L’originale concezione dell’idea liberale nasce nel mondo antico con la riflessione di filosofi che notarono come la società operi entro una struttura di soggiacente organizzazione. Questa concezione fu ulteriormente sviluppata nel Medioevo dagli scolastici, che cercarono di individuare temi unificanti nel mondo naturale e in quello sociale, nell’ambito della fede in Dio inteso come creatore di ogni ordine. Attraverso il loro lavoro scientifico, gli scolastici giunsero a una rudimentale comprensione di «nuove» scienze come l’economia e la sociologia. Il «liberalismo», nel senso che gli attribuiamo oggi, è sorto da queste scoperte e, in seguito, è cresciuto fino a un piena consapevolezza di sé durante l’illuminismo, parallelamente alla crescita della prosperità in Europa e quando alcuni settori della ricchezza e dell’impresa superarono le capacità di gestione degli Stati principeschi. In questo modo gli studiosi e gli intellettuali si resero conto che la società e le sue strutture istituzionali (la famiglia, l’economia, le istituzioni legali e le associazioni civiche) non erano create o necessariamente sostenute da principi, re e altri organi centralizzati ma, al contrario, contenevano in se stesse la capacità di fondarsi, crescere e prosperare in pace. La concezione liberale è opposta alla visione conflittuale della società, secondo la quale nelle vicende umane il progresso nasce dal confronto e dalla lotta, tra singoli individui o tra nazioni. Il conflitto può essere basato sull’idea di casta o sull’affermazione della propria potenza, dando per scontato che lo sviluppo si ottiene soltanto con strumenti di invasione: che si può diventare ricchi soltanto a spese dei poveri, che i poveri possono sollevarsi dalla loro condizione soltanto sfruttando altri poveri, che le nazioni possono diventare potenti soltanto distruggendo altre nazioni, o che le religioni possono prosperare soltanto ottenendo il favore dei potenti e negando il valore delle altre fedi. Questa visione anti-liberale ha le proprie radici nella convinzione che l’organizzazione superiore concepita dagli scolastici è semplicemente un ingenuo mito.
La visione liberale, invece, rifiuta questa concezione conflittuale della società e sostiene che la società umana è in grado di prosperare in pace malgrado tutte le differenze d’opinione. Un’espressione tipica del vocabolario liberale era l’«armonia d’interessi» di tutta la gente che vive in condizioni di libertà. La libertà religiosa aveva un’importanza fondamentale in questa concezione, insieme alla speranza che la tolleranza religiosa avrebbe alla fine spazzato via la propensione per la guerra religiosa. A corollario di questa concezione si sviluppò una visione dell’impegno economico fondato sui benefici reciproci che derivano dallo scambio volontario. Questo modello di progresso umano fondato sullo scambio fu applicato anche alle relazioni tra le nazioni. Nacque così la dottrina del libero commercio, secondo la quale anche le nazioni possono vivere in pace e prosperità in vista di un beneficio reciproco. Dopo l’apogeo del liberalismo nel Diciottesimo e Diciannovesimo secolo, le guerre e i conflitti del Ventesimo secolo hanno frantumato l’antica concezione liberale e hanno fatto nascere ideologie fondate sulla convinzione che la società umana sia caratterizzata da un implicito conflitto che deve essere affrontato e non soppresso. Il nazismo ha asserito l’incompatibilità dei popoli sulla base della razza e dell’identità nazionale. Il comunismo ha sostenuto che esiste una spaccatura insanabile tra la gente basata sulla classe economica. I nazionalismi di tutti i tipi hanno ritenuto che le nazioni siano per natura portate a impegnarsi in continue guerre. L’idea della pianificazione economica si è basata sul presupposto che istituzioni come il mercato dei prezzi e i diritti di proprietà non erano sufficienti per coordinare la produzione e il consumo e che era necessaria la presenza di un saggio comitato di pianificazione che impiegasse provvedimenti scientifici per indirizzare le forze economiche verso il bene comune. Sebbene oggi, all’alba del Ventunesimo secolo, le ideologie totalitaristiche non godano più dell’appoggio delle masse, gli impliciti presupposti ideologici relativi al conflitto umano continuano in larga misura a determinare l’agenda politica. Interessi speciali