le reti di comunicazione aumentano la propria efficacia operativa ampliando il numero e la qualità delle funzioni svolte; dall’altro lato la costruzione, l’utilizzo, l’archiviazione e il reperimento dei testi si allineano come sequenze di un processo integrato che abolisce vincoli materiali di lunga data e si rende modificabile a ciclo continuo. Questa duplice evoluzione trasforma il sistema della comunicazione, in quanto apparato per la produzione e la diffusione delle conoscenze usate nella vita sociale, e ne rimodella il funzionamento: nel momento in cui il Web si generalizza come strumento (medium) per lo scambio delle conoscenze, diventa universale la capacità di raggiungere, acquisire, manipolare, divulgare depositi di sapere già standardizzati. Tutto ciò permette al sistema della comunicazione di superare, durante l’ultimo decennio del Novecento, una serie di limiti che in vari ambiti operativi la tecnologia aveva consolidato da oltre mezzo secolo. Il primo ambito è quello delle fonti che diffondono conoscenze su larga scala. Nel sistema che precede l’avvento del Web agire come fonte cognitiva implica il possesso di requisiti impegnativi che fungono da barriere all’ingresso: capacità (economica e tecnica) di usare strumenti di produzione comunque onerosi; accesso a reti di distribuzione che impiegano, qualunque sia il medium, complesse infrastrutture tecniche o logistiche; ampia disponibilità di capitali da investire. Ciò seleziona in modo drastico i potenziali candidati, ne restringe il novero a gruppi organizzati di qualche dimensione, esclude quasi del tutto i soggetti individuali. Di fatto il ruolo di fonte è assoggettato a un filtro pragmatico, a una soglia organizzativa. Il secondo ambito dove si risentono i limiti della comunicazione antecedente il Web è la circolazione delle conoscenze: quando le fonti cognitive sono contingentate, molti depositi di sapere che pure non presentano vincoli a un uso pubblico trovano difficoltà a emergere, a rendersi accessibili. L’apparato di filtri che agisce sulle fonti all’origine si ripercuote anche nei circuiti di smistamento e di consumo, a valle. Biblioteche, archivi aziendali, documenti personali diventano, anche al di là delle intenzioni, recinti protetti, sottratti a un uso generalizzato. Il terzo ambito su cui incidono i limiti del sistema tradizionale concerne le condizioni di distribuzione delle conoscenze e focalizza il nesso fra i tempi di diffusione dei contenuti e le modalità di interazione dei soggetti coinvolti nello scambio cognitivo. Prima del Web la sincronia diffusiva, ovvero la distribuzione di contenuti in tempo reale, è una prestazione svolta soltanto dalle reti che utilizzano radiofrequenze, satelliti o sistemi via cavo (televisione, radio): ciò la riserva in esclusiva a fonti singole, quasi sempre di ampia dimensione, che diffondono a una vasta platea di riceventi. Le reti non offrono funzioni di ritorno e quindi, mancando la retroazione, non esiste interattività. Diffusione in tempo reale e interattività risultano così funzioni mutuamente esclusive. L’interattività, infatti, si applica a mezzi (telefono, telefax) che escludono la distribuzione su larga scala di contenuti e si limita allo scambio punto a punto (personale).
