Non credo che la presenza dei cattolici sulla scena politica italiana sia oggi «nuova e inedita». Mi pare invece che qua e là riaffiorino antiche coazioni a ripetere e vecchi tic. È l’impressionante vuoto post-ideologico degli altri, di quanti in nessun modo mettono a bilancio anche l’eterno, a sottolineare la costante voce dei credenti sul terreno pubblico. La fine della Democrazia cristiana una quindicina di anni fa ha liberato le voci da molti affanni e ha giovato alla Chiesa sul territorio. Questo è evidente. La gerarchia ha insistito sul progetto culturale, la Conferenza episcopale ha accompagnato le vicende politiche e sociali con una premura esplicita per l’impatto che le pubbliche scelte provocano sulla tenuta morale del Paese. Anche nel recente referendum sulla procreazione assistita le parti coinvolte non hanno in genere colto il senso radicalmente impolitico e non di schieramento dell’indicazione ecclesiale. Non è vero che oggi la Chiesa è schierata in maniera definibile secondo coordinate di geografia parlamentare. Resta però il fatto che un’istituzione in buona salute pesa molto in un contesto etico-politico malaticcio. Oggi l’Italia si caratterizza per una progettualità debolissima e per pensieri politici incerti, il pessimo uso delle macerie del dopomuro impolvera bandiere gloriose di ex partiti che hanno travasato in nuove formazioni i loro apparati e i loro ultimi militanti. Così spezzoni della presenza pubblica cattolica forniscono vitalità metabolica tanto sulla sinistra tanto sulla destra del campo. Ma le novità sono altrove. La prima è mediatica. Il cattolicesimo italiano si è liberato nei suoi media da ogni complesso di minorità, ha un quotidiano, L’Avvenire, di prima qualità, laico nel taglio, con una fattura di serie A e un arco di interessi molto larghi, autorevolezza nell’informazione internazionale, esplicito nell’identità ma non diverso tecnicamente e nella completezza, insomma tiene la concorrenza, è in edicola piuttosto che in parrocchia. Parallela è la scommessa dell’emittenza televisiva del cattolicesimo. Forte è la diffusione radiofonica. L’opinione che passa non è gregaria del nichilismo dei contenuti di gran parte del settore consumistico degli altri media. Ma il più è da vedere, il nuovo pontificato riserva sorprese sul terreno riduttivamente definito solo come culturale.
Si riparte dalla filosofia. Servirebbe, agli osservatori meno attrezzati per astigmatismo iperlaicistico, una lettura propedeutica del maggiore pensatore cattolico italiano della seconda metà del secolo scorso, Augusto Del Noce, soprattutto attraverso la sua opera centrale, Il problema dell’ateismo. Non si capisce il senso della proposta ratzingeriana se non la si confronta con gli esiti del percorso dell’altro pensiero, quello che si è progressivamente impegnato in maniera quasi ossessiva a cancellare dalla scena della storia e dall’area della razionalità ogni memoria della trascendenza. Il cristianesimo come proposta e come pensiero, con il suo traversare storia e trascendenza, si trova oggi, come Del Noce prevedeva, in un punto di forza, nella crisi della prospettiva altrui, depotenziata dalla prova storica che il dio senza trascendenza, il dio delle ideologie ha fallito lasciando orfani i suoi fedeli. Come aveva temuto proprio un filosofo marxista, solitario nel suo coraggio, Ernst Bloch, il venerdì santo del materialismo non prevedeva pasque di resurrezione e infatti dalle macerie di un sistema che pretendeva di inverare un’ideologia, non è finora risorto alcun progetto etico-politico coerente. Mi rendo conto che definire la presenza politica cattolica a partire dalle debolezze altrui è metodo non sufficientemente corretto. E troppo frettoloso. Ma serve a una prima sintesi. Aiuta a sgomberare il campo dalle obiezioni anticlericali più rozze, siamo all’opposto dell’accusa di invadenza e di occupazione del potere, oggi il cattolicesimo italiano surroga nei valori e nell’operatività sociale, per vuoto altrui. Basta prendere un giorno qualunque, vedere l’attività della Caritas o il fervore di una Comunità di Sant’Egidio. Chi così disinteressatamente altrove? Preferisco fermarmi a questa domanda, che può anche essere considerata provocatoria. Anche perché, a proposito di presenza cattolica sulla scena pubblica, con non poche cadute non solo stilistiche nei vari settori, e la cronaca recente è stata larga a dispensare amarezze in terreno economico e finanziario, il tema importante è oggi quello della «dissonanza cognitiva», insomma la divaricazione fra principi proclamati e abitudini coltivate, fuor da sociologismi. Predicare bene e razzolare male. Benedetto XVI, nella Via Crucis 2005 al Colosseo, parlando per volontà di Wojtyla morente mise il dito nella piaga: quanti peccati, quanti scandali in mezzo a noi. Il cattolicesimo italiano in buona salute dà segno di voler porre molta attenzione a queste parole di un suo cardinale poco tempo dopo diventato Pontefice. Ci saranno sorprese.