si sforzano di promuovere l’idea che i sessi non possono collaborare senza scontrarsi e senza una ricostruzione culturale. In molte parti del mondo l’idea della libertà religiosa è del tutto ignota e inimmaginabile. Quanto più uno Stato si impegna in progetti di amministrazione sociale e culturale, tanto più strenuamente i gruppi di interesse si battono per conquistare potere politico per mezzo della legislazione o di un intervento legale. Dando per scontato che una rinascita dell’originale concezione liberale è un obiettivo auspicabile, possiamo considerare quali virtù devono essere coltivate. Riferendoci agli scritti della vecchia scuola liberale, possiamo proporre il seguente elenco:
Tolleranza religiosa. La fede tocca il fondamento più profondo di ciò che siamo e di ciò che crediamo su noi stessi. Per questo motivo, rappresenta un ambito particolarmente delicato della vita che si presta facilmente al conflitto - cosa senza dubbio ironica visto che quasi tutte le religioni del mondo predicano la virtù e la pace tra gli uomini. Si può affermare la verità di una dottrina religiosa e allo stesso tempo rifiutare la forza come mezzo per imporre quest’affermazione. Il modello americano di libertà religiosa, per quanto non sia perfetto rappresenta un buon esempio di come tutte le fedi possano contribuire per il loro reciproco beneficio.
Rispetto per la persona. Il rifiuto della schiavitù e dello schiavismo è stato un insegnamento formativo della vecchia scuola liberale. Concretamente, questo ha significato lo sviluppo dell’idea di proprietà della propria persona intesa come primo principio della vita politica. Una persona deve avere diritto, una volta raggiunta l’età adulta, di prendere autonome decisioni sul proprio lavoro, stile di vita e luogo di residenza, come riflesso dell’inviolabilità della coscienza. Questo significa, nella misura del possibile, accogliere gli ideali della libera immigrazione ed emigrazione. Negli ultimi anni, è sorta una nuova consapevolezza sull’incompatibilità tra certe misure punitive, come la pena di morte, e la necessità di rispettare il valore della vita e la dignità della persona umana.
Rispetto per la proprietà. Le ideologie totalitaristiche si fondavano su falsi presupposti e nessuna di essa era in grado di garantire a ogni individuo il diritto di vivere al sicuro nella sua proprietà. La proprietà è considerata, in primo luogo, come qualcosa che deve essere monopolizzato per il bene pubblico, inteso nel senso datogli da autorità lungimiranti. Questa visione è incompatibile con la libertà. La libertà di coscienza e la religione esigono sicurezza nei diritti di proprietà in modo che un’autentica libertà possa essere vissuta entro l’esistente realtà sociale. Aristotele ha scritto che la stessa generosità richiede l’esistenza della proprietà privata. L’idea moderna della libera economia si fonda essenzialmente sul diritto di contratto e scambio presupposto dalla proprietà privata.
Il regno della legge. Questo concetto deve essere distinto dall’idea del regno degli uomini, che è per sua stessa natura arbitrario. Vivere secondo leggi applicabili universalmente significa che le leggi devono essere poche, semplici e coerenti in modo che si possa raggiungere (o almeno immaginare) la proporzionalità, la giustizia e l’onestà.
Virtù personale. Le virtù sopra descritte sono primariamente di natura istituzionale: ideali che devono essere riflessi nel tipo di sistema sociale e politico adottato dalle società. Ma altrettanto importanti, e anzi ancora più fondamentali per l’infrastruttura culturale della società liberale, sono le virtù individuali della generosità, della carità, della pazienza, dell’intraprendenza, del coraggio, della speranza, dell’amore e della fede, non tutte le quali possono essere propriamente definite virtù classiche ma che sono nondimeno fondamentali per l’esistenza di una società libera. Per essere autenticamente liberale una società deve essere allo stesso tempo libera e virtuosa.
Questo elenco non ha la minima pretesa di essere esaustivo. Lo studio e la comprensione dell’autentico liberalismo è un impegno che occupa tutta la vita, di cui oggi abbiamo un disperato bisogno. Soltanto attraverso una tale comprensione possiamo evitare l’oscuro destino di un’altra èra di regimi intolleranti e di culture illiberali.
(Traduzione di Aldo Piccato)