L’ultimo ambito di influenza dei limiti tocca il funzionamento stesso delle reti e il sistema dei loro rapporti reciproci. Ogni rete è dedicata a una funzione specifica e non è sostituibile nemmeno in parte con le altre: il sistema della comunicazione vive in segmenti separati, dotati ciascuno di tecnologie proprie: in alcuni casi esistono relazioni contingenti di tipo economico (televisione e cinema, per esempio), ma a legare come sistema i vari segmenti esiste soltanto un nesso di sfondo costituito dalla comune materia trattata (le conoscenze da scambiare in ambito sociale). Quando nell’ultima parte del secolo scorso le diverse reti di comunicazione adottano una dopo l’altra la tecnologia digitale e l’invenzione del Web si generalizza nell’uso, i limiti del precedente sistema si sfaldano e i circuiti di elaborazione e diffusione delle conoscenze, semplificati e potenziati, acquistano maggiore incidenza sociale: quando sono applicati a specifiche attività ne migliorano il rendimento, mentre quando sono destinati al consumo finale (istruzione, entertainment) aumentano il campo delle scelte o perfezionano le modalità di impiego. Di fatto le organizzazioni ottimizzano una serie di prestazioni (più efficienza) e gli individui estendono le proprie chance operative (più libertà). Ciascuno dei limiti caduti configura nuovi potenziali campi d’azione. L’agevole diffusione in tempo reale dei testi, resa possibile dal Web, azzera le barriere (economiche, tecniche, organizzative) che in passato riducevano l’accesso al ruolo di fonte cognitiva: ora ogni soggetto può offrire a una platea senza confini il proprio testo. In modo speculare, in quanto abilitato come fonte cognitiva, un soggetto può entrare in qualsiasi deposito di sapere destinato a uso pubblico: la connessione cognitiva si rende universale così come il ruolo di fonte. Di conseguenza anche l’interattività supera il livello elementare dello scambio vocale (telefonia) e ricomprende in sequenza testi alfanumerici, musica, immagini (fisse e in movimento). Le reti infine raggiungono uno stadio multifunzionale e cominciano a connettersi fra loro: come il Web si apre al trattamento e alla distribuzione di contenuti audiovisivi, così reti dedicate in origine ad altre funzioni ampliano la gamma operativa e trasportano quote crescenti di servizi Web. Da questi sviluppi traggono vantaggio in una prima fase soprattutto le organizzazioni che, nell’espletare le proprie funzioni volte a ordinare in vista di uno scopo molteplici operazioni e soggetti, hanno come compito primario, ovvero come principale strumento di lavoro, la gestione di conoscenze. Sotto questo profilo la caduta dei limiti provoca effetti a catena. Nei processi che implicano operazioni materiali diventa più facile isolare, definire e standardizzare i flussi di conoscenza; le attività di controllo migliorano i tempi di svolgimento e i requisiti di sicurezza; in generale lo stoccaggio e il reperimento delle informazioni diventano più facili e rapidi liberando livelli di management e tempo operativo; in conseguenza diminuiscono i costi di transazione e si estende il raggio operativo (numero di operazioni, lunghezza dei cicli, teatri d’azione) poiché si riducono le attività organizzative da ripagare (incluse quelle richieste dall’espansione).
Le organizzazioni, in questo snodo, ricevono impulsi di sviluppo in due direzioni ben distinte. Da un lato aumentano di potenza e di dimensione: restano favorite fusioni, acquisizioni, crescita operative, estensioni delle attività tenute sotto controllo (si pensi all’incremento esponenziale delle operazioni finanziarie o al generalizzarsi degli scambi su scala mondiale). Dall’altro lato si abbassano le barriere organizzative che occorre superare per acquisire rilevanza diffusa: nel momento in cui la connessione sociale abolisce le distanze e agisce in tempo reale, anche strutture minime possono assumere influenza su teatri d’azione lontani o complessi. La crescita di produttività che da un decennio caratterizza un gran numero di economie nazionali ha tra i suoi componenti principali anche il più efficiente trattamento delle conoscenze e il connesso miglioramento delle organizzazioni. In una fase successiva i vantaggi si estendono alla vita quotidiana. Il primo effetto investe la struttura di mercato della comunicazione che cambia i propri modelli economici: le reti, divenute flessibili, competono aumentando i servizi di intrattenimento offerti al pubblico e allargando la gamma delle scelte destinate al tempo libero. Il secondo effetto, ancora da concretare, si indirizza all’esperienza quotidiana: mentre oggi una persona è inserita in rete a intermittenza, su base volontaria, domani l’inserimento sarà costante e automatico garantendo un controllo ambientale dettagliato che permette di ottimizzare i tempi operativi (traffico), migliorare la tutela della salute (indici biologici), razionalizzare il sistema di rapporti con le agenzie sociali (amministrazioni, sanità, scuola), governare l’abitazione. Inserito nella rete che riconfigura in chiave strumentale la sua esperienza, l’individuo si ricostruisce come organizzazione.